Aree interne, per il Governo “declino irreversibile”: quale futuro per la Valtiberina?

Per i comuni con una “struttura demografica compromessa” – come Badia Tedalda e Sestino – non sono contemplate prospettive diverse da quella dell’abbandono

Dalle Alpi alla Sicilia, il nuovo Piano Nazionale Strategico delle Aree Interne non poteva non suscitare un coro di reazioni critiche. Nel documento redatto dal Governo nei mesi scorsi sono, infatti, state pianificate misure non soltanto per favorire un rilancio dei territori italiani più svantaggiati, ma anche per “accompagnare” quelli più depressi “in un percorso di spopolamento irreversibile”. Per la prima volta, dunque, per alcuni comuni non è stato previsto un destino diverso da quello di un definitivo abbandono.

Di certo a imprimere questo orientamento hanno contribuito le mutate proiezioni demografiche nazionali che, stando agli studi del CNEL e del CENSIS, sono sensibilmente peggiorate rispetto a quelle degli anni scorsi. Il diffuso aggravarsi di questa situazione ha quindi fatto maturare l’idea che i rami ormai secchi del Paese, metaforicamente parlando, siano da tagliare una volta per tutte. Ciò è spiegato piuttosto chiaramente nella parte del documento in cui per le diverse tipologie di territori vengono previsti quattro distinti obiettivi che si propongono, a seconda dei casi, di invertire, ridurre o accompagnare le tendenze demografiche in atto. Proprio in riferimento a quest’ultima prospettiva, il nuovo piano riporta testualmente quanto segue: “Un numero non trascurabile di Aree interne si trova già con una struttura demografica compromessa (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni) oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita.

Difficile, stando a queste parole, non collocare in questa categoria i due comuni ultraperiferici della Valtiberina, ovvero Badia Tedalda e Sestino. Demograficamente parlando, il primo dal 2012 al 2025 è passato da 1087 a 961 individui, facendo registrare un decremento demografico dell’11,5%. Qualcosa di simile è avvenuto anche per il secondo, Sestino, che passando da 1428 a 1168 residenti ha visto diminuire la propria popolazione del 18,2%. In entrambi i casi la flessione è stata decisamente più marcata della media delle aree interne italiane, di conseguenza, stando a quanto riportato nel documento, le misure che negli anni futuri andranno a beneficio di questi territori saranno esclusivamente finalizzate ad accompagnare un percorso di spopolamento che il Governo ha definito irreversibile.

In questa sede è forse opportuno ricordare che la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) si pone da anni l’obiettivo di contrastare il fenomeno dello spopolamento e di promuovere lo sviluppo economico, sociale e culturale delle aree interne del Paese. Solitamente, per favorire il raggiungimento di questo fine, in tali territori vengono messe in atto misure volte a migliorare la qualità dei servizi – a partire dai trasporti, la sanità e l’offerta scolastica – e a stimolare la nascita di nuove opportunità economiche (soprattutto nei settori della cultura, del turismo e dell’agricoltura). Chissà, quindi, cosa accadrà da ora in avanti nei comuni montani della Valtiberina? In tutta Italia nei comuni ultraperiferici vive l’1,2% della popolazione nazionale: senza una decisa azione di sostegno è facile dedurre che per tale componente sarà sempre più difficile vivere in aree in cui l’offerta di servizi rischia di rarefarsi ulteriormente. Proprio i crescenti disagi potrebbero, più che accompagnare, accelerare il processo di abbandono e spopolamento, con la conseguenza di lasciare totalmente incustoditi paesi, abitati, vie di comunicazione e versanti che senza una presenza umana sarebbero presto oggetto di incuria e degrado. Una prima valutazione che, probabilmente, in questo caso sarebbe da fare, potrebbe riguardare proprio questo punto cruciale: a prescindere dal trend demografico, non sarebbe più opportuno continuare ad investire risorse sulla vitalità (e non sulla morte) di certi luoghi, anziché farlo tra qualche anno per poter garantire, da lontano, una minima opera di manutenzione del territorio?

Seppur non siano molte, a Badia Tedalda, a Sestino (ma anche a Caprese Michelangelo e in diversi altri comuni della Toscana appenninica) ci sono persone, talvolta giovani, che hanno scelto di vivere in tali territori. A testimoniare ciò è anche il primo cittadino di Sestino, Franco Dori, il quale – contattato telefonicamente – si appella proprio a questa tendenza per fornire prova del fatto che anche nel Comune da lui amministrato ci sono individui sotto i trent’anni che hanno deciso di rimanere nel contesto geografico dove sono cresciuti: “Non sono casi sporadici – ha spiegato Dori – e talvolta, manifestando un ammirabile attaccamento alle radici di questi luoghi, decidono di riprendere i mestieri dei genitori e dei nonni. Questo è sicuramente un fenomeno che, seppur in maniera ancora timida, contribuisce a tenere vivo un tessuto socio-culturale che si rifà alle tradizioni e al valore diffuso di questo antico territorio.”

In un momento storico in cui la tecnologia è in continua evoluzione e gli strumenti a disposizione del presente hanno già contribuito ad azzerare le distanze fisiche (si pensi allo smart working) potrebbe, infine, essere sensato riflettere sul fatto che in futuro una quota crescente di persone potrebbe lavorare anche da aree piuttosto dislocate come quelle dei comuni ultraperiferici. Anche in considerazione di ciò, forse sarebbe necessario incorporare tale aspetto all’interno delle valutazioni che ha effettuato il Governo, così da rivedere una decisione che potrebbe portare alla definitiva morte delle aree montane svantaggiate.

POPOLARI

- Partecipanti sostenitori -spot_img
spot_img

Indaghiamo, raccontiamo, approfondiamo

Supporta l'informazione locale: dona il tuo 5x1000 a Fondazione Progetto Valtiberina

- Partecipanti sostenitori -spot_img
- Partecipanti sostenitori -spot_imgspot_img