Terremoto del 1997, ventinove anni dopo l’Umbria ricorda le vittime

Due forti scosse il 26 settembre colpirono l’Appennino umbro-marchigiano. Proietti richiama l’attenzione sulla prevenzione del rischio sismico

Sono passati 29 anni dal 26 settembre 1997, una delle date rimaste impresse nella storia recente dell’Umbria. Due forti scosse, a distanza di circa nove ore, colpirono quel giorno l’Appennino umbro-marchigiano, dando inizio a una lunga sequenza sismica che sarebbe proseguita per mesi. Il bilancio finale fu di 11 vittime, con migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e danni estesi a centri abitati e patrimonio storico e artistico.

Oggi, la Regione Umbria torna a ricordare quella giornata e le persone che persero la vita. La presidente Stefania Proietti, intervenuta in occasione della messa commemorativa, ha richiamato anche il tema della prevenzione e della sicurezza degli edifici.

Le due scosse del 26 settembre

La prima forte scossa arrivò nel cuore della notte, alle 2.33, con una magnitudo momento 5.7. L’area maggiormente interessata era quella di Colfiorito e delle zone circostanti, al confine tra Umbria e Marche.

Alle 11.40, quando erano già in corso sopralluoghi e interventi nei territori colpiti, la terra tornò a tremare. Questa volta la magnitudo raggiunse 6.0, aggravando pesantemente una situazione già compromessa.

Quella del 26 settembre fu soltanto l’inizio. Nei mesi successivi si registrarono migliaia di scosse lungo una fascia dell’Appennino compresa tra le aree di Gualdo Tadino e Nocera Umbra a nord e Sellano e Norcia a sud. Altri eventi significativi si verificarono il 3, 7 e 14 ottobre e ancora nel marzo del 1998.

I comuni interessati dall’emergenza furono 48. In Umbria i danni più rilevanti coinvolsero, tra gli altri, Assisi, Foligno, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Sellano, Valfabbrica, Gubbio e Norcia; nelle Marche furono duramente colpite diverse località dell’area appenninica.

Il crollo nella Basilica di Assisi

Tra le immagini diventate simbolo del terremoto ci sono quelle della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi. Durante la scossa delle 11.40 crollò parte della volta affrescata.

Sotto le macerie morirono quattro persone: padre Angelo Api, il postulante Zdzislaw Borowiec e i due tecnici della Soprintendenza Bruno Brunacci e Claudio Bugiantella. Erano all’interno della Basilica per verificare i danni provocati dalle scosse precedenti.

Complessivamente furono 11 le persone che persero la vita nella sequenza sismica. I danni al patrimonio culturale furono vastissimi, interessando chiese, torri, musei, teatri e numerosi edifici storici delle due regioni.

Il terremoto del 1997 rappresentò anche un passaggio importante per lo studio dei fenomeni sismici in Italia. Secondo l’INGV, fu la prima sequenza nel Paese per la quale furono contemporaneamente disponibili dati di elevata qualità provenienti dalle reti di monitoraggio a terra e dai satelliti, permettendo di studiare con una precisione fino ad allora mai raggiunta le faglie attivate e i meccanismi dei terremoti appenninici.

Il ricordo e il tema della prevenzione

A ventinove anni di distanza, la presidente della Regione Stefania Proietti ha ricordato le vittime e le famiglie coinvolte, insieme al lavoro svolto durante l’emergenza da Vigili del Fuoco, Protezione Civile, forze dell’ordine, volontari e tecnici.

“Ci sono date che restano impresse nella memoria collettiva e il 26 settembre 1997 è una di queste”, ha dichiarato Proietti, richiamando anche l’esperienza maturata durante la successiva ricostruzione.

La presidente ha quindi spostato l’attenzione sul presente, indicando nella prevenzione del rischio sismico uno degli impegni che devono accompagnare la memoria di quella tragedia. Nel suo intervento ha fatto riferimento alla conoscenza del territorio, alla sicurezza degli edifici e in particolare delle scuole, alla tutela del patrimonio storico e alla diffusione della cultura della prevenzione.

“Il modo più autentico per onorare le vittime – ha concluso Proietti – è fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per ridurre i rischi e proteggere la vita delle persone”.

POPOLARI

- Partecipanti sostenitori -spot_img
spot_img

Indaghiamo, raccontiamo, approfondiamo

Supporta l'informazione locale: dona il tuo 5x1000 a Fondazione Progetto Valtiberina

- Partecipanti sostenitori -spot_img
- Partecipanti sostenitori -spot_imgspot_img