La sperimentazione avviata dall’Asl Toscana Sud Est al pronto soccorso del San Donato di Arezzo per affidare la gestione dei codici minori a un ente di scopo esterno viene criticata dalla federazione aretina del Partito Democratico, che esprime preoccupazione soprattutto per il possibile precedente aperto dalla decisione.
Il Pd riconosce la necessità di rafforzare il personale nei pronto soccorso e sottolinea il ruolo delle associazioni coinvolte, definite una risorsa importante per il territorio. Secondo il partito, tuttavia, la scelta rappresenta comunque una forma di esternalizzazione di una parte del percorso di cura ospedaliero.
La federazione aretina collega la situazione dei pronto soccorso alla crisi più generale della sanità pubblica, segnata da carenza di personale, condizioni di lavoro difficili, stipendi giudicati insufficienti, rischi di aggressioni agli operatori sanitari e responsabilità elevate nei reparti dell’emergenza-urgenza. Per il Pd, la risposta non dovrebbe limitarsi a interventi temporanei, ma passare da un investimento strutturale sul servizio pubblico.
Un ruolo centrale, secondo la segretaria provinciale Barbara Croci, dovrebbe essere svolto dalle Case della Comunità, pensate anche per intercettare una parte dei codici minori che oggi finiscono nei pronto soccorso. “Anche a queste strutture che stanno sorgendo nel nostro territorio serve però l’investimento necessario a far funzionare e garantire i servizi”, afferma Croci, mettendo in guardia dal rischio di peggiorare la situazione, soprattutto nelle strutture più piccole e periferiche.
Per Croci, le Case della Comunità dovrebbero garantire servizi come sanità d’iniziativa per la cronicità, coordinamento con gli infermieri territoriali, vaccinazioni e prenotazioni, oltre a funzionare come primo accesso per alcune emergenze. La maggior parte delle risorse, secondo la segretaria, dovrebbe arrivare dal governo nazionale, ma anche le Asl sarebbero chiamate a individuare strumenti integrativi.
Critico anche Stefano Cuccoli, responsabile Sanità della federazione aretina del Pd, secondo cui “l’esternalizzazione di servizi per gestire in PS i codici minori va in contrasto con la grande campagna di sensibilizzazione perché la popolazione si rivolga ai presidi territoriali messi in funzione proprio come primo accesso per i codici minori”.
Cuccoli ricorda che la misura è indicata come temporanea, in attesa dell’attivazione dei servizi della Casa della Comunità aretina, ma solleva dubbi sull’utilizzo delle risorse. Secondo il responsabile Sanità del Pd, sarebbe stato opportuno valutare se la spesa potesse essere destinata al sostegno dello stesso pronto soccorso o al potenziamento dei presidi territoriali.
La federazione del Partito Democratico di Arezzo annuncia quindi che vigilerà affinché la sperimentazione non diventi un modello da replicare in altri territori o una soluzione strutturale. Secondo la nota del Pd provinciale, infatti, la sanità pubblica non avrebbe bisogno di ulteriori “toppe” o privatizzazioni, ma di un rilancio capace di tutelare operatori e cittadini.





