RSA, rette fino a 3.300 euro: il Consiglio chiede più risorse per le famiglie

Voto unanime a Città di Castello: chiesto un confronto con Regione e Usl su posti convenzionati, liste d’attesa e sostegni

Rette che alla Muzi Betti hanno raggiunto i 3.300 euro al mese e 34 assegni sanitari che, secondo quanto emerso in Consiglio comunale, mancherebbero rispetto ai 90 previsti dall’accordo contrattuale. Sono alcuni dei numeri attorno ai quali si è sviluppato a Città di Castello il confronto sulle RSA e sui costi dell’assistenza agli anziani non autosufficienti, concluso con l’approvazione all’unanimità di una mozione che chiede maggiori risorse e interventi a sostegno delle famiglie.

Il documento era stato presentato dalla consigliera del PD Alessandra Forini ed è stato poi modificato accogliendo contributi del sindaco Luca Secondi e dei consiglieri Valerio Mancini (Lega), Luciana Bassini (Gruppo Misto-Azione), Emanuela Arcaleni (Castello Cambia) ed Elda Rossi (Fratelli d’Italia). A favore hanno votato tutti i gruppi presenti in aula.

Alla Muzi Betti retta da 110 euro al giorno

A portare in Consiglio il tema dell’aumento dei costi è stata Forini, che ha richiamato le conseguenze sulle famiglie degli ospiti delle strutture residenziali. Nel caso della Muzi Betti, ha riferito la consigliera, dallo scorso giugno la retta è passata da 3.150 a 3.300 euro mensili, pari a 110 euro al giorno.

“L’aumento delle rette rende insostenibile per le famiglie l’ingente carico economico”, ha osservato Forini, segnalando contemporaneamente difficoltà nell’accesso ai ricoveri in convenzione. Alla Muzi Betti, secondo quanto riferito dalla consigliera, ci sarebbero circa 40 posti disponibili a fronte di potenziali utenti già riconosciuti come aventi diritto.

La mozione impegna quindi sindaco e giunta a intervenire presso Regione Umbria, Usl Umbria 1 e Conferenza dei sindaci per contrastare gli aumenti ritenuti ingiustificati e monitorare i costi applicati dalle strutture. Al Comune viene inoltre chiesto di aumentare i fondi destinati all’integrazione delle rette per gli anziani non autosufficienti appartenenti a famiglie in comprovata difficoltà economica.

Il nodo degli assegni sanitari

Una parte consistente del confronto si è concentrata sui posti convenzionati e sulla cosiddetta quota sanitaria, cioè la componente della retta sostenuta dal servizio sanitario nei casi previsti.

Il capogruppo della Lega Valerio Mancini ha chiesto di intervenire proprio sulla copertura dei posti convenzionati. Le RSA, ha sostenuto, svolgono una funzione essenziale anche evitando il ricorso improprio agli ospedali e per questo “è giusto che si contribuisca al sostegno delle persone che sono lì”. Secondo Mancini, non si dovrebbe consentire che problemi di bilancio impediscano all’Usl di utilizzare tutti i posti previsti dalle convenzioni.

Anche Luciana Bassini, del Gruppo Misto-Azione, ha sottolineato la necessità di mantenere un ruolo attivo dell’amministrazione comunale pur trattandosi di una materia che coinvolge direttamente il livello regionale. “Le persone che in questo momento sono all’interno delle nostre RSA sono persone del nostro territorio”, ha ricordato, evidenziando come l’aumento delle rette stia mettendo in difficoltà numerose famiglie.

Il dato più specifico è stato portato in aula da Emanuela Arcaleni, capogruppo di Castello Cambia: alla Muzi Betti risulterebbero 34 assegni sanitari mancanti rispetto ai 90 previsti dall’accordo contrattuale. “Cominciamo a dire che ci mancano queste coperture”, ha affermato, chiedendo di interloquire con la Regione per reperire le risorse necessarie. Arcaleni ha posto anche il tema della trasparenza nelle modalità di accesso alle RSA, chiedendo che siano resi conoscibili criteri, punteggi e formazione delle graduatorie.

La mozione approvata recepisce la richiesta e impegna Comune e Consiglio ad attivarsi presso Regione e Usl affinché vengano verificate le ragioni della mancata copertura dei 34 assegni e tempi e modalità per il loro ripristino. Più in generale viene chiesto di garantire le risorse necessarie per la piena copertura degli assegni sanitari destinati alle strutture residenziali dell’Altotevere.

Regione e Usl chiamate al confronto

Uno dei prossimi passaggi dovrebbe essere una commissione consiliare dedicata al tema, alla quale il documento chiede di invitare Regione Umbria, Usl Umbria 1, servizi sociali comunali e i vertici dell’Asp Muzi Betti.

Su questo aspetto è intervenuta anche la capogruppo di Fratelli d’Italia Elda Rossi, per la quale è necessario che al confronto partecipino direttamente “la Regione, che stabilisce il quadro normativo”, e l’Usl Umbria 1, chiamata a intervenire sulla componente sanitaria dell’assistenza.

La commissione dovrebbe servire anche a ricostruire lo stato delle liste d’attesa, le modalità con cui vengono aggiornate e fatte scorrere e l’effettiva disponibilità di posti nelle strutture, oltre ad approfondire più in generale i bisogni delle persone anziane, fragili o affette da patologie croniche e degenerative. Il Consiglio chiede inoltre un confronto con sindacati, associazioni dei familiari e gestori delle RSA.

“La priorità è aumentare i posti convenzionati”

Il sindaco Luca Secondi ha indicato nella Regione l’interlocutore principale e ha difeso il ruolo svolto dalle strutture del territorio, a partire dalla Muzi Betti. “Le RSA del nostro territorio stanno compiendo sforzi enormi”, ha affermato, richiamando anche le difficoltà derivanti dalla natura giuridica di Asp e gli interventi effettuati negli ultimi anni sulla struttura e sull’organizzazione del personale.

Per il primo cittadino “una delle priorità del nostro territorio è quella di implementare i posti convenzionati”, perché la loro disponibilità incide sia sull’accesso degli utenti sia sulla possibilità dei Comuni di contribuire alle rette nei casi di difficoltà economica.

Il confronto, secondo Secondi, dovrà però andare oltre le sole strutture residenziali. Con l’aumento della popolazione anziana e della non autosufficienza, il ricovero permanente dovrebbe rappresentare l’ultima soluzione di un sistema più ampio: “Prima serve intervenire sull’assistenza domiciliare”, ha sostenuto il sindaco, indicando anche il sostegno ai caregiver, l’assistenza professionale a domicilio e strutture intermedie come i centri diurni tra i temi da affrontare nella programmazione sociosanitaria regionale.

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