Un nuovo progetto eolico si aggiunge alla lunga serie di impianti presentati negli ultimi anni sui crinali dell’Appennino al confine tra Toscana, Marche ed Emilia-Romagna. Sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (LINK) è stata pubblicata la documentazione relativa all’impianto proposto dalla società Maestrale Energy srl: dodici aerogeneratori per una potenza complessiva di 86,4 megawatt, da collocare nel territorio del Comune di Sestino, con opere di connessione che interesserebbero anche
Badia Tedalda.
L’area individuata si trova in prossimità del Monte Maggio e del Poggio delle Campane, una zona già interessata da altri due progetti (14 pale complessive) attualmente in esame presso il MASE. Sempre nel territorio comunale di Sestino sono inoltre in valutazione ulteriori sei aerogeneratori in località Monte Petralta, al confine con la Regione Marche.
Impianti eolici: una concentrazione crescente
In una nota, l’associazione Appennino Sostenibile ha evidenziato come nel raggio di circa quindici chilometri – tra le province di Arezzo, Rimini, Forlì-Cesena e Pesaro-Urbino – i progetti presentati o in iter superino le ottanta unità, anche se non tutti arriveranno necessariamente alla fase realizzativa. È il segno di una pressione crescente sui crinali appenninici, dove si intrecciano obiettivi di transizione energetica, vincoli paesaggistici e opposizioni territoriali.
Per il progetto Maestrale Energy il termine per la presentazione delle osservazioni è fissato al 14 marzo. Le torri sarebbero collegate alla futura stazione elettrica prevista a Pian di Rogna, in località Ponte Presale.
I precedenti e il caso di Badia del Vento
Il nuovo capitolo si inserisce in un contesto già segnato da scelte controverse. Lo scorso luglio, come noto, la Regione Toscana ha approvato il progetto eolico di Badia del Vento, con sette pale nel territorio di Badia Tedalda, in zona Monte Loggio. Una vicenda che ha mostrato quanto sia delicata la partita sui crinali di confine: il progetto, approvato dalla Regione Toscana e dal Comune di Badia Tedalda, è stato infatti osteggiato dai comuni romagnoli e dalla Regione Emilia-Romagna, che ne contestano l’impatto su territori limitrofi come Casteldelci, senza benefici diretti. Una contrapposizione legata proprio alla natura “di confine” degli impianti, dove gli effetti paesaggistici non si fermano ai limiti amministrativi.
Nel frattempo altri progetti, come quello del Passo di Frassineto, hanno invece ricevuto uno stop, a dimostrazione di un quadro ancora in evoluzione e fortemente frammentato.
Nuove pale a Sestino, le reazioni
Contattato dai media locali, il sindaco di Sestino Franco Dori ha ribadito la contrarietà già espressa con una delibera di giunta e consiglio comunale. “Si tratta della solita azienda proponente con l’ennesimo progetto”, ha dichiarato, sottolineando come la finalità sia economica e auspicando un intervento statale che ponga un freno alla proliferazione degli impianti.
Sulla vicenda è intervenuto in queste ore anche il consigliere regionale marchigiano della
Lega Nicolò Pierini, che parla di “crinali appenninici sempre più industrializzati” e respinge l’ipotesi di nuove torri. “I nostri crinali non possono diventare aree industriali a cielo aperto con torri alte 200 metri”, afferma Pierini, sostenendo che lo sviluppo dell’entroterra debba puntare su turismo sostenibile e valorizzazione dei borghi. “Sono favorevole alle energie rinnovabili, ma non a costo di snaturare ciò che rende unico il nostro territorio”.
Il consigliere riferisce di aver condiviso la posizione con l’assessore regionale marchigiano all’energia Giacomo Bugaro e annuncia un’opposizione formale nell’ambito delle proprie competenze in Commissione Ambiente e Territorio: “Ho preso un impegno preciso con i cittadini: difendere il Montefeltro e l’entroterra da scelte calate dall’alto che rischiano di comprometterne il futuro” ricorda Pierini.





