La vecchia guardia della Società Balestrieri alza la voce e si prende per intero il podio nell’edizione 2025 del Palio di Sant’Egidio, la tenzone individuale del 1° settembre in onore di uno dei fondatori di Sansepolcro, che però stavolta non ha avuto in gara i cittadini richiedenti a causa dell’oramai noto problema di sicurezza in una parte del campo di tiro “Luigi Batti”. Primo posto per Fabrizio Gherardi, 77 anni; secondo per il decano Mauro Sonni, stessa età (è nato un mese prima di Gherardi) e terzo per il 74enne Silvio Panichi in una serata che ha visto alternarsi 52 tiratori del sodalizio nei due banchi della struttura di Porta del Ponte.
E dire che Sonni, estratto nella prima tornata, sembrava aver messo le mani sulla vittoria con una verretta alquanto precisa, anche se leggermente spostata a sinistra rispetto alla bulletta, il chiodino del corniolo che costituisce il vero centro e che è stato toccato dal puntale di Gherardi, chiamato per 17esimo quando già il bersaglio era coperto di frecce. Successivo è stato poi il tiro di Panichi, poi un paio di colpi nel finale ha scalzato numerose verrette. Un minimo di sorpresa alla lettura del verdetto, proprio per l’ottima traiettoria che aveva indovinato Sonni e che aveva reso difficile l’impresa a chiunque. Prova ne sia che anche il giovane Alessandro Tizzi, 35esimo nell’ordine, aveva mirato giusto, non fosse stato per il suo puntale che si è incastrato in quello di Gherardi; come dire, in altre parole, che aveva trovato la strada già chiusa.
Maresciallo dei carabinieri in pensione e in attività come balestriere dal 1974, Fabrizio Gherardi ha colto la quarta affermazione personale nel Sant’Egidio, che si somma alla doppietta 1983-84 e all’altro sigillo piazzato nel 2019. Nella stessa competizione vanta anche un secondo posto e per tre volte si è classificato terzo, mentre nel Palio con Gubbio è l’eterno piazzato: tre secondi posti e altrettanti terzi. L’unico “zero” che deve cancellare è quindi quello sulla colonna più importante, nonostante abbia partecipato a più di 90 edizioni: “Fa sempre piacere vincere il palio storico della città – ha commentato Gherardi – anche se mi rimane il tabù di quello più sentito. È l’alloro che mi manca”.
Sonni, che già tirava alla fine degli anni ’60, ha firmato due volte in calce il Sant’Egidio (nel 1970 e nel 1988) e anche lui non ha mai trionfato nel Palio con Gubbio, ma in compenso nel 1979 è stato “Re della Balestra” al torneo nazionale disputatosi a San Marino. Una sola vittoria per Silvio Panichi il 1° settembre (era il 1997) e un Palio vinto nel 1978. Nel complimentarsi con i suoi balestrieri per la qualità dei tiri, il presidente Stefano Tarducci ha fatto notare un particolare: “I primi tre sono tutti di Porta Romana”. Già, perché mercoledì 10 in piazza Torre di Berta torna il Palio dei Rioni e la sfida è lanciata fin da adesso.

Sala consiliare gremita per la presentazione del drappo del Palio
Elegante: questo l’aggettivo con il quale la maggioranza delle persone che hanno gremito la sala consiliare di Palazzo delle Laudi ha commentato il drappo del Palio della Balestra 2025, che domenica 14 settembre Gubbio e Sansepolcro si contenderanno in piazza Torre di Berta. Drappo che, come avviene ogni 1° settembre, è stato ufficialmente presentato nella sede municipale, con tanto di apprezzamenti particolari all’autrice, Maria Antonella Mercati, artista cittadina specializzata in arti visive e discipline dello spettacolo all’Accademia di Firenze, che attualmente insegna alla scuola media “Buonarroti”.
Un grande appaluso si è levato nel momento in cui il Palio ha fatto il suo ingresso; le tonalità di bianco e di grigio sono espressione della maestria con la quale Maria Antonella Mercati – molto emozionata nel prendere la parola durante la cerimonia – ha sviluppato il suo messaggio, ovvero “Autorità, Decisione, Compassione: tre simboli per pensare l’uomo”. E i tre simboli sono il panno (“pallium”), la balestra medievale che appare più tenue e il pettirosso, unica eccezione nella quale compare il colore.
“Il primo rappresenta l’autorità spirituale che si posa come un manto sulla fragilità dell’uomo – ha spiegato la Mercati – mentre la balestra incarna la tensione della scelta e la forza trattenuta prima del gesto. In mezzo ai due poli si pone il pettirosso, emblema della vulnerabilità che osa resistere; stando alla leggenda cristiana, è l’uccello che si sarebbe macchiato del sangue di Cristo ferito dalla corona di spine per alleviarne il dolore e quindi è l’animale che testimonia la compassione”.
Di seguito, il compendio della sua opera: “Forse è proprio nel tenere insieme questi tre poli che si apre lo spazio per una nuova umanità, non perfetta ma più giusta”, ha concluso l’artista. Michele Foni, impareggiabile conduttore della situazione per la sua competenza in materia, aveva dapprima dato la parola al presidente della Società Balestrieri e al sindaco Fabrizio Innocenti davanti alla solita coreografia di musici, madonne e notabili in costume.
“Ragazzi, diamoci da fare il 14, perché questo drappo deve rimanere per sempre al Borgo: è uno fra i più belli in assoluto che abbia mai ammirato”, ha detto Tarducci. Dal primo cittadino, l’invito a mantenere alta una tradizione che ha fatto la storia della città. Non solo: “Nell’ufficio del sindaco – ha poi aggiunto Innocenti – una balestra dovrebbe costituire elemento permanente di arredo, come adesso sto facendo io che vi tengo la mia”. Al termine, si è proceduto con l’estrazione dei balestrieri nei tre banchi di tiro del Palio: possiamo anticipare fin da ora che alla ultrasecolare tenzone con Gubbio saranno 62 i portacolori di Sansepolcro.





