Il Parco Nazionale può funzionare qui?

Se ne è parlato nel corso di un partecipato incontro a San Giustino tra indagini sulla popolazione, studi e testimonianze. I promotori: “È l’unico modo per salvare le aree appenniniche”

L’idea di istituire un nuovo parco nazionale che metta insieme le aree dei monti Catria, Nerone e Alpe della Luna è da tempo al centro del dibattito nelle zone appenniniche tra Umbria, Toscana e Marche. È un progetto che promette tutele ambientali più forti e nuove opportunità turistiche e di sviluppo, ma che solleva anche timori legati ai vincoli, alla gestione del territorio e al ruolo delle comunità locali. Di tutto questo si è parlato a lungo – per tutto il pomeriggio e fino a sera – nell’incontro pubblico “Il Parco che non è”, che si è svolto sabato 29 novembre al Museo del Tabacco di San Giustino.

La sala era piena, nonostante l’orario e il giorno festivo: amministratori, rappresentanti di associazioni, tecnici, cacciatori, agricoltori e molti cittadini arrivati dai comuni potenzialmente coinvolti nel perimetro del futuro parco. L’iniziativa era promossa dal Comitato promotore Parco nazionale Catria, Nerone e Alpe della Luna insieme alla Fondazione Progetto Valtiberina, con la moderazione di Gabriele Marconcini e l’apertura affidata alla proiezione di una sintesi della docuserie “Parco Sì – Parco No: il futuro delle aree appenniniche” realizzata da TTV.it per raccontare il confronto in corso sui territori (a questo link tutti gli episodi).

Il ruolo dei comuni e delle comunità locali

Ad aprire i lavori è stato il sindaco di San Giustino, Stefano Veschi, che ha riassunto il senso dell’appuntamento: “È giusto che di questo tema si parli e si espongano le diverse ragioni del “Parco sì” e del “Parco no”: serve un percorso condiviso. Giusto interrogarci, giusto approfondire e indagare le possibili strade”. L’idea, ha spiegato Veschi, deve essere quella di dare vita ad un processo di discussione costruttivo.

Proprio il rapporto tra progetto di parco e comunità locali è stato uno dei fili conduttori del pomeriggio. Giovanni Paci, presidente del Comitato promotore, ha ripercorso le tappe dell’iniziativa e il quadro istituzionale in cui si muove, provando a spiegare perché, secondo i promotori, una quota di Appennino oggi priva di tutele unitarie potrebbe avere bisogno di uno strumento come il parco nazionale per affrontare la crisi climatica, lo spopolamento e la difficoltà di tenere insieme attività economiche e conservazione della natura.

Il Parco Nazionale può funzionare qui? - Ambiente | TTV.it

Il sondaggio tra i residenti

Un contributo atteso era quello di Elisa Lello, sociologa dell’Università di Urbino, che ha presentato i risultati di un’indagine svolta tra gli abitanti dei territori interessati. Il suo intervento ha offerto un primo dato utile per andare oltre le impressioni: la popolazione interpellata, in media, guarda con favore all’ipotesi del parco, ma con una condizione molto chiara.

La disponibilità al “Parco sì”, ha spiegato Lello, è alta «purché sia riservato un ruolo di primo piano alle comunità locali», evitando decisioni calate dall’alto. Nelle risposte raccolte emergono infatti due elementi: da un lato l’idea che uno strumento di tutela possa portare risorse, visibilità e opportunità legate al turismo lento e alla valorizzazione dei prodotti locali; dall’altro la preoccupazione che norme troppo rigide possano limitare le attività tradizionali, dall’agricoltura alla gestione dei boschi fino alla caccia. In questo quadro, la partecipazione dei residenti ai processi decisionali viene percepita come la condizione per rendere accettabile e utile il progetto.

Ambiente, vincoli e gestione del territorio

La discussione è entrata poi nel merito dei possibili effetti di un parco nazionale sulla gestione concreta dei luoghi. Alcuni interventi si sono concentrati sulla cornice strategica: è stato ricordato come la Strategia nazionale per la biodiversità 2030 chieda all’Italia di aumentare la percentuale di territorio protetto e di garantire corridoi ecologici continui tra aree montane oggi frammentate. In questo senso, i rilievi di Catria, Nerone e Alpe della Luna rappresentano un tassello importante, perché collegano sistemi naturali già tutelati e ospitano habitat sensibili, specie faunistiche rare e vasti boschi.

Altri passaggi hanno riguardato gli aspetti giuridici e amministrativi: i parchi nazionali non sono tutti uguali e la loro efficacia dipende molto dai piani che regolano le attività ammesse, dalla disponibilità di risorse e dalla capacità dell’ente gestore di lavorare con i comuni. È stato ricordato, ad esempio, che le regole sulla caccia, sul taglio dei boschi e sulle nuove costruzioni non derivano automaticamente dalla “sigla” di parco nazionale, ma da scelte specifiche che dovranno essere oggetto di confronto.

Su questo terreno si è inserito anche il punto di vista del mondo venatorio e di chi vive la montagna per lavoro. La caccia e l’allevamento sono stati indicati come elementi che, nel bene e nel male, hanno contribuito a mantenere presidiati luoghi che altrimenti rischierebbero l’abbandono. La richiesta emersa da questi interventi non è stata quella di escludere il parco in quanto tale, ma di non trasformarlo in un insieme di divieti che ignorano le pratiche esistenti.

I casi di chi in un parco nazionale ci vive già

Una parte del pomeriggio è stata dedicata ai racconti di chi vive e amministra territori già compresi in un parco nazionale, chiamati a spiegare cosa è cambiato – nel bene e nel male – dopo l’istituzione dell’area protetta. L’intervento del sindaco di San Godenzo, Emanuele Piani, è servito a portare la prospettiva di un comune che fa parte del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna.

Hanno portato la loro testimonianza anche operatori economici che lavorano da anni all’interno di aree protette, a partire da chi gestisce strutture ricettive e servizi legati all’escursionismo. I loro interventi hanno sottolineato come, in molti casi, il parco nazionale abbia contribuito a costruire un’immagine di qualità legata ai paesaggi e ai prodotti locali, ma anche quanto conti la capacità di fare rete e di non lasciare soli i piccoli imprenditori.

Il Parco Nazionale può funzionare qui? - Ambiente | TTV.it

La posizione della Regione Umbria

L’evento ha visto anche il saluto istituzionale dell’assessore regionale umbro all’energia, all’ambiente e al paesaggio, Thomas De Luca, che ha sottolineato l’importanza di “parlare di queste cruciali tematiche nelle opportune sedi, con questi approcci costruttivi”. De Luca ha quindi insistito sulla necessità di tenere insieme gli obiettivi di tutela ambientale con quelli di tenuta sociale delle aree interne: contrasto allo spopolamento, qualità dei servizi, possibilità per i giovani di restare o tornare. In quest’ottica, ha detto, momenti come quello di San Giustino sono utili non soltanto per misurare le posizioni a favore o contro, ma per far emergere bisogni e proposte concrete dei residenti.

Un confronto destinato a proseguire

Dopo gli interventi programmati, il microfono è passato al pubblico in sala, con domande, critiche e osservazioni che hanno contribuito a prolungare il dibattito fino alla sera. I promotori hanno ribadito che l’obiettivo dell’incontro non era quello di chiudere la discussione, ma di aprirla ulteriormente, provando a fornire strumenti di conoscenza più solidi. “Il confronto di oggi ci dice che c’è una forte esigenza di capire, di approfondire, di non fermarsi ai pregiudizi – ha aggiunto Paci – Speriamo che il prossimo incontro ci porti finalmente a elaborare qualcosa di concreto: proposte, progetti, atti di indirizzo”.

POPOLARI

- Partecipanti sostenitori -spot_img
spot_img

Indaghiamo, raccontiamo, approfondiamo

Supporta l'informazione locale: dona il tuo 5x1000 a Fondazione Progetto Valtiberina

- Partecipanti sostenitori -spot_img
- Partecipanti sostenitori -spot_imgspot_img