La vicenda legata all’ipotesi di trasferimento dall’ospedale di Città di Castello del dottor Luciano Carli, responsabile della struttura semplice di chirurgia senologica della Usl Umbria 1, è ancora viva anche negli ambienti politico-amministrativi tifernati. Il consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno e sulla vicenda, resa pubblica in questi giorni attraverso una nota stampa delle donne del gruppo “Ama Farfalle“, appartenente all’Associazione Altotevere Contro il Cancro (Aacc) nella fase delle comunicazioni di apertura della seduta ordinaria si è attivato un vero e proprio dibattito che ha visto alternarsi praticamente tutti i capigruppo e il sindaco, che ha invitato la massima assise cittadina, visto l’unanime pronunciamento sulla vicenda, a ricercare una sintesi attraverso un documento poi sfociato in un ordine del giorno (primo firmatario il consigliere Valerio Mancini) approvato all’unanimità.
Lo stesso Mancini, ha espresso la volontà di rinunciare alla trattazione urgente di una interrogazione sull’argomento già depositata nella serata precedente lo svolgimento del consiglio, accogliendo l’invito del sindaco, Luca Secondi. Viene rivolto l’appello alle istituzioni e, non di meno, alle dirigenze sanitarie locali e regionali di intervenire sulla questione al fine di continuare la collaborazione ventennale con il dottor Carli, preservando sul territorio una figura di professionalità indiscussa, dalla forte capacità organizzativa e sensibilità umana, qualità che riportano bene “Le Farfalle” dell’Aacc, ben precisando che daranno battaglia con ogni iniziativa in caso di mancato riscontro.
Si è fatto riferimento anche alla Breast-Unit dell’Azienda Usl Umbria 1, importante modello di organizzazione con sede centralizzata proprio nel presidio ospedaliero di Città di Castello; tale modello consente la presa in carico e la gestione delle donne con patologia mammaria, fornendo assistenza altamente specialistica, dalla diagnosi al follow-up di controllo, altresì la Breast-Unit si caratterizza per la presenza di un team multidisciplinare di professionisti esperti nella patologia mammaria, in grado di garantire quei livelli di specializzazione delle cure, dalle fasi di diagnosi sino alla gestione della riabilitazione psico-funzionale, che garantiscono sia la qualità delle prestazioni che la qualità della vita delle donne con tumore alla mammella e nel contempo l’applicazione di protocolli diagnostico-terapeutici e assistenziali in coerenza con le linee guida nazionali e internazionale.
Il modello organizzativo della Breast-Unit dell’Azienda Usl Umbria 1 si caratterizza per alcuni aspetti peculiari: tutta l’attività ambulatoriale (pre e post chirurgica) è decentrata nelle varie sedi presenti in tutto il territorio dell’azienda, al fine di consentire alle pazienti di effettuare sia le prestazioni diagnostiche che gli eventuali accessi post-chirurgici il più vicino possibile alla propria abitazione; invece, tutta l’attività chirurgica, sia oncologica che ricostruttiva, viene centralizzata in un unico centro di riferimento, l’ospedale di Città di Castello, dove afferiscono i vari professionisti dell’azienda, gestendo i casi in maniera integrata e multidisciplinare.
L’ipotesi richiamata contrasta gli indirizzi sanitari della Breast-Unit, anche a fronte degli oltre 200/250 interventi annui di chirurgia mammaria effettuati dal dottor Luciano Carli. Un incarico assunto in una struttura sanitaria milanese – come riporta la stampa – addirittura fuori Regione, sarebbe una grave perdita per l’intera comunità dell’Altotevere e della Regione intera e vedrebbe indebolirsi l’ospedale non solo dal punto di vista sanitario. Per queste motivazioni, il consiglio comunale chiede alla presidente della Regione e tutta la giunta Regionale di intraprendere ogni azione verso la dirigenza sanitaria volta a scongiurare una eventualità del genere, al fine di garantire ai cittadini la migliore qualità dei servizi sanitari.





