Da qualche anno è tornata al centro del dibattito pubblico la proposta d’istituire un Parco Nazionale nell’area appenninica compresa tra i monti Catria, Nerone e l’Alpe della Luna. Le diverse iniziative tenutesi su questo tema, assieme ai paralleli approfondimenti giornalistici effettuati anche da questa testata, hanno alimentato un dibattito che si è finora incanalato in una logica di marcata contrapposizione tra chi è favorevole all’istituzione di tale area protetta e chi, invece, si pone in una posizione di contrarietà.
Di fronte a una situazione di questo tipo è dunque naturale che venga da chiedersi quali potrebbero essere gli orientamenti delle persone che vivono nell’area interessata dal progetto del Parco Nazionale. A fornire possibili risposte rispetto a ciò ha provveduto uno studio condotto da un gruppo di ricercatori e ricercatrici del DESP (Dipartimento di Economia, Società, Politica) dell’Università di Urbino. Al fine di effettuare una rilevazione statisticamente significativa, da un un punto di vista metodologico è stato individuato un campione rappresentativo per genere, età e comune di residenza: nel complesso, nel corso del 2023 sono stati intervistati 817 individui dell’area marchigiana di Acqualagna, Apecchio, Borgo Pace, Cagli, Cantiano, Fermignano, Frontone, Mercatello sul Metauro, Piobbico, Sant’Angelo in Vado, Serra Sant’Abbondio, Urbania e Urbino. Al fine di fotografare meglio la situazione, nei comuni con popolazione sotto i 5.000 abitanti sono stati raccolti dati in maniera tale da evitare distorsioni dovute all’esiguità dei numeri.
I risultati dell’indagine sono quindi stati presentati al pubblico durante il convegno “Il parco che non è” che si è tenuto lo scorso 29 novembre a San Giustino. La prof.ssa Elisa Lello, che ha fatto parte del gruppo di lavoro, si è occupata di restituire quanto rilevato, mostrando in primo luogo un prospetto che riepiloga quantitativamente i diversi orientamenti rispetto alla possibile istituzione del Parco Nazionale Catria, Nerone, Alpe della Luna.

Tabella che riepiloga i dati raccolti dal gruppo di lavoro del DESP dell’Università di Urbino di cui, oltre a Elisa Lello, hanno fatto parte anche Eduardo Barberis, Elena Viganò e Angela Genova.
Già da questo primo dato emerge che il numero di persone a favore del Parco è superiore a quello di coloro che si dichiarano contrari. Osservando le percentuali è però giusto precisare che la maggior parte degli intervistati subordini la propria propensione positiva alla possibilità che possa esserci un coinvolgimento diretto delle comunità locali.
Oltre a ciò, questo primo risultato dimostra che a seconda della grandezza del comune di residenza i valori tendono a cambiare significativamente: in particolare i residenti dei piccoli centri (ovvero quelli con meno di 2.500 abitanti) manifestano un atteggiamento più critico rispetto agli altri dei comuni più grandi, con una percentuale di contrarietà del 21,8%, quindi grossomodo doppia rispetto a quelli dei municipi di grandezza maggiore. Tra questi ultimi, gli individui dei comuni con più di 5.000 unità demografiche tendono maggiormente a vincolare il proprio parere favorevole alla condizione, sopra citata, di un maggiore coinvolgimento attivo.
Molto interessante è anche quanto si può osservare nelle differenza di orientamento in base alle classi di età. Dalle percentuali che la prof.ssa Elisa Lello ha restituito, si nota che a dare il maggiore sostegno al Parco sono i più giovani (in particolare coloro che hanno dai 18 ai 29 anni), mentre il target intermedio di coloro che hanno un’età compresa tra i 30 e i 44 anni si contraddistingue per la più alta percentuale di persone critiche (21% sul totale). Lo stesso valore poi torna ad attenuarsi per le fasce anagraficamente più alte.

Prospetto che riepiloga i dati raccolti dal gruppo di lavoro del DESP dell’Università di Urbino.
Rispetto alla percezione dei possibili impatti che il Parco Nazionale andrebbe a generare, si rimanda al grafico sottostante attraverso cui, soffermandosi sugli “impatti negativi e molto negativi”, si nota che – pur rimanendo circoscritti a percentuali minori – i maggiori timori delle persone intervistate si riversano sulle possibili limitazioni che l’area protetta potrebbe istituire sulla pratica della caccia (27%) e sulle attività estrattive (27%). Significativo, invece, il fatto che molti degli individui interpellati associno l’istituzione del Parco a un possibile incremento del turismo (87%).

Orientamenti sui possibili impatti che il Parco Nazionale andrebbe a generare (il grafico è stato mostrato pubblicamente dalla prof.ssa Elisa Lello durante l’iniziativa “Il Parco che non è” che si è tenuta a San Giustino lo scorso 29 novembre).
In definitiva, lo studio condotto dal DESP dell’Università di Urbino ha saputo fare luce su un dato che sarebbe senz’altro opportuno ricondurre nel complesso quadro di valutazioni che, al netto delle differenti vedute, dovrebbe – nell’interesse di tutti – essere esaminato con attenzione e senza preclusioni.





