Il referendum del 2 giugno 1946 segnò anche a Sansepolcro uno spartiacque politico e civile. A ottant’anni da quella stagione, i documenti d’archivio raccolti da Stefano Milani, presidente del Museo e Biblioteca della Resistenza, restituiscono il lavoro amministrativo e istituzionale che preparò la città al voto sulla forma dello Stato e all’elezione dell’Assemblea costituente, in un passaggio storico che si svolse nell’anno dell’ingresso delle donne nel corpo elettorale.
Per Sansepolcro il voto femminile non arrivò come una novità assoluta il 2 giugno. Le donne avevano già partecipato alle elezioni comunali del marzo 1946, nelle quali fu eletta anche la prima consigliera di sesso femminile, Noemi Venturi, nella lista Ricostruzione.

La preparazione cominciò mesi prima. Un documento del Municipio di Sansepolcro del 18 luglio 1945 riguarda la “formazione della lista elettorale femminile” e registra un elenco preparatorio di 4.121 iscritte, comprese profughe e sfollate. La lista femminile fu poi approvata il 25 ottobre 1945 dalla commissione competente, con 4.071 elettrici. Per il referendum e la Costituente i certificati elettorali complessivamente compilati risultano 8.123: 3.940 per gli uomini e 4.183 per le donne.
Accanto all’allargamento del diritto di voto, le carte mostrano anche l’altro versante del dopoguerra: la selezione degli aventi diritto nel contesto dell’uscita dal fascismo. Il 30 gennaio 1946 il sindaco Carlo Dragoni trasmise alla Commissione provinciale per le sanzioni contro il fascismo di Arezzo un elenco di persone indicate dal Comitato di Liberazione Nazionale da sospendere dal voto, perché ritenute prive dei requisiti di “rettitudine e probità politica” per l’attività svolta come squadristi o fascisti repubblicani. La sospensione veniva considerata opportuna anche per prevenire possibili turbamenti dell’ordine pubblico nel giorno delle elezioni.




Le immagini dei documenti raccontano anche la dimensione materiale di quella consultazione. Ai seggi dovevano essere forniti candele, temperino, gomitoli di spago, aste portapenne, lapis, pennini, carta protocollo, carta assorbente, buste, inchiostro, colla, fogli da imballo e cordicella di canapa per la chiusura delle urne. Una macchina elettorale essenziale, costruita con mezzi semplici, ma chiamata a reggere una svolta decisiva della storia italiana.
Nel prospetto dei risultati per sezione la scelta istituzionale appare netta: a Sansepolcro la Repubblica raccolse 5.536 voti, contro i 1.442 della Monarchia. Per l’Assemblea costituente emergono 2.324 voti al Partito socialista, 2.164 al Partito comunista, 1.486 al Partito democratico cristiano, 529 al Partito repubblicano, 176 all’Uomo qualunque, 119 all’Unione democratica nazionale, 109 al Partito cristiano sociale, 100 al Partito d’azione e 49 al Blocco della libertà.
Il 2 giugno 1946 fu dunque, anche per Sansepolcro, il punto di arrivo di un percorso iniziato nei mesi precedenti, grazie al quale la città partecipò alla nascita della Repubblica e alla definizione del nuovo assetto democratico del Paese.





