“Scarsità di pediatri in Valtiberina”: a Pieve Santo Stefano partita la petizione

“Una situazione intollerabile”, dice l’associazione “Il Corsaro”. Le famiglie si vedono costrette a rivolgersi al medico di base, che però non è uno specialista

Petizione per un servizio di fondamentale importanza, visto che comunque si parla di salute. Due pediatri per 2200 bambini in età fra zero e 14 anni, dislocati fra i territori dei sette Comuni della Valtiberina: una situazione che a Pieve Santo Stefano l’associazione “Il Corsaro” ha definito “intollerabile”, pur riconoscendo quanto sia difficile portare in zona medici pediatri e professionisti della sanità in genere.

Ma non è certo un buon motivo per desistere; anzi, proprio lunedì 29 settembre a Pieve – approfittando anche del fatto che c’è il mercato settimanale – ha preso il via una raccolta di firme, che non si pone un preciso obiettivo numerico: metterne insieme più possibile per sensibilizzare l’opinione pubblica e magari stimolare anche i cittadini a non limitarsi al lamento e a farsi sentire su questioni importanti.

L’associazione parte da quello che definisce l’oggettivo contesto di fondo: “E’ noto che lo stato della sanità pubblica sia allo sbando ma, nonostante tutto – scrive – anche solo per i servizi essenziali, resiste meglio di tanti altri Paesi nel mondo. Ciò non può esimerci però come genitori e cittadini di fare alcune riflessioni e un appello a Marco Torre, direttore generale Asl; al direttore del distretto e agli amministratori del Comune di Pieve Santo Stefano e di tutta la Valtiberina, affinchè facciano sentire la nostra voce e le nostre esigenze. Non è infatti accettabile che Pieve Santo Stefano non abbia un pediatra di famiglia, come non è accettabile che la Valtiberina sia una delle otto zone in Toscana ad alta criticità su questo versante, perché 2200 bambini da zero a 14 anni per due pediatri sono un piccolo esercito ingestibile, per cui questa situazione deve essere affrontata con la dovuta urgenza e serietà”.

Almeno 200 di questi bambini risiedono a Pieve e i genitori, qualora vi sia la necessità, sono costretti a chiamare Sansepolcro. E spesso, dal momento che i pediatri potrebbero ritrovarsi con il sovraccarico di impegni, le famiglie decidono di rivolgersi al medico di base, che comunque non è uno specialista. Questi gli aspetti messi in evidenza da “Il Corsaro”, che chiude con un cenno anche ai servizi sociali, in particolare di Pieve, dove una sola assistente sociale è seduta dietro a una scrivania solo due ore a settimana, quindi – concludono – è come se non ci fosse.

“Così indigenti, persone con problemi psichici o di altro genere e troppe famiglie bisognose di avere un riferimento, rimangono abbandonate a sé stesse. Chi ha responsabilità faccia quindi valere quanto prima almeno i diritti di chi paga tasse nazionali, regionali e locali ogni giorno senza il doveroso ritorno in servizi. In poche parole: faccia il proprio dovere”, concludono quelli dell’associazione.

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