Giovani umbri all’estero, espatri in forte crescita dal 2002 al 2024

Secondo un focus dell’Agenzia Umbria Ricerche il tasso di mobilità internazionale tra i 18 e i 39 anni ha raggiunto il valore più alto della serie storica

La mobilità internazionale dei giovani umbri è diventata negli ultimi due decenni una dinamica strutturale. A evidenziarlo è un focus dell’Agenzia Umbria Ricerche dedicato all’evoluzione del fenomeno tra il 2002 e il 2024, costruito a partire dalle cancellazioni anagrafiche per espatrio della popolazione residente.

Nel periodo considerato circa 40.000 cittadini umbri hanno lasciato la regione per trasferirsi all’estero. Quasi la metà appartiene alla fascia tra i 18 e i 39 anni, quella che mostra la maggiore propensione alla mobilità internazionale.

Il dato più significativo riguarda l’andamento dei tassi di espatrio. Nel complesso della popolazione umbra si passa da 4,3 espatri ogni 10.000 residenti nel 2002 a 35,0 nel 2024. Tra i giovani adulti, invece, l’aumento è molto più marcato: il tasso cresce da 7,7 a 78,6 ogni 10.000 residenti, raggiungendo nell’ultimo anno il valore più alto dell’intera serie storica.

Secondo l’analisi dell’AUR, la crescita è stata inizialmente contenuta, per poi accelerare a partire dal 2007-2008. Il divario tra giovani adulti e popolazione complessiva si è ampliato soprattutto tra il 2012 e il 2019, quando gli espatri nella fascia 18-39 anni hanno registrato un incremento particolarmente intenso. Durante il biennio pandemico 2020-2021 si è osservata una flessione, legata verosimilmente alle restrizioni alla mobilità internazionale, ma dal 2022 i flussi sono tornati a crescere.

Il fenomeno presenta caratteristiche simili tra uomini e donne. I livelli risultano generalmente leggermente più elevati tra i maschi, ma il divario con la componente femminile resta contenuto e stabile nel tempo. Anche il confronto con il dato nazionale mostra un andamento coerente: le fasi di crescita, rallentamento e ripresa dell’Umbria seguono una dinamica analoga a quella italiana, pur con una maggiore variabilità annuale dovuta alle dimensioni più ridotte della popolazione regionale.

Nel focus l’AUR collega la mobilità dei giovani adulti anche alle caratteristiche del contesto economico e produttivo regionale. Opportunità lavorative limitate, livelli salariali relativamente bassi e minori prospettive di crescita professionale possono contribuire alla scelta di trasferirsi all’estero, soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione.

Le conseguenze riguardano sia il piano demografico sia quello economico. La perdita di popolazione giovane può accentuare l’invecchiamento dei residenti, ridurre la forza lavoro potenziale e impoverire il capitale umano disponibile. Effetti che, secondo l’analisi, possono incidere anche sulla sostenibilità dei servizi pubblici, compresi quelli sanitari, sia per l’evoluzione della domanda sia per la disponibilità di personale qualificato.

Il quadro delineato dall’Agenzia Umbria Ricerche indica quindi una tendenza consolidata, non episodica. La continuità della crescita e la ripresa successiva alla pandemia suggeriscono la presenza di cause profonde, da monitorare anche in relazione alla struttura per età della popolazione, alla disponibilità di competenze qualificate e alla programmazione dei servizi sanitari e sociali.

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