Gran finale per la 41esima edizione del Premio Pieve. Nel pomeriggio di domenica 21 settembre la kermesse legata al mondo della memoria è giunta all’atto conclusivo con un incontro partecipatissimo in cui sono stati premiati i diari vincitori di questa edizione e il romanziere e saggista Antonio Scurati.
Alle ore 15.30 è stato proprio l’autore della serie di libri M, dedicata alla biografia di Benito Mussolini, ad aprire la cerimonia, incontrando la stampa e firmando le copie di lettori e appassionati.
L’evento vero e proprio è iniziato poco dopo le 16, quando sono stati chiamati sul palco i rappresentanti dei diari finalisti in concorso La premiazione è stata condotta da Guido Barbieri e Monica D’Onofrio, affiancati da Paola Roscioli e Mario Perrotta per le letture e da Mario Arcari e Silva Perrotta per le musiche, e sarà trasmessa in differita il 23 settembre da Rai Radio3.
In merito al valore del riconoscimento, Scurati ha dichiarato: “Per me ha un significato profondo. Quando mi hanno fatto visitare l’Archivio e il Piccolo, ma immenso, Museo ho sentito di essere a casa. In principio quando ho progettato questo lungo lavoro di scrittura ero molto condizionato da una problematica di tipo etico. Non volevo che il lettore empatizzasse con il mio protagonista, che è una contraddizione in termini per un romanziere. Avendo ricevuto una formazione democratica e antifascista, ho cercato una forma letteraria che potesse affinare e far immergere il lettore senza farlo empatizzare con Benito Mussolini”.
In relazione al tema dell’edizione e della missione dell’Archivio, lo scrittore è tornato a parlare dell’importanza della memoria: “La memoria è importante per molti aspetti, anche quella più intima. L’archivio è pieno di diari intimi, corrispondenze politiche, non c’è solo la memoria politica. La memoria civile, che ha a che fare con la memoria politica di un Paese, ha un’importanza che è dimostrata dal fatto che in Italia, in Europa e nelle americhe, tutti i partiti che hanno in animo di demolire la democrazia liberale considerano come parte integrante del proprio progetto politico la cancellazione della memoria”.
Alla domanda se consiglierebbe la lettura dei suoi romanzi nelle scuole, l’autore ha risposto che in realtà questo fenomeno è già una realtà, non nascondendo una vena ironica: “So che ci sono molti insegnanti che lo stanno facendo e stanno ottenendo buoni risultati. Ora non voglio fare i nomi di questi insegnanti, perché non voglio farli finire in una lista di proscrizione”.
Riguardo le ragioni del successo dei suoi libri, lo scrittore non nasconde la sua sorpresa: “dodici anni fa quando ho iniziato a concepire il progetto sembrava un’idea un po’ strana di uno scrittore alienato, ma oggi invece sono letti da milioni persone. Non lo dico per vantarmi, ma sono argomenti importanti e per questo vengono letti”.
Nel corso del pomeriggio, Scurati ha dialogato sul palco con lo storico e direttore scientifico dell’Archivio dei Diari Camillo Brezzi, e ha affermato di non essere un uomo politico: “Io sono un ragazzo degli anni ‘80, figlio del disimpegno politico. Non ho mai fatto politica attiva, ma, in questi tempo iperpolarizzanti, è bastato che scrivessi un’opera di letteratura come un romanzo storico per essere etichettato. Da tempo ho deciso di non partecipare più a premi e concorsi, ma il riconoscimento di oggi mi è molto gradito e non potevo rifiutare di essere qui”.
I vincitori del Premio Pieve Saverio Tutino 2025 sono ex aequo gli epistolari Questo tempo della mia felicità desiderata di Vittorio Binotto e Bernardina Casarin, e Dovunque la fisica fosse Fisica di Eduardo Renato Caianiello e Carla Persico. La Giuria nazionale è giunta alla decisione di assegnare il Premio in ex aequo a fronte della straordinaria qualità e ricchezza di tutti gli otto testi finalisti, e ha infatti assegnato una menzione speciale anche ai tre manoscritti Bisogna andare a Rodi di Arnaldo Manni, La nebbia di Debora Pietrarelli e Fuga da Kos di Tito Zampa.
Vittorio Binotto, a un mese dal matrimonio con Bernardina Casarin, viene chiamato a combattere nella Seconda guerra mondiale nella Divisione Iulia. Lui viene spedito in Albania mentre lei resta al paese, in Veneto, a fare da balia a un bambino a cui si affeziona come se fosse il suo.
Nonostante la povertà dei mezzi linguistici a disposizione, i due riescono a dirsi a distanza l’intensità dei loro sentimenti d’amore con un’estrema vivezza. L’effetto che tutto questo comunica è struggente, e diventa straziante seguendo il tragico percorso del giovane, stritolato dalla catena delle guerre fasciste fino all’epilogo del fronte russo, in cui la sua voce, già flebile, si spegne. Colpisce anche l’attenzione di Vittorio nei confronti di ogni aspetto della vita della moglie, dai suoi sentimenti ai bisogni materiali, fino al parlare esplicitamente del desiderio sessuale di entrambi.
Menzione d’onore anche per gli scritti di Arnaldo Manni e Tito Zampa, entrambi diari della Seconda guerra mondiale combattuta nel Dodecaneso. Il primo ha una consapevolezza molto forte della situazione e permette di leggere gli avvenimenti post 8 settembre da una prospettiva periferica ma illuminante. Il secondo racconta dell’amore per la giovane Katina e di una rocambolesca fuga dall’isola di Kos quasi come fosse un romanzo d’avventura.
Ha ricevuto un riconoscimento pubblico anche la memoria di Debora Pietrarelli, nata nel 1973, la quale ripercorre i lutti per i due genitori che hanno avuto un impatto tanto traumatico da portarla verso la psicosi e la vita per strada, fino al recupero in una comunità e al ritorno alla vita.
La cerimonia è stata partecipatissima: centinaia di persone hanno assistito, appassionate e commosse, alla premiazione, che è stata dedicata alle vittime della Striscia di Gaza.





