Piero e la sua eccezionale padronanza della matematica classica negli studi del professor Banker

Durante la conviviale organizzata dal Rotary Club di Sansepolcro lo studioso ha spiegato il genio di un artista che ha saputo rivoluzionare la pittura con i numeri

Dall’albero genealogico agli studi sui numeri, fino ad arrivare alla domanda clou: com’è possibile che un artista come Piero della Francesca, nato e formatosi a Sansepolcro nel XV secolo, conoscesse compiutamente Euclide, Archimede e la matematica classica? Al tempo i volumi attraverso cui apprendere questo tipo di sapere erano davvero rari, eppure dai libri che egli pubblicò negli ultimi anni della sua vita traspare nitidamente una minuziosa conoscenza di certi autori dell’Età antica; la stessa, peraltro, che gli ha consentito di creare un originale alfabeto pittorico che ha saputo riversare la perfezione geometrica dei numeri nelle arti figurative. Proprio in considerazione di tutto questo, per rispondere al quesito sopra riportato non ci sono scorciatoie, ma è necessario ricostruire analiticamente l’intera vicenda biografica, creativa e culturale che si lega al più celebre cittadino di Sansepolcro e al suo genio. Soltanto attraverso la messa a fuoco di tali dati è infatti possibile capire quali siano state le occasioni, le frequentazioni, le esperienze e i filoni di studio che hanno contribuito a formare un artista di caratura davvero straordinaria. Per fare ciò è quindi opportuno intraprendere un percorso conoscitivo che, per molti spunti, può avvalersi dei risultati delle ricerche di uno dei più grandi studiosi viventi di Piero: il prof. James R. Banker. Docente alla North Carolina State University, Banker ha dedicato più di quarant’anni a studiare Piero della Francesca. Grazie al suo lavoro lungo e scrupoloso è ora possibile mettere in luce aspetti dell’artista borghese, come l’albero genealogico della sua famiglia, o alcune esperienze di vita che hanno avuto implicazioni nella sua produzione artistica e nella sua formazione culturale.

Una buona parte di questi presupposti conoscitivi è stata efficacemente compendiata durante la conviviale organizzata dal Rotary Club Sansepolcro “Piero della Francesca” che si è tenuta lo scorso lunedì al ristorante il Borghetto. Per l’occasione il prof. Banker ha infatti presentato una relazione che ha saputo incorporare e riassumere diversi suoi studi, compresi quelli che lo stesso ha avuto modo di condurre e pubblicare di recente. Dopo l’introduzione del Presidente Luca Valentini, davanti a una platea di commensali – tra i quali erano presenti anche il Sindaco Fabrizio Innocenti, il Presidente del Consiglio Comunale Antonello Antonelli, la Presidente della Fondazione “Piero della Francesca” Francesca Chieli e l’artista Franco Alessandrini – lo studioso si è in primo luogo soffermato sulla famiglia di Piero, poi sui suoi primi incarichi, quindi sulle opere realizzate nel corso degli anni.

Attraversando tutte le fasi che hanno segnato la vita dell’artista, dai soggiorni nelle diverse città italiane (Firenze, Ferrara, Ancona, Urbino, Rimini, Arezzo, Roma, Perugia, ecc.) fino al definitivo ritorno a Sansepolcro, Banker ha infine posto l’attenzione sul Piero matematico e sul periodo della sua età matura in cui furono pubblicati, a suo nome, volumi come il De prospectiva pingendi e il Libellus de quinque corporibus regularibus. Per tornare al quesito iniziale (come si spiega l’eccezionale conoscenza di Piero della matematica classica?), sono proprio queste due opere che, nel raccogliere le teorizzazioni e le esperienze acquisite nel corso di una vita intera, fanno emergere una singolare conoscenza di alcuni studiosi antichi tra i quali, in particolare, spicca Archimede. Su questo aspetto specifico Banker ha quindi spiegato di aver analizzato, nel corso delle sue ricerche, i quattro manoscritti, in latino, di Nicolò De Martino, ovvero i testi attraverso i quali, nel Quattrocento, era possibile acquisire la conoscenza dei Trattati di Archimede. Due di questi furono commissionati da Francesco del Cera (detto anche Francesco del Borgo), cugino di secondo grado di Piero che si era già affermato come architetto a Roma. È dunque molto probabile che una delle due copie, probabilmente quella che poi fu conservata a Urbino, sia stata ben analizzata dal pittore di Sansepolcro. Nonostante ciò, in nessuno di questi due volumi ci sono segni che possano comprovare una possibile interazione (né su quello conservato a Urbino, né sull’altro che invece si trova a Parigi).

Sembrerebbe, pertanto, mancare la prova di un contatto, seppur indiretto naturalmente, tra Piero e Archimede. Eppure non è così. Le ricerche di James Banker hanno infatti dimostrato che la copia custodita presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze non solo ha alcune illustrazioni realizzate dalla mano di Piero, ma che persino lo stesso testo sarebbe stato trascritto dal pittore borghese. Ciò potrebbe, di primo acchito, apparire piuttosto improbabile, dato che il lavoro di copiatura delle lunghe proposizioni latine per Piero potrebbe essere stato alquanto complesso da svolgere. Tuttavia, a dire di Banker, la calligrafia è quasi sicuramente sua: per dimostrare ciò il professore ha fatto notare come la grafia, il tratto e, in particolare, il modo di scrivere alcune lettere, siano pressoché identici a quelli degli appunti del suo testamento del 1488. In altre parole, Piero della Francesca potrebbe avere trascritto l’intero contenuto del manoscritto di Urbino che suo cugino Francesco aveva fatto realizzare. Ecco quindi come alcuni nuclei fondanti della matematica classica potrebbero essere arrivati a Sansepolcro, ovvero nella stessa città in cui, proprio in quel periodo, si stava formando un altro matematico di primissimo piano: Luca Pacioli.

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Il manoscritto della Biblioteca Riccardiana di Firenze.
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Appunti di Piero per il suo testamento.
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Il prof. Banker indica le lettere che, sia sul manoscritto della Biblioteca Riccardiana che sugli appunti per il suo testamento, presentano la stessa grafia.

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