Le dimissioni annunciate dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Stefano Antonio Donnarumma, entrano anche nel dibattito umbro sui trasporti. Una notizia di carattere nazionale che arriva mentre la Regione Umbria ha già aperto un fronte molto duro con i gestori delle infrastrutture e con il Ministero, denunciando ritardi, cantieri non coordinati e collegamenti sempre più difficili da e verso il territorio regionale.
Secondo quanto comunicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Donnarumma lascerà il gruppo ferroviario nei prossimi giorni, dopo aver chiuso alcuni dossier ritenuti prioritari. Il Mit ha parlato di conclusione anticipata del mandato e di avvio di una nuova fase interna all’azienda. La vicenda si inserisce in un quadro nazionale già complesso e caratterizzato da lavori sulla rete e tensioni sul funzionamento del sistema ferroviario.
In Umbria, in particolare, la notizia assume un significato specifico. Nei giorni scorsi la presidente Stefania Proietti e l’assessore regionale alle Infrastrutture Francesco De Rebotti avevano convocato a Palazzo Donini Anas, Rfi, Busitalia, Trenitalia e le Prefetture di Perugia e Terni per affrontare il tema dei cantieri sulla E45 e delle criticità ferroviarie che stanno interessando pendolari, studenti, lavoratori e viaggiatori.
La Regione aveva usato toni particolarmente netti, sintetizzati nella frase: “Non si può isolare l’Umbria così”. Al centro della protesta c’erano la gestione ritenuta non coordinata dei cantieri stradali e ferroviari, il peggioramento dei collegamenti da e verso Roma, i ritardi quotidiani e l’impatto complessivo su una regione che, proprio in questa fase, registra anche una forte presenza turistica.
Nel documento diffuso il 22 giugno, Proietti e De Rebotti avevano denunciato una situazione in grado di pregiudicare “il sistema di accesso e uscita dal territorio regionale”, chiedendo maggiore coordinamento tra enti, lavori anche in orario notturno, tempi più affidabili, migliori condizioni di sicurezza nei cantieri e il rinvio degli interventi non collegati al PNRR. La Regione aveva inoltre sollecitato l’apertura di un confronto con il Governo e con il Ministero dei Trasporti, accusato di essere “sempre più sfuggente” rispetto alle proprie responsabilità.
Ora la notizia delle dimissioni ai vertici di FS viene letta dai gruppi regionali di maggioranza come un ulteriore elemento di preoccupazione. In una nota congiunta, Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e Umbria Domani-Proietti Presidente sostengono che le dimissioni dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato “confermano le preoccupazioni” denunciate nelle ultime settimane.
“Mentre ai vertici del sistema ferroviario nazionale regna l’incertezza”, affermano i gruppi di maggioranza dell’Assemblea legislativa, “migliaia di umbri continuano a subire ritardi, cancellazioni e tempi di percorrenza ormai insostenibili”.
Il fronte politico regionale riguarda in particolare i lavori sulla linea Orte-Ancona, ma più in generale il tema della mobilità ferroviaria umbra, da tempo al centro delle proteste dei pendolari. I gruppi di maggioranza ricordano di aver promosso una mozione urgente e annunciano la prosecuzione della mobilitazione istituzionale, anche attraverso la convocazione della Seconda Commissione a Terni, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sui disagi e ascoltare il territorio.
Tra le richieste avanzate figurano misure compensative efficaci, ristori automatici per gli abbonati e l’apertura di un confronto permanente con Ministero, Rfi, Trenitalia, Regioni e comitati dei pendolari. “Le notizie di queste ore rafforzano la necessità di un intervento rapido del Governo”, sostengono ancora i gruppi di maggioranza, secondo cui l’Umbria non può “pagare il prezzo dell’instabilità ai vertici di Ferrovie dello Stato” né essere lasciata ai margini della programmazione ferroviaria nazionale.





