Referendum dell’8 e 9 giugno, i quesiti

Domenica e lunedì chiamati al voto anche gli elettori dei quindici comuni dell’Alta Valle del Tevere

Tutti gli elettori italiani sono chiamati alle urne dalle 7 alle 23 di domenica 8 giugno e dalle 7 alle 15 di lunedì 9 giugno per esprimersi su cinque proposte di referendum abrogativo. I primi quattro quesiti riguardano il lavoro, il quinto è invece relativo alla cittadinanza.

La prima scheda, di colore verde chiaro, si riferisce ai licenziamenti illegittimi. Per i promotori “sono oltre 3 milioni e 500mila ad oggi e aumenteranno nei prossimi anni le lavoratrici e i lavoratori penalizzati da una legge che impedisce il reintegro anche nel caso in cui la/il giudice dichiari ingiusta e infondata l’interruzione del rapporto. Abroghiamo questa norma, diamo uno stop ai licenziamenti privi di giusta causa o giustificato motivo”.

Anche il secondo quesito, la cui scheda è arancione, tratta di licenziamenti e della relativa indennità. Nelle imprese “con meno di 16 dipendenti – spiegano i promotori – in caso di licenziamento illegittimo oggi una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento, anche qualora una/un giudice reputi infondata l’interruzione del rapporto. Questa è una condizione che tiene le/i dipendenti delle piccole imprese (circa 3 milioni e 700mila) in uno stato di forte soggezione. Obiettivo è innalzare le tutele di chi lavora, cancellando il limite massimo di sei mensilità all’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato affinché sia la/il giudice a determinare il giusto risarcimento senza alcun limite”.

Scheda grigia per il terzo quesito referendario sul tema del precariato. “In Italia circa 2 milioni e 300 mila persone hanno contratti di lavoro a tempo determinato. I rapporti a termine possono oggi essere instaurati fino a 12 mesi senza alcuna ragione oggettiva che giustifichi il lavoro temporaneo. Rendiamo il lavoro più stabile. Ripristiniamo l’obbligo di causali per il ricorso ai contratti a tempo determinato”.

La quarta scheda, di colore rosso rubino, tratta di infortuni sul lavoro. “Arrivano fino a 500mila, in Italia, le denunce annuali di infortunio sul lavoro. Quasi 1000 i morti, che vuol dire che in Italia ogni giorno tre lavoratrici o lavoratori muoiono sul lavoro. Modifichiamo le norme attuali, che impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante. Cambiamo le leggi che favoriscono il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria, spesso non in regola con le norme antinfortunistiche”, affermano i promotori del referendum.

Infine, la scheda gialla serve per esprimersi per ridurre “da 10 a 5 anni i tempi di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana, ripristinando un requisito introdotto nel 1865 e rimasto invariato fino al 1992”, spiegano i promotori, che ricordano che il referendum “non va a modificare gli altri requisiti richiesti per ottenere la cittadinanza quali: la conoscenza della lingua italiana, il possesso negli ultimi anni di un consistente reddito, l’incensuratezza penale, l’ottemperanza agli obblighi tributari, l’assenza di cause ostative collegate alla sicurezza della Repubblica. Questa modifica – spiegano – costituisce una conquista decisiva per circa 2 milioni e 500mila cittadine e cittadini di origine straniera che nel nostro Paese nascono, crescono, abitano, studiano e lavorano”.

Ciascuno dei referendum avrà effetto, abrogando le relative normative attualmente in vigore, se avrà votato il 50% più uno degli aventi diritto e se tra i votanti prevarranno i Sì.

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