Sansepolcro e la sua misteriosa Madonna del Parto di Santa Maria dei Servi

Il fascino di un affresco nascosto che è sopravvissuto al rifacimento settecentesco della chiesa e alle vicissitudini del tempo

A Sansepolcro, all’interno della chiesa di Santa Maria dei Servi, c’è un dipinto che non è possibile ammirare in quanto celato da una colonna e da un pilastro della parte sinistra della navata, al limite del presbiterio. Si tratta di un piccolo affresco, di pittore anonimo, rappresentante la Vergine incinta con un libro in mano che venne realizzata in una nicchia tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, ovvero poco dopo la realizzazione della chiesa, la cui consacrazione risale al 1382. L’edificio fu poi internamente stravolto quando nel Settecento l’originario stile gotico fu soppiantato da un ingente opera di rifacimento. Così come accadde a molte altre chiese cittadine, tra il 1717 e il 1727 anche l’interno di Santa Maria dei Servi assunse lo stile barocco-rococò che si può ammirare tutt’ora.

Proprio durante tali lavori, mentre molti affreschi e altari delle epoche precedenti andarono definitivamente perduti, la nicchia con la Madonna del parto fu semplicemente nascosta. Questo ha consentito all’opera di arrivare fino ad oggi, anche se il fatto che non sia visibile rende la stessa sconosciuta ai più. Indubbiamente, anche se lo stato di conservazione non è ottimo e nella superficie dipinta sono presenti ampie lacune, l’affresco ha tutte le carte in regola per essere considerato un’opera straordinaria. Innanzitutto, a livello iconografico, le madonne del parto giunte fino a noi sono alquanto rare. Ciò si deve alla particolarità del tema che, soprattutto in alcune epoche storiche, non era considerato adatto a onorare degnamente la natura divina di Gesù. In più, nonostante l’incarnazione sia un caposaldo del cristianesimo, la visione della Vergine incinta poteva indebitamente produrre allusioni che, seppure in maniera indiretta e impropria, avrebbero potuto ricondurre all’atto creativo sessuale. In virtù di tutto ciò, soprattutto dopo il Concilio di Trento si ricorse di meno a certe rappresentazioni di Maria e, di conseguenza, con il trascorrere dei secoli non furono moltissime le madonne del parto che continuarono, come nel caso di quella di Piero della Francesca, a rimanere in bella mostra e venerate dai fedeli.

Le rappresentazioni della Vergine incinta ebbero, invece, una buona fortuna qualche tempo prima, durante il XIV secolo, quando a partire da Firenze molti pittori iniziarono a interpretare tale tema. In questo periodo, sulla scia di artisti come Bernardo Daddi, la tendenza a mettere in risalto la natura umana di Gesù e Maria attraverso la gravidanza di quest’ultima potrebbe, in parte, rispondere alla volontà di riequilibrare una concezione che, soprattutto con il catarismo del secolo precedente, poteva, talvolta, ancora essere percepita come eccessivamente spostata sulla dimensione spirituale. Il Trecento, inoltre, è stato il secolo in cui hanno iniziato a propagarsi i semi dell’Umanesimo: di conseguenza non è totalmente fuori luogo ipotizzare che la diffusione di questo tipo di soggetto possa avere beneficiato anche di un certo clima culturale.

Al contrario delle supposizioni di cui sopra, è invece indubbio il fatto che nel Trecento il tema della Madonna del parto è stato codificato attraverso canoni stilistici che si ritrovano in quasi tutti i dipinti di questa tipologia. Di solito la Vergine è infatti raffigurata con il ventre leggermente ingrossato, con un portamento piuttosto naturale e il vestiario che, in maniera discreta, rimarca questa particolare condizione. Lo sguardo generalmente si rivolge o a terra o, come nel caso dell’affresco di Sansepolcro, verso il visitatore, quasi come a voler instaurare un dialogo silenzioso con questo. Le mani tendono a disegnare una gestualità che varia di caso in caso, ma che normalmente presenta alcuni tratti comuni: solitamente la destra viene utilizzata per comunicare e rimarcare atteggiamenti o stati d’animo (come quelli che si legano alla pudicizia, allo stupore, o alla volontà di instaurare una comunicazione con i fruitori), mentre quella sinistra sorregge un libro. Quest’ultimo, che può essere chiuso o, come nel caso della Vergine dei Servi, aperto, serve ad indicare il fatto che il “Verbo” si sta facendo carne. Nella Madonna di Sansepolcro, così come anche in altri dipinti analoghi realizzati in Toscana nel corso del Trecento, il libro nella mano sinistra, su cui si scorgono i resti di un testo che potrebbe riportare un estratto del Magnificat in latino, sembra quasi sostituirsi al bambino che usualmente troviamo nelle rappresentazioni di maggiore diffusione iconografica: da questo punto di vista è come se si volesse ribadire l’accostamento che intercorre tra le sacre scritture, la sapienza (oltre alla fede) che le stesse incarnano, e Gesù.

Probabilmente è proprio richiamandosi al concetto di sapienza che il tema della gravidanza della Vergine andò, nel corso del XIV secolo, ad associarsi ai cavalieri templari: specialmente dopo che, nel 1312, l’Ordine venne soppresso, i suoi membri continuarono a identificarsi in quello che si presentava come un simbolo attraverso il quale richiamare la sapienza segreta di cui essi stessi si sentivano portatori. Quest’ultima chiave interpretativa potrebbe quindi avvalorare la supposizione che anche a Sansepolcro potesse essere presente una comunità di templari? Per adesso certi interrogativi possono essere risolti soltanto in maniera parziale. Del resto, con i tanti suoi possibili significati, amplificati da un originale carico espressivo, la Madonna del parto di S. Maria dei Servi meriterebbe senz’altro di essere studiata e valorizzata più di quanto non è stato fatto fino ad ora. In attesa che ciò possa auspicabilmente avvenire, per il momento sarebbe già sufficiente infondere, almeno localmente, maggiore consapevolezza su un dato più unico che raro: in Valtiberina oltre a poter ammirare, a Monterchi, la più celebre raffigurazione della vergine incinta che sia mai stata realizzata (quella di Piero della Francesca), nel giro di pochi km, a Sansepolcro, si può “intravedere” un affresco che potrebbe avere ispirato il medesimo sommo pittore borghese a realizzare uno dei suoi dipinti più emblematici.

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Immagine dell’affresco con il primo piano della Vergine.

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