“Per essere veramente internazionali, bisogna avere un piccolo mondo in testa”, diceva Ernesto De Martino, uno dei pionieri dell’antropologia in Italia. Con questa citazione Lucia Franchi ha chiuso la conferenza stampa di presentazione della XXIV edizione di Kilowatt Festival, la rassegna culturale che da anni anima Sansepolcro con teatro, danza, musica, incontri e spettacoli contemporanei.
L’evento si è svolto la mattina del 9 luglio nella piccola cappella del Teatro della Misericordia, raccogliendo organizzatori, istituzioni, sponsor e partner per raccontare le molte novità dell’edizione 2025.
Ad aprire l’incontro è stato Luca Ricci, fondatore del festival insieme a Lucia Franchi nel 2003, che ha ripercorso la storia di Kilowatt e le ragioni di una scelta artistica rimasta coerente nel tempo.
“Accetto la vulgata che circola tra le persone secondo cui ‘a Kilowatt si fanno cose strane’, ma anzitutto credo che noi facciamo cose belle. Cose che non si vedono in televisione”, ha affermato Ricci con ironia, che ha scelto da sempre la ricerca e l’innovazione come propria identità.
Una strada forse più difficile, ma che negli anni ha portato Kilowatt a essere riconosciuto come una delle realtà più significative del panorama culturale italiano ed europeo. “Se avessimo preso la strada più corta – ha spiegato Ricci – forse non saremmo arrivati a essere riconosciuti come un’eccellenza italiana, europea e anche di dimensione internazionale”. La XXIV edizione conferma questa vocazione: saranno 77 gli spettacoli in programma, con 18 produzioni provenienti da 15 Paesi europei.







Tra le novità di quest’anno c’è una sezione dedicata alle performance che utilizzano il digitale e le nuove tecnologie, sviluppata nell’ambito del progetto europeo Digital Stage, di cui Kilowatt è uno dei sei partner internazionali. Durante il festival saranno presenti anche gli altri soggetti coinvolti nel progetto, per discutere di cosa significhi oggi creare performance nello spazio digitale.
“C’è anche un tentativo di alzare l’asticella – ha spiegato Ricci – di allargare gli spazi e le possibilità di quello che oggi consideriamo teatro e danza”.
Sansepolcro ospiterà inoltre i partner di Coopera, altro progetto europeo di cui Kilowatt fa parte, dedicato al coinvolgimento dei cittadini attraverso l’opera. Un riconoscimento importante per il modello partecipativo costruito negli anni dal festival: pur occupandosi di un settore diverso, gli operatori dell’opera hanno individuato nell’esperienza di Sansepolcro un esempio significativo di relazione tra cultura e comunità.
Il cuore dell’intervento di Ricci è stato però dedicato ai Visionari, il progetto partecipativo che quest’anno celebra vent’anni di attività. Nato nel 2006, dopo le prime quattro edizioni del festival, il progetto nacque quasi come un esperimento. “Io e Lucia ci eravamo stancati di fare questa cosa – ha raccontato Ricci – e ci dicevamo: forse non interessa a nessuno quello che facciamo, forse lasciamo perdere”.
A spingere gli organizzatori a continuare fu il loro terzo socio, che li convinse ad andare avanti. Da lì nacque l’idea di coinvolgere direttamente i cittadini nella scelta degli spettacoli, ispirandosi al modello dei gruppi di lettori delle case editrici e all’esperienza dell’Archivio Diaristico Nazionale.
“Dicemmo: proviamo a fare una cosa simile sul teatro, cioè proviamo a chiedere ai cittadini di Sansepolcro di scegliere loro un pezzo del programma del festival”. All’inizio sembrava semplicemente un modo per avvicinare più persone alla manifestazione. Poi, però, qualcosa cambiò.
Quando gli organizzatori iniziarono a osservare gli incontri dei Visionari all’Informagiovani, si trovarono davanti a persone con professioni e percorsi diversi – lavoratori, insegnanti, dirigenti, cittadini comuni – impegnate a discutere di teatro contemporaneo, danza e spettacoli, arrivando anche a confrontarsi animatamente sulle proprie scelte. “Ci siamo detti: questa roba qua è importante. Il teatro torna a essere un modo di essere cittadini, un modo di interrogarsi su se stessi”.
Da esperimento locale, il progetto è diventato negli anni un modello internazionale. È stato infatti alla base di un progetto europeo riconfermato due volte dall’Unione Europea e oggi conta circa cinquanta gruppi di Visionari diffusi in diversi Paesi..
Ricci ha poi rivolto un invito diretto al pubblico, invitandolo ad avvicinarsi al festival senza pregiudizi e senza cercare soltanto ciò che è già conosciuto: “Non aprite questo libretto pensando: vediamo chi ho visto alla televisione. Non ne troverete neanche uno. Fidatevi di noi, provate ad avere un giorno e ad abbandonarvi a quello che c’è”.
La forza di Kilowatt, secondo il suo fondatore, sta proprio nella varietà della proposta: “Nella pluralità di questa proposta c’è anche la ricchezza e la possibilità di intercettare questo pubblico”.
Durante i nove giorni del festival, oltre agli spettacoli, saranno numerosi gli appuntamenti collaterali: incontri, conferenze, concerti e DJ set che accompagneranno il pubblico fino a tarda sera.
“La forza di Kilowatt è seguire l’onda – ha concluso Ricci – venire un giorno, abbandonarsi a quello che c’è. Probabilmente troverete una cosa che riuscirete a donare, ma sono sicuro che troverete anche qualcosa che vi farà dire: ‘Wow, questa roba è incredibile’”.
Collaborazioni storiche e nuovi partner
La conferenza stampa è stata anche l’occasione per presentare le collaborazioni che accompagnano l’edizione 2026.
Giulia, responsabile del fundraising e delle relazioni con il territorio per CapoTrave/Kilowatt, ha sottolineato il valore della rete costruita negli anni con commercianti, aziende e realtà locali: “Lavoriamo nel territorio e per il territorio – ha spiegato – e questo lo dimostrano le sinergie che ogni anno si vengono a creare con i commercianti di Sansepolcro e con le aziende del territorio”.
Tra gli sponsor di questa edizione figurano la BCC di Anghiari e Stia, rappresentata dal direttore Fabio Pecorari, Busatti e la nuova collaborazione con Ingram.
Livio e Stefano Sassolini, per Busatti, e Tommaso Inghirami, per Ingram, hanno presentato i gadget realizzati per il festival: un ventaglio in tessuto originale prodotto negli stabilimenti dell’azienda anghiarese e una shopper realizzata recuperando tessuti d’archivio dello storico marchio biturgense.
“Abbiamo deciso di dare una seconda vita a questi tessuti – ha spiegato Tommaso Inghirami – perché, se ripensati, possono acquisire una nuova identità. È un progetto che si ricollega molto alla filosofia di questo festival”.
La collaborazione con il territorio passa anche dalla musica. La programmazione dei Giardini di Piero sarà realizzata grazie al contributo di tre realtà locali: Novamusica 3.0, Jazz Club Valtiberina e I Citti del Fare.
Il cartellone musicale comprenderà jazz contemporaneo, artisti emergenti e proposte rivolte agli appassionati, tra cui Grooveboii, nome d’arte di Nicola Pitassio, e il Matteo Addabbo Organ Trio, guidato da uno dei più importanti hammondisti italiani.
La selezione dei DJ set sarà curata da I Citti del Fare, rappresentati da Francesco Caroccioli, che ha evidenziato il valore del festival per la città.
“Kilowatt è una realtà che ci è di esempio. Anche noi abbiamo il nostro festival a Sansepolcro, ma c’è ammirazione e riconoscimento per aver creato una realtà culturale capace di generare un indotto importante”.
Zero Kilowatt, la prima edizione senza impatto ambientale
Tra le novità più significative dell’edizione 2026 c’è la collaborazione con Technoterm, azienda specializzata in comfort ambientale e risparmio energetico.
Daniele Francesco ha illustrato il progetto legato alla compensazione ambientale del festival: “Ci siamo interrogati sull’impatto ambientale del Festival, che come ogni attività consuma energia e produce un impatto. Abbiamo scelto un sistema di compensazione: sulla base del numero degli spettacoli e dei consumi stimati, nei prossimi mesi andremo a piantare il numero di alberi necessario a compensare le emissioni prodotte”.
L’obiettivo è rendere Kilowatt un festival sempre più attento alla sostenibilità: “Questo significa che Kilowatt quest’anno, per la prima volta, sarà un festival senza impatto ambientale”.
I numeri dell’edizione 2026 e il ruolo del Comune
Sono già circa 1100 i posti letto occupati per i giorni del festival, un dato che conferma la capacità della rassegna di generare ricadute economiche per Sansepolcro e per l’intera Valtiberina. Sono inoltre quasi 2000 i biglietti già venduti, con l’obiettivo di raggiungere e superare il risultato dello scorso anno, quando gli ingressi complessivi hanno sfiorato quota 8000.
A chiudere l’incontro è stato il sindaco di Sansepolcro, Fabrizio Innocenti, che ha voluto sottolineare il valore della collaborazione tra amministrazione comunale e Kilowatt.
“Due anni fa siamo stati convocati al Ministero degli Esteri per un progetto sul turismo delle radici. La sala era piena di sindaci e operatori da tutta Italia. A un certo punto una ragazza del trentino mi ha chiesto da dove venissi e, quando ho risposto Sansepolcro, mi ha detto: ‘Ah, Kilowatt’. Questo significa che siete riusciti a costruire qualcosa di riconoscibile”.
Il Sindaco ha proseguito ricordando il percorso storico del festival: “Vi devo dare atto che siete veramente bravi. Spero che anche quest’anno il festival sia apprezzato e che il programma, così ricco, possa coinvolgere tante persone”.
La conferenza stampa si è conclusa con il ringraziamento di Luca Ricci e Lucia Franchi a Eugenio Barba e Julia Varley, anime dell’Odin Teatret. Barba, che quest’anno festeggia i 90 anni, sarà il padrino della manifestazione, e Varley la madrina. “Avevamo paura di chiedere per non ricevere un ‘no’ come risposta – ha affermato Ricci –. Sono stati i nostri maestri e siamo orgogliosi di averli con noi”.





