Ritorno sui banchi per gli studenti della valle: parlano i dirigenti locali

Il rientro in classe tra Umbria e Toscana: un anno scolastico tra innovazione e nuove regole

Suona la campanella tra gli istituti superiori dell’Alta Valle del Tevere umbra e toscana e il rientro in classe segna l’inizio di un nuovo ciclo per docenti, studenti e dirigenti.

Le sfide da portare avanti nel corso dei prossimi mesi saranno molte, così come anche le novità introdotte: è di quest’anno la decisione di introdurre in pianta stabile l’insegnamento di Italiano per stranieri (classe L23) per tutte le classi in cui la percentuale di alunni di origine non italiana sia superiore al 20%. Una scelta di integrazione e di buon senso, come confermano i dirigenti scolastici Giuseppe De Iasi ed Emilia Marocco, poiché quello linguistico è il primo scoglio che preclude l’apprendimento e il benessere degli studenti:

“È stata una scelta molto importante – spiega De Iasi, preside dell’istituto agrario-forestale di Pieve Santo Stefano e dell’alberghiero di Caprese Michelangelo -. Io opero nel contesto limitato della Valtiberina, ma la problematica è molto più impattante nelle grandi città. C’è la necessità di imparare l’italiano in classe, perché spesso i ragazzi a casa parlano la lingua di origine della loro famiglia. Qualsiasi insegnamento, senza questa competenza, diventa inefficace”. Una cattedra L23 è stata introdotta anche nel liceo “Città di Sansepolcro”, guidato da Emilia Marocco.

Le iscrizioni, in tutte le scuole secondarie di secondo grado della Valtiberina, restano in linea con gli anni precedenti. Il Fanfani-Camaiti segna un +19%, mentre il liceo classico, che da anni subisce una progressiva erosione di alunni in tutta Italia, richiama ancora studenti a Città di Castello. Il liceo “Plinio il Giovane” è passato da 105 iscritti alle classi prime a 149 nel corrente anno scolastico:

“Quest’anno abbiamo avuto un aumento degli iscritti del quale siamo molto orgogliosi – racconta la preside del liceo tifernate -. In generale il liceo sta esercitando un fascino più sbiadito. Erroneamente si crede che la formazione non sia spendibile, in un mondo come quello di oggi è più difficile farlo capire. Questo ha creato una frammentazione e moltiplicazione degli indirizzi superiori. Noi stiamo facendo un’operazione di rinnovamento utilizzando anche l’intelligenza artificiale”.

Ma tra le novità non mancano anche alcune misure restrittive introdotte dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: no assoluto allo smartphone nelle scuole e nuove regole per l’esame di maturità.

Secondo le attuali direttive, gli studenti non potranno mai utilizzare il cellulare negli istituti, quindi potranno decidere se lasciarlo a casa o portarlo, spento, nello zaino. In merito a questo aspetto ha espresso la sua perplessità Marta Boriosi, dal 2024 alla guida del Liceo “Plinio il Giovane” di Città di Castello:

“Non abbiamo accolto con il massimo favore la decisione ministeriale. Nella nostra scuola avevamo introdotto delle regole diverse, ma efficaci. Lo chiamavamo ‘detox digitale educativo’: i ragazzi lasciavano gli smartphone in una tasca apposita durante la lezione e lo riprendevano durante le pause. Noi capiamo le cause del provvedimento ma lo troviamo un po’ troppo repressivo. Tuttavia, ci adeguiamo comunque alle disposizioni del Ministero”.

Il nuovo anno è stato segnato anche dalle proteste per il caro libri. Secondo il Codacons i prezzi per materiale scolastico e libri si aggirano intorno ad un +3-5% rispetto allo scorso anno. La dirigente Marocco assicura che la gestione presso il liceo di sansepolcro è stata accorta:

“Abbiamo svolto la delibera di collegio e abbiamo rispettato i tetti di spesa e anche il controllo dei revisori dei conti è stato positivo. La legge regionale permette anche un finanziamento per libri per gli studenti che ne hanno necessità. Resto dell’idea che comprare libri cartacei sia la scelta giusta e la migliore per l’apprendimento dei ragazzi”.

La questione scottante resta il nuovo esame di maturità. A seguito delle proteste di alcuni studenti che hanno deciso di non svolgere l’esame orale lo scorso giugno, in aperta critica al funzionamento del mondo della scuola di oggi, il ministero ha risposto con severità: chi non parteciperà all’orale o farà volontariamente “scena muta” sarà bocciato e dovrà ripetere l’anno.

I presidi si dicono d’accordo con la misura introdotta, perché aiuta a valorizzare l’esperienza dell’esame e avvicina gli studenti alla vita vera:

“L’esame di maturità verrà affrontato in maniera tranquilla, e la riforma verrà accolta senza problemi – afferma Elena Marocco, dirigente del liceo “Città di Sansepolcro” -. Nella nostra scuola i ragazzi hanno sempre studiato, l’impegno è alto, quindi non prevedo problemi”.

Più cauto il preside De Iasi, il quale afferma: “Riguardo l’ipotesi messa in campo, vorrei leggere le linee guida del Ministero prima di esprimermi, perché ora lavoriamo solo sulla base di alcune notizie. Credo che l’esame meriti di essere vissuto con il giusto rispetto. È un momento importante e va affrontato in maniera istituzionalmente corretta”.

Marta Boriosi, dal canto suo, solleva un ulteriore dubbio: “Sono un po’ perplessa per la riduzione delle discipline che saranno oggetto dell’esame orale, poiché saranno note già a gennaio, e questo potrebbe impattare nello studio, spingendo gli studenti a tralasciare quelle che non saranno oggetto della prova.

La decisione dell’obbligo dell’esame orale è severa ma opportuna. Noi dobbiamo abituare i ragazzi alla vita reale: in un concorso, per esempio, tutte le prove sono importanti. La scuola non dovrebbe essere diversa dalla vita reale. Sono d’accordo che il colloquio sia obbligatorio. Le competenze orali, inoltre, sono un appannaggio squisitamente italiano. È una cosa che incentiviamo e non è tipico di altri Paesi europei. Perché rinunciare a questa competenza specifica?

Rispetto in toto il fatto di aver fatto una protesta e i ragazzi vanno ascoltati, capiti e accolti. Da questo a poter rendere possibile l’assenza all’orale della maturità, no”.

Questo sarà anche un anno di grande innovazione. Mentre i licei si dedicheranno allo sviluppo in campo pedagogico-didattico dell’intelligenza artificiale, De Iasi annuncia la nascita del birrificio didattico della sua scuola:

“Grazie ai finanziamenti intercettati e ricevuti abbiamo realizzato un birrificio didattico dell’istituto Fanfani-Camaiti. È mia intenzione dare quella circolarità che si chiede ad alcuni istituti: avendo un indirizzo forestale, uno agrario e un alberghiero cerchiamo di realizzare un’idea di insieme. L’istituto annovera un’azienda agraria di 54 ettari. Di questi, una parte è stata utilizzata per coltivare orzo, che verrà maltato per la produzione di birra. La stessa verrà usata anche dai ragazzi dell’alberghiero. Siamo ancora in fase di prova, ma penso che potremo inaugurare il progetto già in autunno”.

L’istituto, grazie a un progetto promosso dalla professoressa Francesca Parati, è anche protagonista di una iniziativa per promuovere la pace: “Siamo stati selezionati per un progetto di messa a dimora di un Hibakujumoku (ovvero un albero che è stato esposto al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 ed è sopravvissuto oppure ha rigermogliato dalle sue radici ndr). È una iniziativa che vuole portare un segnale di pace e convivenza tra i popoli in un momento in cui ne abbiamo estremo bisogno”.

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