Chi pagherà l’acqua di Montedoglio immessa sul Trasimeno?

Al momento non sono stati previsti corrispettivi, di conseguenza la risorsa idrica utilizzata non è sottoposta a transazioni economiche

Sono trascorse poco più di due settimane dalla sua entrata in funzione e già la linea di adduzione attraverso cui ogni secondo 200 litri di acqua dell’invaso di Montedoglio arrivano al Trasimeno, è stata oggetto di un’interrogazione che sarà presentata in una delle prossime sedute del Consiglio Regionale dell’Umbria. Il dato su cui Enrico Melasecche della Lega ha chiesto di fare chiarezza riguarda essenzialmente l’effettiva portata della condotta. Proprio su tale aspetto negli ultimi giorni sono sorti dubbi sul fatto che il quantitativo d’acqua possa essere inferiore a quello dichiarato (appunto 200 litri al secondo): a sollevare l’interrogativo potrebbero essere state alcune fotografie e video, circolate di recente in alcuni canali social, dove si vede uscire dalla condotta un flusso d’acqua che sembra apparire piuttosto contenuto. Su questo sarà dunque necessario attendere una risposta ufficiale in Consiglio Regionale. Nonostante ciò si può però forse già segnalare che, calcolatrice alla mano, l’acqua trasferita verso il lago umbro potrebbe non essere sufficiente a far innalzare il livello idrometrico di 10 cm all’anno. Anche se, infatti, dovessero essere 200 l/s, quindi 17.280 m³ al giorno, in un anno giungerebbero sul Trasimeno 6.307.200 m³ di acqua, ovvero una quantità che, in relazione all’estensione del lago (128 km²), consentirebbe di ottenere un beneficio di circa +5 cm.

Al di là di tali questioni tecniche, da qualche giorno hanno iniziato a circolare anche alcune domande di natura spiccatamente economica: l’acqua trasferita da Montedoglio al Trasimeno ha un costo? E casomai, chi sarà chiamato a sostenere lo stesso? Non è in effetti insensato interrogarsi su ciò, visto che ad ora non sono state fornite informazioni in merito. Appare pertanto lecito supporre che l’ente gestore della diga, l’EAUT, possa chiedere un corrispettivo, dato che questo è quanto avviene negli altri casi in cui la risorsa idrica viene venduta per usi irrigui o idropotabili. In altre parole, perché se l’acqua non viene ceduta gratuitamente nemmeno quando potrebbe essere considerata un bene di prima necessità, quella che si immette in un lago non dovrebbe prevedere un corrispettivo? È vero, in questo caso si potrebbe utilizzare lo stesso approccio secondo cui pure il deflusso che dall’invaso torna sul Tevere non è, ovviamente, sottoposto a transazioni economiche. C’è però una differenza: semplicemente, il fiume riprende la sua acqua in loco, subito dopo lo sbarramento, mentre il lago, per ottenere una parte della stessa, ha necessariamente bisogno di un’infrastruttura (con relativa manutenzione) che ne garantisca l’adduzione a più di 40 km di distanza.

L’idea che la risorsa idrica possa essere pagata potrebbe trovare un’ulteriore ragione anche sul fatto che i 200 m³ non saranno erogati soltanto in alcuni periodi utilizzando le acque in esubero, bensì in maniera continuativa per tutto l’anno. Per quanto il flusso verso il Trasimeno sia contenuto, non è quindi da escludere che questo possa sottrarre, nei periodi di maggiore siccità, una parte di quell’acqua che di norma è destinata ad uso irriguo. L’invaso di Montedoglio è nato proprio per assolvere, principalmente, questa funzione, dopodiché con il tempo si è aggiunta quella idropotabile. Soprattutto chi risiede in Alta Valle del Tevere e utilizza, in un modo o nell’altro, l’acqua del bacino artificiale, non può non avvertire il gusto amaro della beffa, visto che la condizione di dover convivere, a distanza ravvicinata, con l’infrastruttura non si è mai tradotta in un effettivo vantaggio economico.

Ad ogni modo, per tornare agli interrogativi sopra, al momento non sono previsti corrispettivi per l’acqua che Montedoglio fornisce al Trasimeno. Ciò si deve probabilmente al fatto – più che comprensibile e legittimo – che l’emergenza ecologica in cui versa il lago umbro è tale che la strategia che le due Regioni, assieme agli altri enti preposti, hanno messo a punto non concede, nella sua straordinarietà, spazio a ipotetiche logiche di compravendita. Allora forse però il problema è un altro e riguarda l’intero schema attraverso il quale si vorrebbe aiutare il Trasimeno: per eliminare possibili paradossi e disinnescare eventuali malcontenti, si dovrebbe pensare a un sistema di adduzione diverso, come quello del fosso Paganico che potrebbe entrare in funzione il prossimo anno. Questo sarebbe poi il caso che andasse a utilizzare la sola acqua in esubero, avvalendosi del massimo della sua portata esitabile nei soli periodi in cui questo tipo di utilizzo non entri in concorrenza con gli altri. L’assenza di un corrispettivo potrebbe invece essere risolta realizzando, ad esempio, impianti per trasformare il flusso in uscita da Montedoglio in energia idroelettrica, quindi pulita e rinnovabile. Sarebbe, infine, opportuno procedere alla completa valorizzazione dell’invaso (a partire, ad esempio, dalla sua potenziale fruizione turistica), in maniera tale che questo possa iniziare a produrre evidenti vantaggi per i cittadini del territorio valtiberino. Applicando un modello di questo tipo, cioè che sappia andare incontro alle esigenze di tutti, non è da escludere che il bacino più grande dell’Italia centro-settentrionale possa fornire risposte plurime ed efficaci.

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