Il dibattito politico sulla vicenda della scuola “Dante Alighieri” di Città di Castello continua ad allargarsi. Dopo l’intervento della deputata tifernate del Partito Democratico Anna Ascani, che aveva attaccato il ministro Giuseppe Valditara sul tema del dimensionamento scolastico e sulla mancata ricostruzione dell’edificio, arriva ora una nuova ricostruzione da parte di Valeria Alessandrini, consigliere presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito ed esponente della Lega.
La nota non viene presentata come una replica diretta ad Ascani, ma interviene sugli stessi nodi sollevati nelle ultime ore: la scuola demolita e non ancora ricostruita, il ruolo di Invitalia, le responsabilità nella gestione del finanziamento PNRR e, in conclusione, il dimensionamento scolastico annullato dal Tar dell’Umbria. “È necessario fare chiarezza, ristabilendo la realtà dei fatti ed evitando ricostruzioni fantasiose che non tengono conto dell’effettivo svolgimento degli eventi e delle specifiche responsabilità istituzionali”, si legge in un ampio comunicato stampa diffuso oggi.
Il primo punto della ricostruzione riguarda l’origine dell’intervento. “Il Comune ha partecipato autonomamente a un bando pubblico finanziato con risorse PNRR per la realizzazione di nuove scuole attraverso demolizione e ricostruzione – afferma Alessandrini – È stata una scelta esclusiva e discrezionale dell’amministrazione quella di candidare il plesso per un intervento basato sulla totale demolizione del preesistente manufatto. Una scelta motivata da risultanze tecniche inequivocabili riscontrata dallo stesso ente: i valori di rischio sismico dei vari corpi di fabbrica sono stati definiti “scadenti”. Risulta pertanto evidente come la scelta di demolire l’edificio sia stata assunta e motivata interamente dal Comune”.
Un altro passaggio centrale riguarda Invitalia. Alessandrini sostiene che anche la decisione di ricorrere a Invitalia per l’espletamento della procedura di gara “è stata assunta in autonomia dal Comune. Si tratta di una modalità operativa non obbligatoria, non condivisa da tutti i comuni beneficiari dei medesimi finanziamenti PNRR, molti dei quali hanno preferito procedere all’individuazione dell’impresa esecutrice attraverso proprie stazioni appaltanti e procedure di gara autonome”. Da qui la contestazione diretta alla tesi che attribuisce le responsabilità della vicenda al Ministero. “È fondamentale precisare che non sussiste alcuna responsabilità in capo al Ministero per quanto concerne l’individuazione di una presunta ‘azienda inadempiente’”.
La nota richiama poi il quadro normativo del PNRR, sostenendo che la qualifica di soggetti attuatori sia attribuita ai singoli Comuni. Su di loro ricadrebbe “l’onere esclusivo della corretta esecuzione dei lavori” e del rispetto dei target e delle tempistiche europee. Alessandrini aggiunge inoltre che il Ministero avrebbe individuato “oltre 10 milioni di euro del proprio bilancio, sottratti ad altre priorità”, per farsi carico di una situazione definita “ormai compromessa, legata a una scuola demolita e non ricostruita”.
Per quanto riguarda il tema della sistemazione temporanea degli studenti, invece, viene rimarcato come il Comune “non abbia mai fatto istanza per risorse aggiuntive di affitti di spazi o di noleggi di strutture per allocare gli studenti”, avendo individuato una propria soluzione senza ricorrere al supporto che, secondo Alessandrini, sarebbe stato comunque offerto dal Ministero.
Nella parte finale la nota entra nel merito del dimensionamento scolastico, distinguendolo dalla vicenda edilizia della Scuola Dante poiché frutto di “una riforma PNRR definita dal precedente Governo”. In questo caso la linea è quella già ribadita in altre occasioni dalle forze del centrodestra locale e regionale. Il commissario straordinario sarebbe stato nominato “solo a seguito dell’inerzia accertata della Regione”, che avrebbe potuto provvedere nei termini e scegliere direttamente la soluzione ritenuta migliore per la rete scolastica umbra.
“Il Tar dell’Umbria ha poi annullato il provvedimento del commissario straordinario e il Ministero ne ha preso atto. Tuttavia, essendo ormai esaurito il potere commissariale legato esclusivamente all’iniziale inerzia della regione, spetta ora alla Regione Umbria esprimersi facendo valere e rivivere magari proprio quell’istruttoria che, si afferma, essere stata “ribaltata dal Commissario”. Di certo l’anno scolastico non è a rischio e tutte le operazioni sono state effettuate in tempo proprio per garantirne il regolare avvio” precisa infine Alessandrini.





