Assieme a Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, la Toscana è tra le quattro regioni che sono state commissariate dal Governo per non avere approvato il piano di dimensionamento della propria rete scolastica. Ciò sarebbe dovuto avvenire recependo le indicazioni del Ministero che, nell’attenersi agli standard previsti dal Pnrr, aveva di fatto chiesto di provvedere ad accorpare un certo numero di istituti sottodimensionati. Per svolgere questo complesso lavoro il Governo ha concesso più tempo del previsto, arrivando a individuare, tramite due proroghe, il 18 dicembre come data ultima per adempiere a quanto previsto.
Nonostante questo la Giunta Regionale Toscana, che avrebbe dovuto procedere ad accorpare sedici istituti, ha deciso di indicare le scuole che potrebbero essere interessate dal provvedimento, ma allo stesso tempo ha volutamente lasciato in sospeso questa disposizione. A quanto si apprende, tale scelta è stata compiuta sostanzialmente per una difformità che intercorrerebbe tra i numeri che il Ministero ha utilizzato per determinare il nuovo dimensionamento e quelli reali. Stando alle parole del Presidente Eugenio Giani, a Roma sarebbero stati effettuati calcoli su una stima numerica sottodimensionata rispetto a quella reale degli alunni di tutta la regione: mancando all’appello circa 8.000 studenti, secondo questo ragionamento le autonomie scolastiche da tagliare sarebbero otto e non sedici.
In ragione delle valutazioni svolte, la Regione Toscana ha quindi presentato un ricorso alla Presidenza della Repubblica, congelando gli accorpamenti previsti fino a quando tale azione non produrrà un esito. Il Governo ha però deciso di procedere al commissariamento per non mettere a rischio – così si legge nelle dichiarazioni del Ministro Valditara – le risorse già erogate del Pnrr. In definitiva, il nuovo Direttore dell’USR della Toscana, Luciano Tagliaferri, potrebbe essere ora chiamato a prendere in mano la situazione, così da poter adempiere secondo quanto indicato dal Governo. Questo significa che, in vista del prossimo anno scolastico, i sedici istituti individuati dalla Regione potrebbero, a breve, essere accorpati.
In Valtiberina tale consapevolezza non ha potuto non riportare l’attenzione sul Voluseno di Badia Tedalda e Sestino, ovvero su quello che sulla carta si presenta come l’istituto più sottodimensionato della Toscana. Stando ai numeri ufficiali, questa scuola di montagna lo scorso maggio contava 134 alunni, ovvero 266 in meno rispetto a quelli previsti, in teoria, per mantenere l’autonomia (si consideri che la soglia minima dei 600 studenti nei comuni montani è ridotta a 400). Certamente i numeri potrebbero apparire piuttosto impietosi, tanto da suscitare interrogativi, come quelli emersi nelle ultime ore, sul destino dell’istituto (che comunque – è opportuno precisarlo – non chiuderebbe i battenti, ma sarebbe sottoposto a un’importante opera di riorganizzazione). Eppure in questo caso, oltre alla rigidità dei numeri, il ragionamento deve necessariamente essere arricchito anche con altre variabili: tra tutte quella che Badia Tedalda e Sestino sono due comuni montani ultra-periferici, quindi con una condizione particolarissima che non può essere ignorata. Proprio questa potrebbe essere stata, verosimilmente, la valutazione effettuata dalla Regione Toscana, dato che – come riporta l’allegato A della delibera 1153 del 27/10/2025 – tra i sedici accorpamenti previsti il Voluseno non c’è (così come non ci sono altri casi riguardanti la provincia di Arezzo). Questo significa che in linea di principio, qualora durante il commissariamento si procedesse a ridurre il numero degli istituti autonomi attenendosi a quanto già messo a punto dalla Giunta Regionale, per il prossimo anno scolastico l’assetto dell’offerta scolastica valtiberina non andrebbe a subire variazioni.





