50esimo del Museo civico: “Percorso non facile, fu fondamentale coinvolgere la città”

L’ex sindaco Del Furia: “Scelta politica non scontata, c’erano anche altre priorità; da Guttuso un messaggio di pace oggi molto attuale”

Il 13 dicembre 1975, giorno dell’inaugurazione del Museo civico di Sansepolcro, Ivano Del Furia aveva solo 28 anni, ma era già assessore al personale e ai servizi e cinque mesi dopo sarebbe diventato sindaco. Fu dunque testimone privilegiato di quella fase di grande trasformazione e rinnovamento dell’offerta culturale cittadina. Un percorso che era tuttavia cominciato già molto prima: “Negli anni cinquanta, quando era sindaco Mario Ugolini”, spiega Del Furia, “si iniziò a pensare allo spostamento delle attività amministrative dalla vecchia sede del Palazzo della Residenza, che oggi ospita il museo, a Palazzo delle Laudi. Già allora si era infatti manifestata una certa sensibilità, che poi si è sempre più definita, verso l’idea di concentrare in un unico luogo le opere di Piero della Francesca e altri lavori che per lo più provenivano da chiese dismesse, raccolte in accordo con la soprintendenza e la curia vescovile, e da privati cittadini”.

“L’obiettivo fu infine raggiunto 50 anni fa grazie al grande impegno del sindaco Ottorino Goretti, che volle, anzi pretese, che si realizzasse questo importante punto culturale”, ricorda Del Furia. “Le cose sembrano tutte facili, ma in realtà ci furono grosse discussioni, perché Sansepolcro aveva anche altre esigenze e un tale investimento nella cultura fu una scelta politica dell’amministrazione che non era scontata. All’epoca avevamo più di 3.500 operai dentro le fabbriche, le priorità erano la casa e i servizi. In quella fase di espansione civile e sociale fu necessario coinvolgere tutta la città, che devo dire comprese l’importanza dell’operazione”.

Il ruolo di Goretti nella nascita del Museo civico fu riconosciuto già all’epoca: “Dopo le elezioni del giugno 1975, il consiglio comunale lo rielesse sindaco anche se era già stabilito il passaggio di consegne, che infatti avvenne nella primavera del 1976”, racconta il suo successore. “Ma sembrò doveroso che fosse lui a inaugurare da primo cittadino quel luogo per cui si era tanto adoperato”.

Quella del 13 dicembre 1975 fu una giornata preparata in modo molto meticoloso: “Coinvolgemmo tutti i livelli istituzionali a partire dal ministero dei beni culturali, istituito proprio quell’anno, che fu rappresentato dal ministro Giovanni Spadolini. Si ebbe grande collaborazione anche dalla soprintendente Margherita Moriondo Lenzini, tra l’altro legata a Spadolini anche dalla comune militanza nel Partito repubblicano”, ci tiene a puntualizzare Del Furia. “Il ministro fu accolto in Via Matteotti, davanti a Palazzo delle Laudi, con i dovuti onori dalla Filarmonica dei Perseveranti che suonò l’inno nazionale, dai Balestrieri e dagli Sbandieratori, che nell’anno successivo avrebbero svolto un servizio di ausilio ai custodi del museo fungendo anche da guide. Poi salimmo nella sala del consiglio comunale per i saluti istituzionali, con il ministro che fece un intervento di carattere storico-culturale ricordando Piero e la nostra città”.

“Si passò quindi a inaugurare il Museo presso il nuovo ingresso al civico 65 di Via Aggiunti. Fino ad allora – specifica il nostro interlocutore – ai locali della precedente Pinacoteca si accedeva dalla scalinata di Piazza Garibaldi, che storicamente dava accesso alla Residenza comunale e alla sala della Resurrezione dove si riuniva il consiglio comunale prima del trasferimento a Palazzo delle Laudi. Tutto fu poi riorganizzato e il museo fu strutturato in 15 sale (più altre in allestimento), compresi gli spazi dell’ex Monte Pio precedentemente occupati dalla biblioteca, a sua volta trasferita al piano nobile di Palazzo Ducci del Rosso”.

“Il taglio del nastro – continua Del Furia – fu l’occasione per rendere pubblica la convenzione fra comune e curia vescovile grazie a cui fu messo a disposizione della città un grande patrimonio sia di decorazioni che di oggettistica di carattere religioso che la diocesi aveva accumulato nel tempo, tra cui preziosi doni ricevuti nel XVIII secolo dal vescovo Roberto Costaguti da parte dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria”.

Dopo l’inaugurazione, la giornata proseguì con un altro momento significativo, una conferenza su Piero della Francesca e il Rinascimento italiano tenuta al teatro Dante dal celebre pittore Renato Guttuso: ”Fu il degno coronamento di tutto, anche grazie alla grande partecipazione della città. Durante tutto il tragitto da via Aggiunti, via Matteotti, Piazza Torre di Berta per arrivare al teatro, che era già pieno degli studenti delle scuole superiori, ci fu una straordinaria accoglienza della gente. Ne rimase impressionato lo stesso Maestro Guttuso, che tra l’altro poco dopo sarebbe diventato senatore del PCI”.

”Al termine della conferenza – prosegue nel ricordo Del Furia – era doveroso ricevere gli ospiti a pranzo, così andammo in un noto ristorante della nostra città. Il titolare a un certo punto si presentò con un foglio bianco e il Maestro capì che desiderava un tratto di penna. Quello che Guttuso decise di disegnare fu una colomba, simbolo di quella volontà di pace che ancora oggi è particolarmente attuale”.

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