Calenda a Pieve: “Non esistono errori da non fare… a parte allearsi con Renzi”

Il leader di Azione su guerra in Medio Oriente, caro carburanti, referendum sulla giustizia e futuro delle imprese: “Servono un’Europa indipendente e più innovazione”

“Trump è un pazzo, Netanyahu un criminale”. Sabato 14 marzo, al Teatro Papini di Pieve Santo Stefano, Carlo Calenda non ha usato mezzi termini, parlando senza filtri con il pubblico in sala e con la stampa locale, portando la sua visione su temi centrali del dibattito pubblico come la guerra, l’economia e il referendum costituzionale. Il senatore romano, leader di Azione, è stato l’ospite d’onore dell’evento organizzato dal Comune, intitolato “Fare impresa – dall’idea all’impatto: l’imprenditore di oggi e di domani in Italia”.

L’incontro, moderato dal giornalista Saverio Crestini, ha visto la partecipazione di Albano Bragagni insieme alla figlia Elisabetta Bragagni Capaccini, di Tommaso Inghirami, responsabile commerciale di Ingram e imprenditore del settore vinicolo, e di sua sorella Laura Inghirami, fondatrice del marchio Donna Jewels. L’evento è stato organizzato e curato grazie alla collaborazione degli amministratori comunali Luca Gradi e Gianluca Finocchi.

Un momento dell’iniziativa al Teatro Papini
Un momento dell’iniziativa al Teatro Papini

Nel corso del suo intervento, Calenda si è confrontato con gli imprenditori e con il pubblico presente, soffermandosi sul futuro dell’impresa in Italia e sull’urgenza di un cambio di mentalità. Il leader di Azione ha indicato tre consigli per chi vuole avviare un’azienda: acquisire competenze manageriali solide, anche attraverso esperienze in grandi aziende o multinazionali; sviluppare un pensiero “laterale” e innovativo, accettando il fallimento come parte naturale del percorso imprenditoriale; infine, coltivare una forte determinazione, quasi ossessiva, verso il proprio progetto.

Calenda ha sottolineato come in Italia il fallimento venga spesso vissuto come uno stigma sociale, mentre in contesti più dinamici, come negli Stati Uniti, è considerato una fase naturale e un’opportunità di crescita. Ha inoltre insistito sull’importanza di riconoscere apertamente gli errori – nella politica come nell’impresa – spiegando che ammettere quando una scelta non ha funzionato è fondamentale per migliorare le decisioni successive e ricostruire fiducia. “Questo processo – ha spiegato il senatore – oggi è completamente assente dalla dinamica politica. Nessuno ammette mai di aver sbagliato. Tutti commettiamo errori e non esiste uno sbaglio da non fare… a parte allearsi con Renzi”, ha aggiunto con ironia.

Calenda ha espresso particolare apprezzamento per il lavoro di Tratos nella produzione di cavi ad alta tecnologia e per la reinterpretazione dinamica del settore vinicolo di Tommaso Inghirami. L’evento ha registrato una larga partecipazione di pubblico e di istituzioni locali, confermandosi un momento di confronto significativo sul tema dell’impresa.

Calenda non ha nascosto la propria visione fortemente antagonista sul presidente Usa e il premier israeliano, autori dell’aggressione verso l’Iran e fautori di una crisi energetica di portata mondiale. 

Come si pone Azione rispetto alla guerra in Medio Oriente e al blocco del traffico del petrolio nello Stretto di Hormuz?

Io penso che siamo in mano a un pazzo, che è il Presidente degli Stati Uniti, e a un delinquente, che è Netanyahu, e che stanno facendo una guerra che sta portando a una recessione economica perché questo è uno shock petrolifero. Di fatto, si tratta di una situazione equivalente allo shock petrolifero degli anni ’70. Contemporaneamente, stanno aiutando Putin, che ci sta aggredendo sulla frontiera Est. Credo che noi dovremmo essere molto determinati nel costruire un’Europa politica, indipendente militarmente ed energeticamente, se vogliamo sopravvivere a questa epoca.

La conseguenza immediata per l’Italia è che il costo dei carburanti sta aumentando vertiginosamente in tutto il Paese, sia per il diesel sia per la benzina. Probabilmente la situazione non migliorerà nell’immediato futuro. Quale può essere una risposta politica per ovviare al problema?

L’unica risposta che c’è è, da un lato, monitorare i singoli fenomeni speculativi, ma dall’altro purtroppo è metterci dei soldi pubblici. Levare le accise vuol dire metterci dei soldi pubblici. La questione delle accise mobili è un’idiosincrasia, perché vuol dire togliere la quantità di maggiori ricavi che ottieni dall’aumento dei carburanti, ma siccome lo puoi fare solo ex post e non sai quanto dura, in questo momento non lo puoi fare.

Il referendum si avvicina, manca poco più di una settimana. Un commento alla vigilia del voto sulla posizione sua e di Azione? Sappiamo si è espresso più volte per il “Sì”.

Io penso che il referendum sia innanzitutto un referendum sulla Costituzione, non sul governo Meloni. Se così fosse, voterei “No”. Dobbiamo interpretarlo in questo senso, cioè esprimerci su quello che riteniamo giusto.

Io ritengo giusto che il giudice sia veramente terzo, quindi che ci siano due CSM, così come sono sempre stato per il sorteggio dei membri, da ormai dieci anni. Questo serve per azzerare le correnti della magistratura. Poi ci possono essere persone, anche elettori di Azione, che la pensano diversamente. Io li rispetto, purché la loro contrarietà sia sul merito e non sia per dare un segnale al governo, perché la Costituzione è molto più importante di Meloni, Calenda, Schlein o Conte: è una cosa che riguarda tutti.

Calenda (a sinistra) con il sindaco di Pieve Marcelli e il busto di Amintore Fanfani
Calenda (a sinistra) con il sindaco di Pieve Marcelli e il busto di Amintore Fanfani
Questa riforma comporterebbe anche un aumento della spesa pubblica. Due concorsi separati per i magistrati, due CSM: insomma, esistono dei costi che non sono stati quantificati con esattezza.

No, ma quale aumento della spesa pubblica? Alla fine sono cose del tutto trascurabili. L’ultima volta che ho sentito dire che diminuire una cosa avrebbe diminuito la spesa pubblica, abbiamo tagliato i parlamentari e aumentato la spesa della Camera e del Senato. Quindi è andata come è andata.

Ci troviamo oggi in un incontro con i giovani imprenditori del territorio. Un consiglio telegrafico che potrebbe dare ai giovani italiani che vogliono fare impresa oggi su un territorio come questo?

Qui accanto ci sono eccellenze assolute. Due giorni fa ero alla Scuola Sant’Anna di Pisa, la settima università al mondo per la robotica.

È un momento complesso per il costo dell’energia, per fare impresa in particolare, ma anche molto interessante per gli innovatori. Bisogna essere disruptive, pensare in modo completamente non conformista.

Lei afferma che la differenza tra essere un manager e un politico è che il manager ha un obiettivo preciso, mentre un politico deve chiarire quale sia il suo obiettivo.

Questo è quello che ho cercato di spiegare. Se sei un imprenditore è facile: l’obiettivo è avere profitti. Se sei un politico devi capire, se hai 100 lire o 100 euro, dove investirli. Tagli le tasse o li metti nella sanità? Li metti nella sanità o li metti nell’innovazione?

Questo è un lavoro che richiede grande capacità di analisi e devi evitare di sprecare soldi buttandoli via o non riuscendo a spenderli.

Ti serve anche aver gestito, aver amministrato, perché altrimenti non lo sai fare. Questa è la cosa più importante, oltre la destra e la sinistra di cui parliamo continuamente.

Sono molto felice perché oggi a Pieve ho potuto parlare di molte cose concrete di cui in Senato, dove sono quattro giorni a settimana, non so con chi parlare.

Come fa l’Italia ad affrontare la crisi imminente se l’energia costa il 40% in più rispetto a Francia e Germania?

Così non ci si può salvare. Questa è un’altra battaglia. Se poi le aziende pubbliche che fanno energia hanno più utili di Hermes, vuol dire che lo Stato sta prendendo soldi dai cittadini, di fatto come se fosse una tassa, per far fare profitti ad aziende che sono dello Stato.

Questo è un sistema malato. Se tu togliessi già questa componente, la bolletta energetica si dimezzerebbe. Noi abbiamo fatto la proposta a Meloni. Qualcosa è stato raccolto in questo DL bollette, molte cose no, perché sono lobby molto potenti.

Oggi la Francia ha un prezzo dell’energia che è almeno la metà del nostro ed emette un decimo della Germania. Quindi noi, quando abbiamo deciso – come degli idioti, mentre eravamo primi in Europa – di abbandonare il nucleare, ci siamo tagliati le gambe da soli.

Qualche settimana fa, lei è stato ospite a Pulp Podcast, il format YouTube condotto da Davide Marra e Fedez. Un contesto diverso da quello tradizionale. Alcuni spettatori l’hanno descritta come molto vicino alle posizioni governative, o quantomeno più di sponda alla linea Meloni. Come risponde?

Sì, ero insieme a Nicola Fratoianni ed è stato molto divertente. Detto ciò, non me ne frega proprio niente. Per me il colore del governo è del tutto irrilevante. Penso che Meloni stia facendo pochissime cose, molto meno di quelle che dovrebbe. Ha una squadra mediamente di pippe totali.

Se fa una cosa buona, le dico che fa una cosa buona. Che dovrei dire? Che fa una cosa cattiva perché si chiama Meloni? Io con Conte facevo la stessa cosa. Considero i Cinque Stelle il male assoluto, ma, se propongono una cosa giusta, io la voto.

Mi interessa la sostanza di cui quelle cose sono fatte. Se è una sostanza buona per il Paese, bene. Se non lo è, no.

Oggi parliamo di imprenditoria, economia, lavoro. Una volta, durante le ultime elezioni politiche le è stato chiesto: “Cosa avrebbe fatto nella vita se non fosse nato ricco?”. Cosa risponde oggi?

Ma io non sono nato ricco. Questa è un’illusione. I miei genitori, mia madre e mio padre, come si usava a quell’epoca, non hanno mai chiesto un euro ai loro genitori (tra cui figura il regista Luigi Comencini n.d.r.). Io andavo alla scuola pubblica e facevo le vacanze in tenda. Nessuno mi ha mai comprato una casa. Non funziona così nella mia famiglia.

È una famiglia di persone benestanti, ma in cui chi viene dopo se la cava per conto suo finché non muoiono i genitori. Non che uno debba augurarselo, non è auspicabile. Anche perché i miei sono molto giovani. Per dire: quando io ho avuto una figlia (Tay, nata quando Calenda aveva 16 anni) i miei genitori mi hanno detto: “Ok, noi ti aiutiamo con tua figlia, ma tu lavori durante l’Università”.

Oggi, peraltro, è il compleanno di sua figlia.

Sì, la più giovane, che compie 13 anni. Sono molto felice di essere qui a Pieve, ma non vedo l’ora di andare da lei.

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