Offendere con stile: Giorgio Magri porta il suo show in Altotevere

L'umorismo irriverente del comico di Comedy Central in scena a San Giustino tra satira, politica e risate “non filtrate”

C’è un tipo di comicità che non chiede permesso, non si scusa e non cerca l’applauso facile, e Giorgio Magri ne è il principale interprete in Italia. Magri è una delle voci più riconoscibili e controcorrente della stand-up comedy italiana.

Biograficamente nasce a Milano, ma artisticamente comincia nei club e cresce tra microfoni, cavi, palchi e platee spesso difficili. Magri ha costruito la sua identità comica su un terreno che pochi in Italia hanno osato esplorare davvero: l’insult comedy, una forma di umorismo tagliente, politicamente scorretta e deliberatamente provocatoria, in cui l’offesa non è mai fine a sé stessa, ma diventa uno strumento per smascherare ipocrisie e automatismi sociali.

Dopo anni passati dietro le quinte come tecnico dello spettacolo, Magri ha fatto il salto sul palco all’inizio degli anni 2010, portando con sé una conoscenza profonda dei meccanismi dello show business e del rapporto con il pubblico. La svolta arriva quando il suo stile – ruvido, diretto, senza compromessi – trova spazio anche in televisione, in particolare su Comedy Central, dove partecipa a diversi programmi di stand-up, tra cui Natural Born Comedians, che lo rendono noto a un pubblico più ampio.

Ma è soprattutto dal vivo che Magri dà il suo meglio: nei teatri, nei club e nei festival, dove il contatto diretto con la platea gli permette di spingere al limite il linguaggio e i temi, mescolando risate feroci a riflessioni su politica, società e conflitto di classe.

Lo ha dimostrato anche al Birrificio Altotevere di San Giustino nel quarto partecipatissimo appuntamento di Non Filtrata, la serie di serate di stand-up organizzata dall’associazione Effetto K e presentata dal comico locale Andrea Pecorari. L’evento, aperto dal comico veneto Filippo Maistrello, ha riscosso un ottimo responso da parte del pubblico, confermando che il format funziona e porta una ventata di novità nel panorama degli eventi in Valtiberina. Il calendario delle serate è attualmente fissato fino a marzo.

Come si fa oggi a portare uno spettacolo davanti a tante persone basato essenzialmente sulla derisione, sullo sfottò e sull’insulto personale, e farle davvero ridere?

Riuscire a non offendere, è quello il punto. Riuscire a dire cose che facciano ridere, perché anche la cosa più scorretta, se è molto divertente, alla fine te la perdonano. Quando invece la battuta è solo greve, lì non funziona. Ci ho messo anni per affinare la tecnica, non è facile. All’inizio prendevo anch’io delle stecche.

C’è un pubblico più difficile di altri?

Soprattutto all’inizio capitava con il pubblico partenopeo o con persone che non sono abituate alla comicità. Però mi è capitato di fare tantissimi spettacoli anche al Sud, e dal vivo è veramente difficile offendersi, perché si capisce il contesto.

Forse perché online si vedono solo degli estratti?

Esatto. Su YouTube magari vedi un pezzettino estrapolato, buttato lì, ed è diverso. In un contesto completo cambia tutto.

Tu vieni dal mondo del teatro come tecnico dello spettacolo. Quando è avvenuto il passaggio al palco?

Ho iniziato nel 2013 a fare il comico. Per anni ho fatto entrambe le cose. Nel 2019, prima del lockdown, lavoravo più come comico e ho lasciato il resto. Durante il Covid ho fatto di tutto per sopravvivere, anche andare a raccogliere kiwi.

Siamo a San Giustino per un evento di Effetto K. È la tua prima volta in Altotevere Umbro?

Sì, in questa zona sì. Sono stato a Terni, a Perugia forse una volta, ma qui è la prima volta.

Com’è portare uno spettacolo così, nato nelle grandi città, in un contesto di provincia come San Giustino?

Il pubblico risponde sempre bene. Non dipende tanto dal posto quanto dal tipo di pubblico. Nei locali in cui ci esibiamo c’è sempre un pubblico adatto. Quello che faccio io è sì un po’ volgare, ma non è roba tipo Sesso, droga e pastorizia: è un lavoro un po’ più raffinato.

Sigmund Freud diceva che “scherzando si può dire tutto, anche la verità”. Come riesci a dire cose politicamente difficili senza perdere la forza della risata?

Oggi è praticamente l’unica cosa che ci rimane da fare: scherzarci sopra. Quello che succede è talmente demenziale che non devo fare niente, fanno già tutto loro.

Si dice che in Italia i comici siano disoccupati perché i politici hanno rubato il lavoro…

È un po’ vero. Prendiamo ad esempio Matteo Renzi: lui ha la stessa identica delivery del comedian: microfono in mano, camicia tirata su, cammina sul palco. Anche lo storico Alessandro Barbero: una sua conferenza è uno stand-up fatto e finito. La stand-up è parlare in pubblico e tenere l’attenzione usando la parola, senza artifici.

Oggi si sente dire spesso: “non si può più dire niente”. Esiste una censura in Italia?

In Italia il “woke” è passato quasi per sbaglio. Niente a che vedere con gli Stati Uniti. Qui non è vero che non si può dire niente: i comici hanno sempre detto quello che volevano. Certo, se vai in certe trasmissioni devi essere rassicurante, ed è un problema perché la satira diventa buoni contro cattivi, e non è così semplice.

Quanto spazio c’è per una comicità libera in TV?

Nei locali e nelle reti satellitari come Comedy Central c’è spazio. Ma se vuoi arrivare al grande pubblico devi fare compromessi. In TV ci sono sponsor, reti, interessi: certe parole non le puoi dire. Quando ci sono dei soldi, è così. Il problema del nazionalpopolare è che per arrivare a quel livello devi portare un prodotto di bassa qualità che non scontenti o offenda nessuno.

Nel tuo spettacolo parli molto della differenza tra diritti civili e diritti sociali. Come vedi questo tema?

I diritti civili oggi sono un grimaldello per raccattare voti progressisti senza far pagare nulla ai ricchi. Ci dividiamo su tutto tranne che su ricchi e poveri. Tutti i conflitti tranne quello di classe.

Quindi la lotta di classe è ancora aperta?

Eccome. E quella che si chiama sinistra oggi non è altro che un centrodestra un po’ progressista e gay-friendly, ma liberale nelle politiche. È destra, punto.

Ultima domanda: ti senti più un comico che fa riflettere o un intellettuale che fa ridere?

Sono un comico che fa riflettere, ma prima di tutto faccio ridere. Se sei sveglio, puoi infilarci dei messaggi, ma la gente viene per ridere, non per sentirsi fare un’omelia.

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