Molti dipinti di Piero della Francesca hanno come sfondo paesaggi che presentano una certa familiarità con un contesto territoriale che, estendendosi dalla Valtiberina fino al Montefeltro, sembra abbracciare l’Appennino in entrambi i suoi versanti. L’artista ha infatti trascorso diversi anni della sua vita tra Sansepolcro e Urbino, dove ha avuto modo di lavorare alla corte del duca Federico in maniera piuttosto prolungata. Risale a questo periodo la realizzazione del celebre “Doppio ritratto dei duchi di Urbino” che, per appunto, è collocabile in un lasso di tempo che pressappoco va dal 1465 al 1472. Di questo dipinto che originariamente doveva essere stato realizzato sul supporto ligneo di un oggetto di uso privato, è presente sia una parte frontale che una retrostante. Proprio su quest’ultima, oltre la scena rappresentata in primo piano si può ammirare un paesaggio che è stato identificato con quello marchigiano che si trova nelle colline che sorgono a sud di Urbino.
Grazie a un progetto del GAL Montefeltro denominato “Montefeltro Art Views”, nei pressi dell’antica Badia del Colle, nel Comune di Urbania, in quello che è conosciuto come il Balcone Ca’ Mocetto, è stato allestito un punto panoramico da cui è possibile ammirare il paesaggio che Piero avrebbe realizzato nel Doppio ritratto. Tale lavoro non è certo stato effettuato in maniera superficiale, visto che il progetto “Montefeltro Art Views” è stato selezionato tra i finalisti del Premio Nazionale del Paesaggio promosso dal Ministero della Cultura. Del resto, grazie all’aiuto di un pannello espositivo, dal luogo individuato si ha veramente l’impressione di riconoscere alcuni elementi che si trovano anche sullo sfondo dipinto da Piero della Francesca.

Il paesaggio urbinate sopra descritto non è, però, l’unico che viene accostato all’opera. Seppur in maniera più informale, anche in Valtiberina c’è un punto da cui si può osservare un profilo morfologico e paesaggistico che potrebbe essere stato preso come ispirazione dal pittore. Si tratta dell’area collinare compresa tra gli abitati della Madonnuccia e Baldignano, nel Comune di Pieve Santo Stefano: come si vede nella terza foto di quelle sottostanti, da qui guardando verso Montedoglio si può scorgere un paesaggio che sembra davvero essere molto simile a quello raffigurato nella tavola di sinistra dell’opera di Piero. La presenza dell’acqua proprio laddove oggi c’è un invaso artificiale sarebbe spiegabile dal fatto che, come dimostrano anche alcune testimonianze fotografiche degli anni ‘60, persino prima dello sbarramento in questo territorio vallivo il Tevere scorreva in maniera piuttosto caotica. Non è quindi da escludere che il tratto in cui Singerna e Tignana confluiscono nel fiume possa talvolta essersi trasformato in un piccolo bacino lacustre come quello che ha raffigurato il celebre pittore.



Nonostante le trasformazioni intervenute nel corso del tempo (e in particolare quelle sopraggiunte dal secondo dopoguerra fino ad oggi), un raffronto visivo tra il paesaggio del dipinto e i due che si possono ancora oggi vedere – e fotografare – può probabilmente essere sufficiente a far constatare quanto, sia l’ipotesi urbinate che quella valtiberina, abbiano titolo per apparire entrambe piuttosto attendibili. Questo vale soprattutto se come riferimento si usa la tavola sinistra, visto che se si dovesse aggiungere anche quella destra, ricostruendo quel continuum che originariamente doveva caratterizzare l’opera, l’opzione di Montedoglio potrebbe apparire più debole. Questo si deve al fatto che la prosecuzione del profilo paesaggistico sembra, da questa parte, perdere la presunta aderenza.
Alla fine di queste considerazioni rimane però da ribadire il vero concetto cruciale, ovvero quello che l’arte è libera e che da sempre gli artisti – al netto di eventuali richieste avanzate dai committenti di turno – hanno piena facoltà di rappresentare quello che vogliono, andando molto spesso oltre la pura riproposizione di ciò che possano o meno aver visto. Al di là delle ipotesi, dei dubbi e delle rivendicazioni, è quindi doveroso puntualizzare che per quanto Piero della Francesca possa essere stato ispirato da certi paesaggi, non è tecnicamente troppo sensato ricercare gli stessi nella realtà. Naturalmente, proprio perché l’arte è libera, questo non impedisce di leggere certe opere in maniera soggettiva, incorporando nelle stesse esperienze proprie o pezzi di vissuto personale. Da questo punto di vista ognuno è libero di collocare gli sfondi dipinti da un artista come Piero della Francesca nei luoghi che gli sembrano più consoni e congeniali. Nelle Marche questo è stato fatto nell’ambito del programma europeo “Interreg Italia-Croazia Recolor”, alimentando così una suggestione che, oltre ad avere una certa spendibilità in termini di marketing territoriale, potrà senz’altro fornire un’occasione in più per perdersi, con lo sguardo, sia nella maestosa bellezza dell’arte pierfrancescana, sia in quella che ancora certi scorci continuano ad offrire.







