Sansepolcro, il Quattrocento e i supporti lignei usati per i dipinti

La riscoperta dell’arte della carpenteria che si ritrova alla base dei polittici realizzati in città nella prima metà del secolo

Pur costituendo la base materiale in cui sono state dipinte molte delle più celebri opere pittoriche del Primo Rinascimento, fino ad oggi non hanno destato troppa attenzione. Si tratta dei supporti lignei che tra Trecento e Quattrocento venivano utilizzati per la realizzazione di polittici, ovvero di pale d’altare che consentivano di collocare più pannelli in un’unica cornice architettonica.

A Sansepolcro nella prima metà del XIV secolo furono progettati molti polittici, quasi tutti poi smembrati e in parte andati perduti. Tra questi si ricordano soprattutto quelli della Madonna della Misericordia, di San Giovanni in Val d’Afra e di Sant’Agostino a cui lavorò Piero della Francesca, oltre a quello trecentesco – al momento in fase di restauro – realizzato per il duomo cittadino da Niccolò di Segna (cioè quello che di fatto divenne fonte di ispirazione per tutti gli altri). Da aggiungere a questa lista è inoltre il polittico di San Francesco del Sassetta, che con quasi sessanta tavole può essere considerato il più grande complesso pittorico su tavola del Quattrocento. Se si esclude quella di Niccolò di Segna, nel corso dei secoli nessuna di queste pale d’altare si è conservata nella sua interezza: per quella del Sassetta sono andati smarriti più della metà dei pezzi, mentre per quelle in cui si riconosce la mano di Piero soltanto il Polittico della Misericordia è pervenuto a noi con tutte le sue tavole, anche se privo del pannello ligneo che le racchiudeva.

Ad ogni modo, seppur dislocati in varie parti del mondo, diversi dipinti del celebre pittore borghese sono ancora oggi visibili e apprezzabili: grazie agli studi di Roberto Longhi che nel secolo scorso hanno favorito una significativa riscoperta di Piero della Francesca, le opere che furono realizzate a Sansepolcro attorno alla metà del XV secolo hanno infatti acquisito fama e notorietà a livello mondiale. Di queste si è però quasi sempre parlato mantenendo una focalizzazione sull’aspetto artistico che si lega alla pittura, ignorando il supporto ligneo in cui l’artista ha lavorato. Soltanto negli ultimi anni si è iniziato a prestare attenzione anche alle tavole che i falegnami e i carpentieri erano chiamati a predisporre per fini pittorici. Per i polittici di Sansepolcro a occuparsi specificamente di questo aspetto è stata recentemente la storica dell’arte Arianna Sobilia Blancato, il cui lavoro di ricerca ha provato a ricostruire i passaggi e gli interventi che venivano compiuti nei secoli XIV e XV per arrivare alla creazione dei suddetti supporti lignei.

Nella conferenza tenutasi a Casa di Piero lo scorso 24 settembre – alla cui organizzazione hanno lavorato congiuntamente la Fondazione Piero della Francesca, il Comune di Sansepolcro e la Cooperativa Poliedro – la dott.ssa Blancato ha spiegato che al tempo in Valtiberina questo tipo di arte carpentieristica non solo era particolarmente diffusa, ma sapeva raggiungere anche significativi livelli di qualità. Di fatto i pittori potevano ricevere committenze per dipingere tavole e modelli già realizzati e disponibili, oppure potevano trovarsi loro stessi a subappaltare questo lavoro che di solito aveva un’inicidenza del 15/20% sull’importo complessivo della commissione.

Il filone di ricerca a cui ha preso parte Arianna Sobilia Blancato è quindi già riuscito a ritrovare alcuni contratti del tempo che i carpentieri e i falegnami locali sottoscrissero con gli artisti o con le committenze. Ciò ha permesso sia di mettere in luce i tratti peculiare di un’antica attitudine che si identifica con il territorio valtiberino, sia di ricostruire piuttosto puntualmente le fasi attraverso le quali sono nati alcuni capolavori artistici del Quattrocento. A monte di tutto ciò è inoltre opportuno considerare un ulteriore elemento che si lega inestricabilmente con lo stesso contesto geografico e pedoclimatico di riferimento: quello che il materiale ligneo da lavorare veniva quasi sempre reperito in loco, individuando le specie arboree più idonee da cui ricavarlo. Da questo punto di vista è dunque affascinante pensare che persino in luoghi molto lontani da Sansepolcro, all’interno di musei di richiamo globale, alcune delle opere più viste, apprezzate e studiate del Rinascimento italiano, siano state realizzate sopra il legno di pioppi che, come accade ancora oggi, hanno acquisito massa e vigore nella piana del Tevere.

Sansepolcro, il Quattrocento e i supporti lignei usati per i dipinti - Cultura | TTV.it

Ricostruzione del Polittico di Sant’Agostino.

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