Raffaello, lo Stendardo della Trinità torna a parlare dopo il restauro

L’opera della Pinacoteca tifernate recupera leggibilità grazie all’intervento dell’Istituto Centrale per il Restauro. Scoperto anche il disegno preparatorio dell’artista. Prossima tappa: il MET di New York

Un restauro che restituisce leggibilità a un’opera chiave del primo Raffaello e che, allo stesso tempo, apre nuove prospettive di studio su uno dei grandi protagonisti della storia dell’arte. All’Istituto Centrale per il Restauro di Roma sono stati presentati i risultati dell’intervento sullo Stendardo della Santissima Trinità, dipinto da Raffaello Sanzio tra il 1499 e il 1501 e oggi conservato nella Pinacoteca Civica di Città di Castello.

Si tratta di un’opera di straordinario valore storico e artistico: un gonfalone processionale dipinto su entrambi i lati – la Trinità tra i santi Sebastiano e Rocco sul fronte, la Creazione di Eva sul retro – che testimonia la fase giovanile dell’artista urbinate e il suo legame con l’area tifernate. Nel corso dei secoli il dipinto ha attraversato numerose vicende conservative, trasformandosi progressivamente da stendardo processionale a opera musealizzata.

L’intervento appena concluso rappresenta la seconda fase di un progetto scientifico avviato nel 2020, promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria e sviluppato dall’Istituto Centrale per il Restauro con il Comune di Città di Castello, sotto il coordinamento della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura.

Il lavoro dei restauratori si è concentrato soprattutto su un aspetto delicato: le lacune non reintegrabili del dipinto, quelle zone cioè in cui nel tempo la pittura era andata perduta e dove gli interventi storici avevano lasciato strati di materiali che finivano per alterare la percezione complessiva dell’opera. Attraverso una pulitura complessa, condotta con tecniche tradizionali e tecnologia laser, i restauratori hanno rimosso le stratificazioni accumulate nei secoli.

Il risultato è stato un netto alleggerimento dell’immagine e il recupero di una lettura più coerente dell’opera. È tornata visibile la finissima tela di lino scelta da Raffaello, mentre la nuova equilibratura cromatica ha ridotto l’impatto visivo delle lacune, permettendo di cogliere con maggiore chiarezza le figure e i passaggi tonali ancora conservati.

Ma il restauro ha riservato anche una scoperta inattesa. Durante la pulitura è emerso il disegno preparatorio tracciato direttamente sulla tela dall’artista, rimasto finora nascosto sotto i materiali dei precedenti interventi. Un ritrovamento di grande interesse per gli studiosi, perché consente di osservare da vicino il processo creativo del giovane Raffaello, rivelando profili e dettagli dell’immagine che finora potevano essere soltanto ipotizzati.

Proprio questa scoperta offre nuove prospettive di studio sull’opera e sulla tecnica esecutiva dell’artista, fornendo una testimonianza diretta del modo in cui il dipinto venne progettato e costruito.

Il restauro dello Stendardo si inserisce in una lunga tradizione di studi e interventi su quest’opera. L’Istituto Centrale per il Restauro era infatti già intervenuto negli anni Cinquanta per garantirne la conservazione, e proprio questa continuità di ricerca rappresenta uno degli elementi centrali dell’attuale progetto.

«Il restauro dello Stendardo di Raffaello rappresenta un ulteriore risultato dell’eccellenza del restauro italiano», ha dichiarato il direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Fabrizio Magani, sottolineando come tornare su un’opera già studiata significhi riaffermare il valore della cura costante del patrimonio culturale.

Per il direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro Luigi Oliva, lo Stendardo della Trinità costituisce «un riferimento storico esemplare per il restauro italiano e internazionale». La rimozione dei materiali degradati e il trattamento delle lacune hanno infatti restituito nuova leggibilità alla pittura, permettendo di riconoscere meglio la mano del giovane Raffaello anche in aree che sembravano ormai compromesse.

Il restauro è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra Ministero della Cultura, Soprintendenza, Istituto Centrale per il Restauro e Comune di Città di Castello, in un lavoro congiunto che – come ha ricordato la soprintendente Francesca Valentini – ha consentito di proporre «una lettura più equilibrata e coerente del testo pittorico originario».

Per il sindaco di Città di Castello Luca Secondi e l’assessore alla cultura Michela Botteghi, la conclusione dell’intervento rappresenta un passaggio importante anche per la valorizzazione del patrimonio artistico del territorio. Il dipinto appare oggi «nel suo originale pregio e rilievo artistico», grazie a nuove indagini diagnostiche e storiche che contribuiranno ad approfondire la conoscenza della sua genesi.

Il restauro segna però anche l’inizio di una nuova fase nella storia dell’opera. Lo Stendardo è infatti pronto a partire per gli Stati Uniti, dove sarà esposto al Metropolitan Museum of Art di New York nella mostra “Raphael: Sublime Poetry”, in programma dal 23 marzo al 28 giugno 2026.

Sarà la prima volta che il dipinto verrà presentato al pubblico internazionale dopo l’intervento di restauro. Un’occasione che, oltre a inserire l’opera in un contesto scientifico di grande rilievo, contribuirà a far conoscere ancora di più il legame tra Raffaello e Città di Castello, il territorio che custodisce questo straordinario frammento della sua formazione artistica.

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