È stato avviato lunedì 21 luglio il primo ciclo di campionamenti delle acque del bacino di Montedoglio, nell’ambito del Piano operativo per il ripristino dell’officiosità idraulica del lago Trasimeno. Un passaggio tecnico atteso da tempo, che rappresenta la fase preliminare all’effettivo utilizzo delle acque del grande invaso valtiberino per contribuire al riequilibrio idrico del lago umbro, storicamente soggetto a lunghi periodi di siccità e abbassamenti critici del livello.
L’impianto pilota è stato installato a Tuoro, in adiacenza all’impianto di potabilizzazione, e sarà in funzione per sei settimane. L’obiettivo è duplice: testare l’efficacia del sistema di filtraggio e valutare la presenza di agenti potenzialmente dannosi per l’ecosistema lacustre. La fase di prova, spiegano Regione e Afor, riguarda acque attualmente destinate a uso irriguo.
L’analisi dei campioni – a cura del Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell’Università di Perugia – riguarderà componenti chimiche, microbiologiche e biologiche, oltre a plancton, macroinvertebrati e fauna ittica. Le analisi saranno condotte in tre punti: a monte e a valle del sistema filtrante, e sulle acque di controlavaggio. Un report intermedio sarà disponibile ad agosto, mentre il report finale è atteso per il 15 settembre. Questo documento servirà come base per progettare l’impianto definitivo e per predisporre la Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA), necessaria per le autorizzazioni.
“L’intervento – ha spiegato il dirigente regionale Sandro Costantini, responsabile del Piano operativo – è finalizzato ad alimentare il Trasimeno migliorandone il livello idrometrico, e si articola in due fasi: la prima, sperimentale, è quella avviata in questi giorni; la seconda riguarderà l’immissione vera e propria delle acque di Montedoglio, attraverso l’opera di scarico definitiva da realizzare presso il Fosso Paganico, nel comune di Castiglione del Lago”.

Il filtro sperimentale in uso a Tuoro è progettato per trattare 2-4 litri al secondo e utilizza un sistema a fibre libere con filtrazione fino a 10 micron, integrato da un riduttore di pressione per gestire i flussi provenienti da Montedoglio, che possono raggiungere gli 8-10 bar. I materiali trattenuti saranno inviati alla rete fognaria e non comporteranno rischi per l’ambiente circostante.
Per la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, l’avvio dei test rappresenta “un passo concreto e tangibile verso la salvaguardia del nostro straordinario patrimonio lacustre”, frutto di “una collaborazione fondamentale tra Regione e Università degli Studi di Perugia”. L’assessora regionale ai Laghi, Simona Meloni, ha ricordato che “il 7 giugno scorso è stato siglato l’accordo di programma per la gestione condivisa delle risorse idriche del Sistema Montedoglio”, coinvolgendo anche la Regione Toscana e le Autorità di bacino dell’Appennino centrale e settentrionale.
Dal lato tecnico, l’opera principale – come confermato anche da Afor Umbria, ente gestore degli impianti – sarà collocata in prossimità del Fosso Paganico, dove si prevede che l’acqua potrà essere immessa in modo controllato, stabile e continuo a partire dai mesi invernali. L’obiettivo di lungo periodo è un trasferimento annuo di circa 10 milioni di metri cubi d’acqua.
Presente all’inaugurazione dei test anche il nuovo amministratore unico di Afor, Oriano Anastasi, che ha definito l’intervento “strategico per la tutela e il rilancio di uno dei simboli naturalistici più importanti dell’Umbria”. Secondo le tempistiche illustrate dalla Regione, l’impianto definitivo dovrebbe entrare in funzione entro la fine dell’anno, subordinatamente agli esiti delle analisi in corso e alla conclusione delle procedure autorizzative.






