Era il 1961 quando, per volontà dei deputati Amintore Fanfani e Brunetto Bucciarelli Ducci, venne istituito l’ente che ancora oggi – con la denominazione di EAUT – gestisce l’erogazione di acqua in un ampio bacino che ricade in parte in Umbria e in parte in Toscana. Per celebrare i 65 anni che sono trascorsi da quel momento, stamattina alla Borsa Merci di Arezzo si è tenuto un convegno che, oltre a ripercorrere i tratti salienti di questa lunga storia, ha provato a tratteggiare le sfide future che l’Ente Acque Umbre-Toscane (appunto l’EAUT) sarà chiamato ad affrontare.
Per trattare l’argomento in maniera completa ed analitica, tra i relatori sono state coinvolte personalità con diversi profili professionali, oltre che numerosi rappresentanti di enti e istituzioni. I tanti contributi proposti sono quindi riusciti a mettere a fuoco il composito quadro di opportunità e criticità su cui sarà necessario lavorare negli anni a venire. In particolare, dai vari interventi è emerso che Montedoglio sarà sempre più imprescindibile per garantire una distribuzione idrica in provincia di Arezzo e, in parte, anche in quelle di Perugia e Siena. Sia da un punto di vista irriguo che idropotabile, l’acqua dell’invaso valtiberino sarà infatti sempre più richiesta. Per farsi un’idea rispetto a ciò è sufficiente considerare che oggi gli ettari irrigabili attraverso le reti distributive sono 12.700 e che in futuro questi potrebbero diventare 30.200. Per ciò che riguarda invece l’acqua idropotabile, se le persone servite da Montedoglio al momento sono 265mila, tale numero potrebbe crescere fino al massimo previsto di 700mila.
A questi incrementi di richieste deve poi essere sommato anche il quantitativo di risorsa idrica che il bacino valtiberino sta già fornendo al Trasimeno per attenuare la crisi idrica del lago umbro. Così come pattuito dall’Accordo di Programma tra Regioni, per adesso tale contributo è di 10milioni di metri cubi di acqua all’anno, ovvero per la quota necessaria a far incrementare di 10 cm il livello di un lago (il quarto d’Italia per estensione) che al momento è al di sotto dello zero idrometrico di 213 cm. È, anche in questo caso, facile ipotizzare che se per salvare il Trasimeno si punterà su Montedoglio, l’apporto che quest’ultimo sarà chiamato a dare non potrà che crescere rispetto agli attuali 320 litri al secondo (alla condotta di 200 l/s ne è stata recentemente aggiunta un’altra di 120 l/s).
Alla luce di tutto ciò, nei prossimi anni Montedoglio sarà in grado di erogare acqua per usi così diversificati e, soprattutto, in queste quantità? Per provare ad avere una risposta si è provveduto a rivolgere questa domanda al Direttore dell’EAUT Andrea Canali, il quale ha riferito che “la regolazione pluriennale dell’invaso dovrebbe aiutare a fronteggiare eventuali periodi di siccità, quindi attenendosi ai volumi definiti nell’Accordi di Programma, in un’ottica di medio termine non dovrebbero manifestarsi particolari problemi”. L’ottimismo che potrebbe trasparire da questa dichiarazione trova in effetti un riscontro concreto su un dato: quello che anche di fronte all’estate più calda e siccitosa di sempre, la portata dell’invaso non è mai minimamente scesa sotto il livello di guardia. Rispetto al Trasimeno, l’eventuale entrata in funzione della linea di adduzione attraverso il Fosso Paganico (che potrebbe portare altri 800 l/s di acqua valtiberina al lago umbro) non dovrebbe comunque far superare il quantitativo massimo attualmente previsto di 10milioni di metri cubi annui. Per capire meglio cosa succederà su questo fronte sarà tuttavia necessario attendere cosa sarà pattuito politicamente tra Firenze e Perugia, visto che l’Assessore della Regione Umbria, Simona Meloni, ha già espresso pubblicamente la volontà di rimodulare l’attuale accordo.
Una risposta analoga è stata, del resto, espressa anche dal Presidente dell’EAUT Simone Viti, il quale ha ribadito che nell’Accordo di Programma interregionale son già stati contemplati certi utilizzi.
Oltre che sui futuri consumi, gli interventi dei relatori si sono soffermati anche su un’altra variabile: quella che ha a che fare con il cambiamento climatico, quindi con il fatto che di fronte ad un aumento delle richieste, la disponibilità dell’acqua potrebbe gradualmente ridursi. Anche su questo, però, è stato fatto presente che il “sistema Montedoglio” sta già, perlomeno, contribuendo a salvaguardare altre risorse idriche, tra le quali può essere ricordato anche il Lago di Chiusi.
Sia durante gli interventi della scaletta ufficiale, sia nelle interviste fatte a latere di questi, sono stati affrontati anche altre temi di notevole rilevanza. Richiedendo una trattazione specifica, questi saranno trattati e condivisi prossimamente attraverso un opportuno approfondimento.





