Il PNRR dopo i cantieri: in Toscana oltre 700 milioni l’anno di costi potenziali

La stima IRPET comprende 123 milioni attribuiti ai Comuni e 590 milioni agli altri soggetti pubblici: il problema non è soltanto terminare le opere, ma trovare personale e risorse per farle funzionare

Costruire un asilo non significa aver finanziato il servizio. Terminati i lavori, servono educatori, personale ausiliario, utenze e manutenzione. Lo stesso vale per una Casa della comunità, un impianto sportivo o uno spazio pubblico riqualificato. È da questa distinzione tra realizzazione delle opere e loro funzionamento futuro che parte l’analisi dedicata da IRPET all’eredità del PNRR in Toscana.

La questione riguarda non soltanto la capacità di completare i cantieri entro le scadenze, ma in molti casi comincia proprio quando i lavori sono finiti: Comuni, Regione, aziende sanitarie e altri enti pubblici dovranno sostenere per anni le spese necessarie a mantenere aperte e operative le strutture finanziate dal Piano.

La lettura proposta da IRPET non è liquidatoria. Il PNRR rappresenta una grande occasione di rafforzamento delle infrastrutture e dei servizi pubblici. Rispetto ai tradizionali fondi europei, più orientati all’accumulazione di capitale e allo sviluppo produttivo, il Piano concentra una quota maggiore degli interventi sull’accesso ai servizi essenziali, sull’istruzione, sulla sanità di prossimità, sulla rigenerazione urbana e sulla coesione territoriale. In Toscana, gli interventi riconducibili all’equità e al capitale umano rappresentano circa il 60% del valore complessivo.

È proprio questa componente sociale a determinare il principale paradosso. Gli investimenti probabilmente più importanti per la qualità della vita – asili, scuole, strutture sanitarie, edilizia sociale e servizi alla persona – sono anche quelli che richiedono più spesa corrente. Un edificio può essere realizzato una volta; il personale, le utenze, la manutenzione e la gestione devono invece essere finanziati ogni anno.

Secondo IRPET, il 35% delle risorse comunali del PNRR riguarda interventi ad alta intensità di spesa corrente futura, il 49% opere a intensità media e soltanto il 16% interventi privi di effetti ricorrenti rilevanti sui bilanci comunali. Gli asili nido e la sanità territoriale sono gli esempi più evidenti: aumentano stabilmente la capacità di offrire servizi, ma generano anche un fabbisogno permanente di personale e gestione.

Un Piano deciso al centro e realizzato nei territori

La programmazione del PNRR è prevalentemente centrale. A livello nazionale, l’89% delle risorse fa capo come titolare a Ministeri o Dipartimenti della Presidenza del Consiglio. L’attuazione è invece molto più distribuita: intervengono Comuni, Regioni, amministrazioni statali, aziende pubbliche, gestori di reti e soggetti privati. In Toscana il decentramento esecutivo è ancora più marcato, con il 31% del valore affidato ai Comuni, una quota superiore alla media nazionale.

Questo assetto produce una distanza tra chi programma e chi deve materialmente realizzare le opere. Per gli enti locali significa predisporre progetti, affidare lavori, seguire i cantieri, rispettare traguardi e scadenze, rendicontare le spese e affrontare eventuali aumenti dei costi.

Considerando il solo perimetro nel quale i Comuni toscani risultano direttamente beneficiari e attuatori, IRPET quantifica circa 1,5 miliardi di euro, pari al 21% del PNRR e del Piano nazionale complementare localizzati in Toscana. Per il Comune mediano, questo volume equivale a poco più di due anni di investimenti ordinari. Nei singoli casi la pressione può essere molto più alta, anche quando si tratta di enti piccoli interessati da un’unica opera di valore rilevante.

Il dato degli 1,5 miliardi non va confuso con quello utilizzato per stimare i futuri costi di gestione. Nella Tabella 4.16 IRPET attribuisce ai Comuni oneri ricorrenti connessi a un perimetro progettuale di 1.918 miliardi, mentre altri 5.651 miliardi sono associati a Regione, Stato, aziende sanitarie, gestori di rete e altri soggetti pubblici. Le cifre rispondono a domande diverse: la prima misura il carico diretto di realizzazione comunale; la seconda attribuisce il costo futuro all’ente chiamato a sostenere la gestione.

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Una spesa potenziale di circa 713 milioni l’anno

Per la Toscana, IRPET stima una spesa corrente futura di circa 123 milioni di euro l’anno a carico dei Comuni e di 590 milioni per gli altri soggetti pubblici (tra gli altri, Regione, aziende sanitarie, amministrazioni statali e gestori di infrastrutture). La somma porta a un ordine di grandezza complessivo di circa 713 milioni annui, valore che serve a misurare l’eredità potenziale del Piano sull’intero sistema pubblico toscano.

Le stime sono costruite collegando ai progetti indicatori fisici e costi standard: posti nei nidi e nelle scuole materne, alloggi sociali, metri quadrati di impianti sportivi, chilometri di reti e infrastrutture di trasporto, servizi sanitari e strutture territoriali. IRPET precisa quindi che si tratta di una quantificazione a regime, utile a individuare l’ordine di grandezza e i possibili punti di pressione, non della previsione di una fattura immediata e uniforme per tutti gli enti.

Per il Comune toscano mediano, la nuova spesa equivale al 2,6% della spesa corrente complessiva e al 4% di quella relativa alle missioni di bilancio direttamente interessate. Nel dato aggregato non emerge dunque una criticità generalizzata per l’intero sistema comunale. La situazione cambia però osservando la distribuzione: nei Comuni sotto i cinquemila abitanti la pressione mediana sale al 4,2% della spesa corrente totale e al 7,1% di quella delle missioni coinvolte.

Circa un quinto dei Comuni beneficiari ricade nell’area individuata da IRPET come maggiormente vulnerabile, perché combina una pressione elevata dei nuovi costi con una minore solidità di bilancio. Il rischio si concentra in parte nell’area metropolitana centrale e in parte nelle zone interne, dove pesa soprattutto la ridotta autonomia finanziaria.

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