Premio Pieve, la Repubblica vista attraverso ottant’anni di memorie

Dal 17 al 20 settembre la 42ª edizione nella Città del diario. Il programma completo con gli otto finalisti

Ottant’anni di Repubblica raccontati attraverso le vite di chi quella storia l’ha attraversata, scritta e conservata. Dal 17 al 20 settembre Pieve Santo Stefano torna a essere la Città del diario con la 42ª edizione del Premio Pieve Saverio Tutino, costruita quest’anno attorno al rapporto tra memoria individuale e storia collettiva.

“La Repubblica nelle memorie (1946-2026)” è il titolo scelto per un’edizione che coincide con gli ottant’anni dal referendum del 2 giugno 1946. Una ricorrenza che l’Archivio Diaristico Nazionale proverà a rileggere attraverso il proprio patrimonio e oltre venti appuntamenti tra incontri, libri, letture, spettacoli ed esposizioni.

“La memoria è qualcosa di vivo che ci aiuta a capire il nostro passato e anche a leggere in modo diverso il futuro”, spiega la direttrice dell’Archivio Natalia Cangi. Il riferimento al 1946 attraversa anche l’immagine scelta per accompagnare il programma: una matita, simbolo del voto, impressa sul volto di una diarista di Pieve.

Da Clelia Marchi alle Fosse Ardeatine

L’apertura di giovedì 17 settembre mette subito al centro due delle testimonianze custodite dall’Archivio. La prima è quella di Clelia Marchi, la contadina mantovana che affidò la propria autobiografia a un lenzuolo matrimoniale dopo aver terminato la carta a disposizione. A quarant’anni dall’arrivo del manufatto a Pieve, Ricordi avvolti nel Lenzuolo ne ripercorrerà la storia con Monica D’Onofrio, Marino Sinibaldi, Lucia Tancredi, Walter Veltroni e Fabio Zacchi.

La seconda voce è quella di Orlando Orlandi Posti, giovane romano ucciso alle Fosse Ardeatine nel 1944. Guido Barbieri ne riprenderà la vicenda attraverso il rapporto con Marcella, la ragazza alla quale Orlando scrisse durante la prigionia, con la voce di Paola Roscioli e il violoncello di Michele Marco Rossi.

Alle Fosse Ardeatine sarà dedicato anche l’incontro successivo, incentrato sulla cancellata monumentale realizzata da Mirko Basaldella, mentre la prima giornata proseguirà con Storia di un caporale, diario della guerra, della prigionia e della fuga dall’isola di Kos di Tito Zampa, e con lo spettacolo Mai uno che si ricordi di loro, costruito da Donatella Allegro sulle memorie degli Internati Militari Italiani.

SFOGLIA IL PROGRAMMA

Il giornalismo e le nuove storie migranti

Il Premio continuerà venerdì 18 con la terza edizione del Premio Barnaba, dedicato al racconto delle esperienze vissute nei musei, e con 120. Volti e storie intra Tevero et Arno, progetto che riporta lo sguardo sul territorio attraverso donne, uomini e imprese delle aree toscane comprese tra i due fiumi.

Nel pomeriggio sarà assegnato il Premio Tutino Giornalista 2026 a Sara Manisera, reporter che ha lavorato anche per testate internazionali come Libération e Al Jazeera. Il riconoscimento, dedicato al fondatore dell’Archivio, sarà consegnato da Gloria Argéles al termine di un incontro con Pier Vittorio Buffa.

La memoria contemporanea entrerà nel programma anche attraverso DiMMi – Diari Multimediali Migranti, con i finalisti dell’undicesima edizione del concorso e una performance realizzata insieme ai giovani di Pieve e della Valtiberina. Il progetto tornerà sabato con la presentazione dell’antologia Dov’è la mia pace e del primo ebook della collana digitale dedicata alle storie migranti.

A chiudere la giornata di venerdì sarà invece Gabriella Ghermandi, che con Regina di fiori e di perle porterà sul palco una riflessione sulla colonizzazione italiana attraverso l’intreccio tra memoria personale e collettiva.

La Repubblica, ottant’anni dopo

È sabato 19 settembre che il tema scelto per l’edizione 2026 arriverà più direttamente al centro del confronto. Alle 16 l’incontro A 80 anni dalla nascita della Repubblica riunirà Marco Damilano, Patrizia Gabrielli e Umberto Gentiloni Silveri, con Camillo Brezzi, per interrogarsi sul ruolo dei cittadini nella costruzione della vita pubblica.

La giornata si aprirà però con un altro passaggio significativo per l’Archivio. Nell’incontro Contro tutte le guerre, l’epistolario di Vittorio Binotto e Bernardina Casarin, vincitore ex aequo del Premio Pieve 2025 e ora pubblicato con il titolo Mora mia, amore lontano, sarà affiancato a Mai tardi. Diario di un Alpino in Russia di Nuto Revelli. Al termine verrà donata all’Archivio Diaristico una copia digitale dell’autografo dell’opera di Revelli.

Nel pomeriggio sarà proiettato anche Doppio sguardo. Il mondo di Spartaco Scarpellini filmato tra l’Italia e l’America, diario autobiografico girato in 8 millimetri che porta dentro il Premio una forma differente di scrittura di sé.

La sera toccherà a Lella Costa con La Fata, spettacolo costruito attorno alla figura che accompagna Pinocchio nel suo percorso tra cadute e scoperte. L’attrice, scrittrice e drammaturga sarà protagonista anche della giornata conclusiva, quando riceverà il Premio Città del diario per il lavoro sulla memoria sviluppato nel corso della propria carriera.

Gli otto finalisti

Domenica 20 settembre il Premio tornerà infine al proprio nucleo originario: le scritture autobiografiche affidate all’Archivio e selezionate per il concorso.

Sono otto le opere finaliste, capaci nel loro insieme di attraversare più di un secolo e territori molto diversi. Saturnia di Olga Ajello racconta gli anni 1941-1942 da Addis Abeba verso Pola; Lidia di Angela Coletta conduce dalla Sicilia alla Resistenza lombarda; Tutto vene recompenzato di Placido Priscimone parte dalla Sicilia e arriva al fronte nord-orientale della Seconda guerra mondiale.

Alle due guerre mondiali è legata anche la memoria-diario Una via che in principio credevo la buona di Mario Barbieri, mentre Carissima bandiera di Fernanda Capece Minutolo si colloca nel 1946, nell’Italia appena uscita dal referendum istituzionale.

Le altre storie portano il Premio verso epoche e geografie più vicine al presente: Tricita di Patrizia D’Alterio, dalla Colombia all’Italia; Clandestino. Una vita non prevista di Nedal Cini Al Zyod, dalla Giordania all’Italia; e Pagine bianche con fiori marci all’interno di Nicolò Augelli, memoria relativa agli anni 2025-2026.

I finalisti saranno presentati domenica dalle 16 nella manifestazione conclusiva condotta da Guido Barbieri e Monica D’Onofrio, con Mario Perrotta e Paola Roscioli affidati alle letture. La registrazione sarà trasmessa in differita da Rai Radio3 il 22 settembre.

La giornata conclusiva comprenderà anche il Premio speciale Giuseppe Bartolomei, assegnato all’epistolario La mia America di Anna Maccari White, e il riconoscimento per il miglior manoscritto originale, attribuito ex aequo a Piccolo archivio di una giovinezza di Paola Lancellotti e Chiaroscuro di Bruno Masnaga.

La memoria esce dall’Archivio

Nei quattro giorni il racconto passerà anche attraverso mostre e installazioni. Oltre a Lenzuola già abitate e 120. Volti e storie intra Tevero et Arno, saranno visitabili Il tesoro dell’Archivio, disegnami e la mostra documentaria Elette ed eletti.

Nuove testimonianze entreranno inoltre nel percorso urbano “I muri parlano”, nato per restituire attraverso le parole dei testimoni la memoria di Pieve Santo Stefano distrutta nel 1944 e della successiva ricostruzione. Le installazioni, collocate negli spazi della città e dotate di QR code, permettono così alle voci conservate dall’Archivio di tornare nei luoghi ai quali appartengono.

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