Bocciare i tanti progetti eolici previsti sui crinali dell’Appennino anche per evitare il rischio di spopolamento. I Comuni toscani, romagnoli e marchigiani più direttamente coinvolti si sono dati appuntamenti nei giorni scorsi alle Balze, quindi ai piedi del monte Fumaiolo, per un incontro promosso dal sindaco di Verghereto, Enrico Salvi, che ha visto una straordinaria partecipazione di persone, legatissime a questi luoghi perché di essi sono originarie e perché a favore di essi hanno compiuto la loro scelta di vita. L’incontro ha dato voce a una comunità intera che si sente minacciata da una pioggia di progetti eolici industriali: ben otto, che prevedono l’installazione di aerogeneratori alti circa 200 metri.
“Colossi di ferro e cemento che, se realizzati – fanno notare – cambierebbero per sempre il volto delle nostre montagne, spezzando l’armonia di paesaggi che da secoli custodiscono natura, storia e cultura”. Nel corso dell’incontro sono state raccolte diverse testimonianze: agricoltori che vivono del proprio lavoro sulla terra, famiglie trasferitesi dall’estero, residenti che pur vivendo lontano conservano un forte legame con queste zone, operatori locali preoccupati per il futuro di turismo e agricoltura. È emersa anche la voce di chi ha investito nel recupero di edifici e case, e che ora guarda con incertezza alle conseguenze dell’insediamento degli impianti eolici.
I colleghi Fabiano Tonielli di Casteldelci, Mirco Ruggeri di Carpegna, Romina Pierantoni di Borgo Pace, Enrico Spighi di Bagno di Romagna e Franco Dori di Sestino hanno rivolto un appello al sindaco di Verghereto, Enrico Salvi, perché si unisca a loro nella battaglia comune. “Queste pale alte 200 metri, con rotori dal diametro pari all’altezza della cupola di San Pietro – fanno presente – rischiano di svuotare i borghi, cancellando sogni, sacrifici e prospettive. Non solo: i progetti aprono scenari drammatici di dissesto idrogeologico, per colpa degli scavi e delle colate di cemento in territori già fragili e marginali. Tutto questo nel nome di una falsa transizione green, che nulla ha a che vedere con la vera tutela dell’ambiente. Sono invece speculazioni, spesso società dal capitale sociale di appena 10mila euro, senza alcuna solidità, pronti a inseguire incentivi e profitti rapidi lasciando in eredità a queste comunità solo scheletri di ecomostri e territori devastati per sempre. Solo con una voce unitaria sarà possibile opporsi a progetti che minacciano la sopravvivenza delle nostre comunità e difendere davvero l’integrità dei nostri territori”.
Il messaggio lanciato dai sindaci è chiaro: serve un fronte comune contro quelle che sono state definite le “gravi prevaricazioni” della Regione Toscana. Nel mirino c’è l’approvazione del progetto di Badia del Vento nella fascia di confine con l’Emilia Romagna. Una scelta che, secondo gli amministratori, tutela i paesaggi toscani a scapito di quelli del vicinato. Un atto di “egoismo istituzionale”, così è stato definito l’atteggiamento della Regione. Per questo i sindaci chiedono di agire subito: “in gioco ci sono la vita e la dignità delle comunità che popolano queste zone”.





