In linea d’aria tra l’abitato storico di Monterchi e quello di Citerna intercorrono appena 1400 metri. Meno di un chilometro e mezzo in cui passa, peraltro, un doppio confine amministrativo: uno comunale e uno regionale. Già così, il fatto che uno dei due municipi sia in Toscana e l’altro in Umbria rende oggi questa condizione geografica più unica che rara; figuriamoci prima del 1861, quindi prima dell’Unità d’Italia, quando nello stesso piccolo margine di terra intercorreva non un limite amministrativo regionale, ma un vero e proprio confine di Stato. Mentre, infatti, Monterchi faceva parte del Granducato di Toscana, Citerna era un avamposto dello Stato Pontificio.
Se si considera che i due borghi, sia come estensione che come popolazione, hanno quasi sempre avuto dimensioni piuttosto equiparabili, non è difficile comprendere come mai tra loro ci sia sempre stato un rapporto di frequenti interazioni ma anche, allo stesso tempo, di congenita rivalità. In particolare questo aspetto in alcuni momenti storici ha oltrepassato i limiti della dimensione campanilistica per acquisire il carattere di una vera e propria contrapposizione: questo si è verificato, ad esempio, nel 1643-1644 in occasione della prima Guerra di Castro, quando i due comuni, assieme ai rispettivi alleati della Valtiberina toscana e dell’Alto Tevere umbro, si trovarono a combattere intensamente l’uno contro l’altro per ben otto mesi.
In un contesto del genere il confine che separava i territori dei due borghi è sempre stato piuttosto attenzionato: si può, non a caso, evincere ciò sia da alcune carte storiche, sia dalla descrizione dettagliata che lo Statuto Comunale di Citerna del XVI secolo fa di questo limite. In linea di massima e in maniera pressoché reciproca, tali fonti tendono a collocare il confine lungo quella che una volta era la strada che solcava a mezzacosta il rilievo che dalla sponda sinistra del Cerfone risale verso l’abitato di Citerna. Fino a tempi relativamente recenti, infatti, la via di comunicazione che dalla valle del Sovara giungeva in quella del Cerfone per poi attraversarla longitudinalmente, non era quella che si percorre oggi, bensì quella che si può vedere nella carta (in copertina) del 1674.
La particolarità del confine tra Monterchi e Citerna ha però anche un altro elemento di complessità, ovvero quello che nel breve tratto di collina che separa i due municipi c’è anche Santa Maria di Momentana, ovvero il luogo dove tra il 1455 e il 1465 Piero della Francesca dipinse la Madonna del Parto. In questo punto, che probabilmente già prima della diffusione del cristianesimo era dedito al culto della fertilità, nel 1785 – cioè quando fu realizzato il cimitero e ridotta la chiesa a cappella – vennero collocati dei cippi per rendere più certo e visibile il limite tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio. Dalle fonti storiche non emergono dubbi sul fatto che Santa Maria di Momentana, sia la chiesa prima che il cimitero dopo, abbia fatto parte di Monterchi. Tuttavia in questo tratto la linea di demarcazione territoriale è sempre stata, perlomeno da un punto di vista percettivo, più incerta. Ad alimentare l’ipotesi del dubbio ha probabilmente contribuito la suggestione che, a seconda delle possibili linee interpretative, il luogo dove lavorò Piero della Francesca potesse, per certi versi, essere rivendicato da entrambe le comunità dei due comuni. In realtà però, se ci si attiene alle fonti consultabili oggi, la situazione non presenta ambiguità e anzi, al netto di eventuali campanilismi, è forse importante sottolineare il fatto che prima del XVIII secolo certi limiti politici e amministrativi non erano troppo avvertiti dalla popolazione locale: ciò spiega, ad esempio, il fatto che per molto tempo il marcatale di Monterchi sia stato indistintamente utilizzato anche dai citernesi.
Ad ogni modo, l’eccezionale vicinanza ha fatto sì che storicamente chi si è trovato a governare e amministrare questi due comuni ponesse sempre molta attenzione all’esatta ubicazione del confine. Da questo punto di vista è dunque molto curioso, se non beffardo, rilevare che oggi lo strumento che viene maggiormente utilizzato per l’orientamento e, di conseguenza, per il controllo dei confini, ovvero Google Maps, abbia erroneamente collocato la linea divisoria che separa i due comuni (e di conseguenza anche le due regioni) qualche metro più a nord rispetto a dove questa si trovi realmente: come si può osservare dal raffronto di una carta idrogeologica del Comune di Citerna (perciò con i confini esatti) e la schermata di Google Maps, l’indicazione fornita da quest’ultima in alcuni tratti presenta un errore di circa 100-120 metri. Stando a questo dato – quindi a quello che viene di questi tempi utilizzato dai più – a causa di un mero errore di approssimazione, il Comune di Monterchi ha visto pertanto estendersi il proprio territorio ai danni della vicina Citerna. Il tutto in maniera silenziosa, senza guerre, contese o controversie equiparabili a quelle dei secoli scorsi, ma per il tramite di una mano invisibile che da lontano ha operato senza considerare il particolarissimo contesto storico e geografico di questo lembo dell’Alta Valle del Tevere.

Carta idrogeologica, con i confini esatti, scaricata dal sito del Comune di Citerna.

La discrepanza di confini tra Google Maps e la cartografia ufficale.





