Le classi terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Anghiari-Monterchi sono state protagoniste, nella mattinata di martedì 27 gennaio, di un incontro dedicato alla Giornata della Memoria presso l’Auditorium Pietro Mascagni di Anghiari. Un appuntamento che ha permesso di ripercorrere l’orrore della guerra e della Shoah, ma soprattutto di riportare quei fatti nella dimensione locale e nell’attualità, mostrando come anche Anghiari, Sansepolcro e l’intera Valtiberina siano state direttamente coinvolte nelle vicende della Seconda Guerra Mondiale.
L’incontro è stato condotto da Andrea Merendelli, autore, attore e direttore del Teatro di Anghiari, con la partecipazione del giornalista Emanuele Calchetti della redazione di TTV.it. Nel corso della mattinata sono stati raccontati episodi, biografie ed eventi legati alle leggi razziali, alle deportazioni, alle tessere annonarie, ai campi di lavoro, ai bombardamenti e alle rappresaglie, fino alle sommosse popolari che portarono alla caduta del fascismo e alla nascita della Repubblica Italiana.
Merendelli ha ribadito il senso profondo dell’iniziativa, sottolineando come “la memoria debba essere continua e permanente, perché ancora oggi la storia sembra non averci insegnato abbastanza e continuano ad accadere cose terribili in tante parti del mondo, eventi che non sono davvero sopportabili per un animo umano di media sensibilità”.
Proprio per questo, durante l’incontro è stato dato ampio spazio alle storie di chi, anche ad Anghiari, seppe opporsi alla persecuzione. “Abbiamo raccontato come gli anghiaresi si prodigarono per salvare in particolare due famiglie ebree – ha spiegato Merendelli –. Genitori e figli, che cambiando nome, documenti e persino le tessere annonarie riuscirono a sopravvivere e a superare il dramma della guerra”.











Tra questi esempi spicca la vicenda della famiglia Marconi: Giocondo e Annina, riconosciuti dallo Stato di Israele come Giusti tra le Nazioni, nascosero una famiglia ebrea nel sottotetto della loro casa in piazza del Popolo e riuscirono a procurarle documenti falsi. I Sagi divennero così gli “Scapelli”, Yosef si trasformò in Giuseppe e la sorellina Adina in Lucia, potendo frequentare la scuola e tentare una vita quasi normale nonostante il pericolo costante. I ragazzi hanno potuto vedere la casa dove questi nascosero gli ebrei, proprio in piazza del Popolo.
L’aiuto dei Marconi si inserì in un più ampio contesto di solidarietà che coinvolse l’intera comunità anghiarese. Molti sapevano che gli “Scapelli” non erano chi dicevano di essere, ma nessuno li denunciò. Al contrario, altre persone del paese contribuirono alla loro protezione. Merendelli ha collegato queste storie alla vicenda della Resistenza locale, ricordando come “Sansepolcro fu la prima città a ribellarsi alla dittatura: se si vuole, si può combattere per la libertà ed è un dovere civico e morale di ogni cittadino, ed è importante che i ragazzi lo scoprano fin da giovani”.
Nel corso della mattinata si è parlato anche del campo di lavoro di Renicci, in località Motina, frazione del Comune di Anghiari, destinato inizialmente alla reclusione di civili rastrellati dalle truppe italiane durante l’invasione della Jugoslavia e, dopo il 25 luglio 1943, anche di un centinaio di anarchici provenienti in gran parte da Ventotene e reduci dalla guerra di Spagna. È stato ricordato come il regime del maresciallo Pietro Badoglio mantenne la categoria fascista di “nemico anti-italiano”, proseguendo nelle persecuzioni e nel razzismo anti-slavo. Le atrocità cessarono solo con la fuga in massa dei prigionieri il 14 settembre 1943, all’arrivo delle truppe tedesche. Oggi Renicci resta uno dei principali luoghi della memoria del territorio.
La riflessione sullo sterminio si è intrecciata con quella sulla Resistenza anche attraverso la proiezione di una serie di importanti documenti audiovisivi: il primo è un corto, girato interamente con un iPhone, che segue Andrea Merendelli in un viaggio attraverso Anghiari e la memoria, che l’attore protagonista dedica a suo padre, ferito a causa di una bomba proprio in quel periodo. A seguire i ragazzi hanno potuto assistere al primo episodio del documentario Unlock80, prodotto da Fondazione Progetto Valtiberina e TTV.it in collaborazione con il Teatro di Anghiari, incentrato sull’insurrezione di Sansepolcro. Infine, l’incontro in auditorium si è chiuso con un estratto del documentario Don Nilo Conti d’Anghiari, di Gianni Beretta e Ariele Savini, dedicato allo storico proposto che contribuì a salvare numerose vite durante la guerra.
Unlock80 restituisce una testimonianza dal valore unico: quella di Gherardo Dindelli, il quale partecipò alla lotta partigiana, affiancando Eduino Francini e altri partigiani locali in momenti cruciali di quella stagione. Dindelli, scomparso lo scorso dicembre all’età di quasi 102 anni, era l’ultimo superstite della Resistenza in Valtiberina, uno degli ultimi rimasti in tutta Italia.
Nel parlare ai più giovani, Merendelli ha infine sottolineato l’importanza di adottare un linguaggio capace di dialogare con il presente: “Queste cose si raccontano andando incontro alla velocità dei tempi, usando un linguaggio comprensibile per i ragazzi e dando loro la possibilità di riflettere attraverso le loro modalità narrative, che oggi sono quelle dei social, senza però perdere il contatto con la realtà tangibile”.
A evidenziare il valore educativo dell’iniziativa è intervenuta anche l’assessora alla cultura e alla pubblica istruzione del Comune di Anghiari, Ilaria Lorenzini. Le classi coinvolte sono state le terze della scuola secondaria, ragazzi più grandi e più pronti ad affrontare questi temi, già presenti nei programmi scolastici. “Il messaggio che abbiamo cercato di trasmettere è che ciò che accade lontano da noi spesso lo sentiamo meno, ma è un grande errore, perché la storia che studiamo sui libri è passata anche dai nostri paesi”, ha spiegato Lorenzini.
Con un esempio semplice, l’assessora ha chiarito il senso profondo della Giornata della Memoria: “Quando si fa un errore, il monito è sempre ‘non farlo mai più’. Ecco, questo è il messaggio: sono state fatte cose gravi e terribili e non devono accadere mai più”. Ricordando che il 27 gennaio 2026 segna anche i 25 anni dal riconoscimento ufficiale della Giornata della Memoria, Lorenzini ha concluso sottolineando come il territorio possa essere terreno fertile per il futuro: “Siamo fortunati ad avere persone preparate e sensibili. Un piccolo seme può dare grandi frutti, e noi ce la mettiamo tutta per aiutare i ragazzi a non ripetere gli errori del passato”.





