Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario presentato dalla Regione Umbria contro il piano di dimensionamento scolastico per l’anno 2026-2027. Una decisione che riaccende immediatamente il confronto politico su una vicenda che, nei mesi scorsi, ha avuto Città di Castello tra i principali epicentri dello scontro istituzionale. Il pronunciamento dei giudici amministrativi riguarda un aspetto procedurale e non entra nel merito della questione, ma è bastato per aprire un nuovo fronte polemico tra maggioranza regionale e opposizioni.
A intervenire per primo è stato l’assessore regionale all’Istruzione Fabio Barcaioli, che ha respinto l’interpretazione di una bocciatura definitiva del ricorso. «Il procedimento non è chiuso – ha spiegato – e presenteremo memoria di controdeduzioni. Il parere del Consiglio di Stato non affronta la sostanza della questione, ma si limita a valutare aspetti formali».
Secondo l’assessore, la battaglia contro il dimensionamento imposto dal Governo resta aperta. «Un pronunciamento diverso avrebbe rappresentato una speranza nella battaglia contro i continui tagli al sistema scolastico», ha aggiunto, sostenendo che le decisioni centrali rischiano di penalizzare territori come Città di Castello, dove la situazione è complicata anche dal cantiere fermo della scuola Dante Alighieri.
Barcaioli ha inoltre criticato duramente le reazioni di parte dell’opposizione, accusata di esultare davanti a una decisione che, a suo avviso, rischia di danneggiare il sistema scolastico regionale. «È inaccettabile – ha dichiarato – che chi dovrebbe avere a cuore l’istruzione regionale scelga di gioire davanti a decisioni che penalizzano i nostri studenti».
Ma proprio dalle opposizioni è arrivata la replica più dura. Il segretario della Lega Umbria e deputato Riccardo Augusto Marchetti ha parlato senza mezzi termini di «propaganda smascherata». «Il ricorso della Regione è stato dichiarato inammissibile – ha affermato – e questo certifica il fallimento politico della gestione della vicenda da parte della giunta regionale». Secondo Marchetti, l’origine del problema risiederebbe nell’inerzia della Regione che, non assumendo decisioni per tempo, avrebbe determinato il commissariamento della procedura e l’inserimento di Città di Castello nel piano degli accorpamenti.
L’esponente della Lega ha inoltre accusato la sinistra regionale di aver confuso il tema del dimensionamento con quello della ricostruzione della scuola Dante Alighieri, rivendicando invece un proprio intervento per individuare le risorse necessarie alla ricostruzione dell’edificio.
Sulla stessa linea anche Fratelli d’Italia. Il coordinatore comunale di Città di Castello Francesco Algerini Rignanese ha parlato di «certificazione del fallimento amministrativo della Regione», accusando l’assessore Barcaioli di «inventare esultanze inesistenti per coprire errori e ritardi nella gestione della vicenda».
«Il commissario – ha dichiarato – è intervenuto solo perché la Regione ha rinunciato a decidere per mesi». Critiche sono state rivolte anche all’amministrazione comunale tifernate, accusata di non aver difeso con sufficiente forza gli interessi del territorio.
Dal fronte della maggioranza regionale è invece arrivata la difesa della linea intrapresa dalla giunta. La consigliera regionale Letizia Michelini (Partito Democratico) ha sottolineato come il parere del Consiglio di Stato non rappresenti affatto la parola definitiva sulla vicenda. «Il pronunciamento riguarda esclusivamente un aspetto procedurale – ha spiegato – e non entra nel merito delle decisioni assunte».
Secondo Michelini restano quindi aperte le responsabilità politiche del Governo nazionale e del Ministero dell’Istruzione, accusati di aver imposto tagli al sistema scolastico senza tenere conto delle specificità territoriali. La consigliera dem ha inoltre ricordato che la vicenda riguarda anche il ricorso presentato dal Comune di Città di Castello, che prosegue il proprio iter.





