Sanità tifernate, il Lascito Mariani finanzierà nuove tecnologie

Dalla diagnostica alla cardiologia, fino a oculistica ed emergenza-urgenza: i dettagli del piano da 3,7 milioni per l'ospedale di Città di Castello

Dopo anni di attesa, il Lascito Mariani entra nella fase degli investimenti. Nella riunione congiunta delle commissioni consiliari “Servizi e partecipazioni” ed “Economica”, l’Usl Umbria 1 ha presentato il piano destinato all’ospedale di Città di Castello, finanziato con i 3 milioni e 700 mila euro lasciati in eredità al Comune da Clara Mariani e successivamente trasferiti all’azienda sanitaria sulla base del protocollo firmato il 28 luglio 2020 tra amministrazione comunale, Regione Umbria e Usl.

Il programma prevede il potenziamento di cinque aree cliniche: Radiologia e diagnostica per immagini, Cardiologia, Oculistica, Urologia e Ginecologia, Stroke ed Emergenza-Urgenza. L’obiettivo indicato dall’azienda sanitaria è trasformare le risorse vincolate in prestazioni aggiuntive e misurabili, con tecnologie capaci di ampliare l’offerta dell’ospedale tifernate e ridurre la necessità, per alcuni esami e trattamenti, di rivolgersi ad altri presidi regionali.

Il punto giuridico e amministrativo resta centrale: le somme, come ribadito dall’Usl, sono destinate a investimenti e non possono essere utilizzate per la spesa corrente. Una precisazione non secondaria, perché negli anni il dibattito sul Lascito Mariani ha attraversato più volte il confine tra esigenze sociali, bisogni sanitari, volontà testamentaria e interpretazioni istituzionali.

Tra gli interventi già avviati rientra la nuova risonanza magnetica, operativa da ottobre 2025 e ulteriormente implementata con bobine dedicate e un modulo di intelligenza artificiale per migliorare qualità e rapidità nella ricostruzione delle immagini. Il piano prevede poi il consolidamento dell’imaging avanzato, anche con un nuovo mammografo con tomosintesi, pensato per garantire maggiore accuratezza diagnostica e percorsi più rapidi.

Sul fronte cardiologico, l’investimento riguarda la gestione delle aritmie, con lo sviluppo di studi elettrofisiologici e ablazioni attraverso strumentazioni di ultima generazione. In oculistica è prevista l’introduzione di un microscopio operatorio 3D, integrabile con OCT intraoperatoria e diagnostica avanzata. Per urologia e ginecologia il piano punta invece su chirurgia mini-invasiva e alta definizione, con una colonna laparoscopica 3D/4K e dotazioni dedicate. Infine, per Stroke ed Emergenza-Urgenza, è previsto il potenziamento tecnologico del percorso per pazienti acuti e critici, con sistemi di monitoraggio e supporti assistenziali adeguati al trattamento dell’ictus e delle urgenze.

Il sindaco Luca Secondi ha rivendicato il ruolo dell’amministrazione comunale nel percorso che ha portato alla definizione del piano. “Garantire ai cittadini nuove prestazioni specialistiche presso l’ospedale di Città di Castello era la priorità che abbiamo sostenuto come amministrazione comunale”, ha dichiarato, sottolineando come gli investimenti previsti non vadano a sostituire tecnologie già presenti, ma ad aggiungere prestazioni finora non disponibili nel presidio tifernate.

Per Secondi si tratta di “un ulteriore passo in avanti della sanità pubblica a Città di Castello”, anche alla luce dell’impegno assunto dall’Usl sul versante della medicina territoriale. Accanto al piano ospedaliero, infatti, l’azienda sanitaria ha dato disponibilità a un tavolo stabile con amministrazione e commissioni per affrontare anche le risorse e le progettualità legate a non autosufficienza, Alzheimer, salute mentale, SerD, neuropsichiatria infantile e adolescenziale, disturbi del comportamento alimentare e servizi per le fragilità.

Il direttore generale dell’Usl Umbria 1, Emanuele Ciotti, ha insistito sulla necessità di rendere il lascito verificabile nei risultati: “Il Lascito Mariani deve diventare servizi concreti: innovazione che si vede e si misura”. L’azienda ha annunciato anche una rendicontazione semestrale sugli effetti degli investimenti, con dati relativi a volumi di attività, nuove prestazioni attivate, tempi di attesa e riduzione dei trasferimenti verso altri ospedali.

La notizia ha subito aperto il confronto politico. Dal centrodestra, il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Andrea Lignani Marchesani parla di “soddisfazione a metà”, pur riconoscendo un elemento positivo nella scelta di destinare l’intero lascito a macchinari per l’ospedale. “Il bicchiere è mezzo pieno visto come si era messa la vicenda”, afferma, richiamando le lungaggini e le controversie che hanno accompagnato negli anni il percorso del lascito.

Lignani Marchesani avrebbe preferito un impiego legato alla spesa corrente, in particolare per fronteggiare l’invecchiamento della popolazione e i bisogni sociali della comunità, ma riconosce come elemento favorevole l’esclusione di opere murarie. “Bene che siano state escluse opere murarie come vecchio ospedale o casa della salute”, sostiene il consigliere, secondo cui quella destinazione sarebbe stata meno coerente con lo spirito del lascito. Più netta, invece, la critica sul metodo politico: per l’esponente di FdI, la commissione istituita dal sindaco avrebbe escluso l’opposizione da una materia che “coinvolge l’intera comunità” e si sarebbe rivelata un organismo sostanzialmente consultivo.

Di segno diverso la lettura della consigliera regionale del Partito Democratico Letizia Michelini, che parla di una fase nuova per la sanità dell’Alto Tevere. “Dopo anni di immobilismo, finalmente si apre una fase nuova per la sanità dell’Alto Tevere e per l’ospedale di Città di Castello”, dichiara Michelini, attribuendo il risultato al lavoro della Giunta regionale guidata da Stefania Proietti, alla Direzione Sanità regionale e all’Usl Umbria 1.

Secondo Michelini, il valore del piano sta nella possibilità di trasformare il lascito in innovazione tecnologica e nuove prestazioni sanitarie, con effetti diretti per i cittadini. La consigliera regionale richiama in particolare il potenziamento di radiologia, cardiologia, oculistica, urologia, ginecologia ed emergenza-urgenza, sottolineando come l’attivazione di nuove tecnologie possa contribuire a ridurre mobilità passiva, tempi di attesa e disagi per pazienti e famiglie.

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