Eolico, ancora un progetto sul crinale di Appennino: siamo a dieci

Prevede 10 pale alte più di 200 metri posizionate nel territorio di Casteldelci al confine con la Toscana. La dettagliata descrizione delle proposte

Ancora progetti di impianti eolici che spuntano all’orizzonte sullo stesso crinale di Appennino. Dopo “Cactus Wind”, arriva quello della proponente Scirocco Energy srl che, al contrario di “Badia del Vento”, prevede la collocazione delle pale nel territorio del Comune romagnolo di Casteldelci ma con impatto in quelli toscani di Badia Tedalda e Sestino. E in questo caso i numeri sono maggiori rispetto all’impianto sul quale è arrivato il recente ok della Regione Toscana: i megawatt di potenza salgono da 29,4 a 72 e le torri sono 10 invece di 7, alte per giunta più di 200 metri. Alla voce “data di avvio” si legge 6 agosto 2025: la proposta è al momento in sede di verifica amministrativa al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per capire se siano stati presentati tutti i documenti richiesti al fine di far partire la procedura; a breve si conoscerà la risposta.

Siamo pertanto arrivati a quota 10 per ciò che riguarda i progetti che insistono sullo stesso ambito di confine fra Toscana, Emilia-Romagna e Marche. Vi sarebbe anche l’undicesimo del gruppo, quello denominato “Monte Comero”, che non conteggiamo perché investe un contesto geografico distinto e staccato dalla zona di riferimento. Gli aerogeneratori teoricamente previsti sulla mappa salgono a 76, così ripartiti: 7 per “Cactus Wind”, 8 per “La Fonte”, 7 per “Badia del Vento”, 11 per “Poggio Tre Vescovi”, 8 per “Poggio delle Campane”, 6 per “Sestino”, 9 per “Badia Wind”, 6 per “Monte Petralta”, 3 per “Poggio dell’Aquila” e infine i 10 contenuti nel progetto di Scirocco Energy. Una 77esima torre deve poi essere inserita: quella con eliche già funzionanti a Poggio dei Prati, vicino all’omonima galleria sulla strada 258 Marecchiese che precede l’arrivo a Badia Tedalda e che comunque ha un’altezza contenuta.

A oggi, l’unica certezza riguarda l’autorizzazione su “Badia del Vento”, non senza il preannunciato ricorso al Tar da parte degli enti dell’Emilia-Romagna che si sono sempre dichiarati contrari. Stesso discorso, da parte anche di associazioni e comitati, sul conto di “Cactus Wind”, che si estende alle Balze di Verghereto e a diversi punti di osservazione del Montefeltro.

La posizione dei comitati

“Qui sorge l’antico Eremo di Sant’Alberico, un luogo di grande valore storico e spirituale situato nei pressi dell’area interessata dal progetto eolico – ricordano i comitati Appennino Sostenibile e Crinali Bene Comune – che rappresenta una testimonianza preziosa della tradizione religiosa e culturale locale, ancora oggi legata profondamente all’identità del territorio e delle comunità circostanti. A poca distanza dalla stessa area di impianto, poi, sono ancora visibili i resti del Castello di Uguccione della Faggiola. Queste pietre raccontano la storia potente di uno dei condottieri più influenti del Medioevo, protagonista delle lotte tra Papato e Impero e signore di queste terre. I suoi luoghi – il castello, i ruderi, le torri – sono fondamentali frammenti di un romanzo collettivo che appartiene a tutta la nostra nazione. Casteldelci, il Senatello, la Faggiola: qui si intrecciano le radici più profonde del Montefeltro, di cui paesaggi e borghi millenari sono ancora oggi testimonianza intatta e rara. Il progetto non è quindi altro che l’ennesimo assalto speculativo all’alta Valmarecchia. Oggi, lo straordinario territorio rischia di essere sacrificato sull’altare di una transizione ecologica falsa, pilotata dall’ennesima speculazione industriale: sette pale eoliche alte come grattacieli di settanta piani si innalzeranno tra aree protette, sorgenti, borghi e chiese, violando ogni criterio di buon senso, tutela paesaggistica e rispetto della storia italiana. Non esiste alcuna necessità, se non quella del profitto di pochi, per giustificare un’opera che comporterebbe danni irreversibili all’ambiente con disboscamenti, sbancamenti e un aggravamento dei rischi di frane e dissesto idrogeologico, in un’area già fragile e recentemente colpita da eventi alluvionali violenti. Si minacciano la biodiversità e specie protette come l’aquila reale, con conseguenze dirette per gli ecosistemi e la fauna selvatica. Irrimediabilmente compromesso sarebbe anche il paesaggio, con gravi ferite visive e culturali inflitte ai borghi, ai castelli, agli eremi e alle altre testimonianze storiche tutelate. Le comunità locali, private di futuro turistico e di qualità di vita, sarebbero le prime a pagare il prezzo di una scelta ingiustificata, mentre nessun beneficio reale e condiviso arriverà per loro. Il progetto, lungi dall’essere un autentico passo verso l’energia sostenibile, si rivela invece la maschera di una falsa transizione ecologica, costruita su speculazioni finanziarie e su costi che finiranno per gravare sulle bollette di famiglie e imprese italiane, alimentando profitti privati senza rigore né responsabilità”, concludono i due comitati.

POPOLARI

- Partecipanti sostenitori -spot_img
spot_img

Indaghiamo, raccontiamo, approfondiamo

Supporta l'informazione locale: dona il tuo 5x1000 a Fondazione Progetto Valtiberina

- Partecipanti sostenitori -spot_img
- Partecipanti sostenitori -spot_imgspot_img