Sestino nella crisi del Settecento

Cosa resta della visita del Granduca Pietro Leopoldo e delle sue osservazioni su una comunità già allora fragile, tra isolamento e spopolamento

Rileggere le pagine sulla visita del Granduca Pietro Leopoldo a Sestino, il 19 settembre 1777, pubblicate da Lucia Bonelli Conenna nel 2002 nella collana delle Edizioni CREAAP di Sestino-Badia Tedalda non è solo ripercorrere una straordinaria pagina di storia locale ma uno stimolo a ragionare sulle differenze, o uguaglianze, tra Sestino di oggi e Sestino del Settecento. Anche per questo una pubblica riflessione e una memoria nel porticato d’ingresso al Comune per ricordare tale visita sarebbero una operazione positiva. Anche perché varie furono le attenzioni di Pietro Leopoldo in favore della nostra comunità, e in modo particolare i molteplici interventi a seguito del terremoto del 1781. Oggi sarebbe anche un momento di particolare attenzione verso il personaggio e il Granducato, con le ricorrenze di Cosimo I e, attualissimo, il volume del Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, eretto a “Cittadino onorario di Sestino” recentemente.

Precisamente il 19 settembre del 1777, dunque quasi due secoli e mezzo fa, il Granduca Pietro Lepoldo percorreva le strade che da Badia Tedalda portano al Sasso di Simone e a Sestino. Viabilità tremenda. E quello che ne esce fuori è una piccola comunità montana, in spopolamento, basata sull’agricoltura e l’allevamento e pochi artigiani. E si può aggiungere la presenza di una “Nullius Diocesis” per l’organizzazione religiosa. La realtà religiosa, con molte parrocchie ma pochi praticanti, un convento agostiniano e un altro convento di monache, era una straordinaria occasione per dare alle famiglie un “rifugio” accanto al parroco parente, anche se tutti di scarsa economia.

Con poche parole, il Granduca scrive che Sestino ha circa 1500 abitanti – più di oggi – che tendono ad andare via, che comandano molto i proprietari di terreno e spesso la gente non va d’accordo. Forse da allora abbiamo ereditato qualche abitudine, come quella, ad esempio, di essere isolati e di non amare connessioni. Vale la pena di ricordare, dopo le bellezze evidenziate dal Granduca con un’attenta perlustrazione sul Sasso di Simone, il fatto che Sestino non ha mai aderito ad un parco interregionale, come Carpegna e Pennabilli, per il Sasso di Simone, il Simoncello e l’ambiente collegato. Se ci fosse quell’accordo attualmente sarebbe più facile arginare la voglia di mettere megapale eoliche nella zona.

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