Insediato il consiglio regionale della Toscana, Giani presenta gli assessori

Il territorio aretino, sottorappresentato in assemblea, torna nell’esecutivo dopo cinque anni con Filippo Boni. Mia Diop vicepresidente della giunta, Saccardi presidente del consiglio

Si è insediato questo pomeriggio a Firenze il nuovo consiglio regionale della Toscana uscito dalle urne il 12 e 13 ottobre scorsi. Seguendo l’esplicita indicazione del presidente Eugenio Giani, l’assemblea ha eletto alla presidenza del consiglio Stefania Saccardi (Casa Riformista) con il voto favorevole anche della minoranza. I vicepresidenti saranno Antonio Mazzeo (PD) e Diego Petrucci (FdI). Giani ha poi illustrato il programma di governo che sarà discusso e votato la settimana prossima, e ha presentato gli otto assessori che andranno a comporre la giunta. Si tratta di Mia Diop, che sarà anche vicepresidente della giunta regionale, Leonardo Marras, Monia Monni, Alessandra Nardini, Filippo Boni (tutti del PD), Cristina Manetti (Casa Riformista), David Barontini (Movimento 5 Stelle) e Alberto Lenzi (Alleanza Verdi Sinistra). Bernard Dika (PD) ricoprirà invece il ruolo recentemente introdotto di sottosegretario della giunta regionale. Le specifiche deleghe saranno definite nei prossimi giorni con l’ufficializzazione delle nomine.

Tra i futuri assessori, dunque, anche l’ex vicesindaco di Cavriglia Filippo Boni. La provincia di Arezzo torna così ad essere rappresentata in giunta dopo cinque anni. L’ultimo esponente del territorio a ricoprire il ruolo di assessore regionale era stato infatti Vincenzo Ceccarelli dal 2013 al 2020. Con la nomina di Boni subentrerà in consiglio la prima dei non eletti della lista della circoscrizione aretina del Partito Democratico, ovvero la sindaca di Lucignano Roberta Casini.

A rappresentare la provincia di Arezzo in consiglio regionale ci sarà inoltre, per la minoranza, Gabriele Veneri di Fratelli d’Italia, per un totale di due componenti. Il territorio aretino è infatti uscito decisamente sottorappresentato dalle ultime elezioni, considerato che la ripartizione dei “seggi ideali” sulla base della popolazione garantirebbe alla circoscrizione il doppio degli scranni, cioè quattro. Hanno però pesato sia la scelta del PD di inserire alcuni candidati nel listino regionale (che ha priorità rispetto alle liste circoscrizionali), sia effetti collaterali della legge elettorale forse non sufficientemente considerati dal legislatore toscano. Ne sono derivati squilibri evidenti fra i territori: basti pensare che Pisa e Arezzo, che avrebbero in teoria diritto a quattro seggi a testa, ne hanno ottenuti rispettivamente sei e due.

La legge elettorale varata nel 2014 è oggetto di critica anche per altri elementi, tra cui la soglia di sbarramento differenziata fra le liste a seconda che facciano o meno parte di coalizioni (in quest’ultimo caso sale dal 3% al 5%) e il mancato conteggio dei voti ai candidati presidenti per il superamento della soglia stessa. Proprio su questi aspetti è stato annunciato ricorso al Tar da parte della compagine Toscana Rossa, rimasta fuori dal consesso con il 4,51% della lista e il 5,18% della candidata presidente Antonella Bundu.

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