Dalla Giordania alla provincia di Arezzo. Nedal Cini Al Zyod è stato proclamato vincitore della 42ª edizione del Premio Pieve Clandestino. Una vita non prevista. Il testo ha trionfato in una rosa di altissimo livello di otto finalisti: Olga Ajello, Nicolò Augelli, Mario Barbieri, Fernanda Capece Minutolo, Angela Coletta, Patrizia D’Alterio e Placido Priscimone.
Nato ad Amman nel 1966, Nedal arriva in Italia a 19 anni, nel 1985, grazie a una borsa di studio. La destinazione, però, non era affatto scontata: mentre tutti gli suggeriscono gli Stati Uniti, lui sceglie l’Italia dopo aver letto un libro su Michelangelo Buonarroti. Ironia della sorte, oltre 40 anni dopo, viene coronato vincitore a pochi chilometri dal luogo in cui il grande scultore nacque.
Nel diario racconta gli anni della sua formazione a Perugia come optometrista e le difficoltà incontrate nel tentativo di costruirsi un futuro. I lavori saltuari, gli espedienti, e la situazione precaria: per un periodo Nedal rimane senza permesso di soggiorno, vivendo anche nel timore di essere espulso. La sanatoria del 1990 gli consente di regolarizzare la propria posizione, un passaggio che nel diario definisce “una mano tesa, un permesso di esistere”.
Ma in Italia Nedal trova anche qualcosa che cambia il corso della sua vita. Conosce Giovanni, un ragazzo di Arezzo, e con lui costruisce una relazione che diventa uno dei nuclei centrali del racconto. È un rapporto che lo porta a confrontarsi con le aspettative della famiglia e con la propria identità. Un percorso nel quale assume un ruolo importante anche la madre Halima, che prima di morire lo incoraggia a cercare la propria felicità. Giovanni, nelle parole dello stesso Nedal, “era tutte le sere ad aspettarmi a casa, e già questo era abbastanza per continuare”. I due vivranno insieme un lungo e grande amore durato 27 anni, fino alla malattia e alla scomparsa di Giovanni.
Il titolo “Clandestino” non fa riferimento solo ai documenti e ai permessi per risiedere in Italia, ma anche alla difficoltà di trovare posto nel mondo, vivendo segretamente la propria identità e l’orientamento sessuale. Una “storia non prevista”, lontana dai progetti, dal luogo natio, dalla famiglia e dalle aspettative di tutti, anche dello stesso autore-protagonista.
Al termine della premiazione, avvenuta nel tardo pomeriggio di domenica 20 settembre al Campo della Fiera di Pieve Santo Stefano, il vincitore ha raccontato l’emozione per il riconoscimento:
“Mi sento bene, la vita continua a essere non prevista, a sorprendermi, ma soprattutto perché c’è un’emozione molto forte, perché è come se in qualche modo mi venisse restituito quello che mi è stato tolto, nel senso di riconoscimento. Questo premio lo voglio dedicare a Giovanni, a Flora, a Halim, alle persone che in qualche modo mi hanno insegnato a vivere e a dare casa”.
Alla domanda se il suo testo possa essere definito un “diario politico”, El Zyod ha risposto:
“Io credo che comunque noi, vivendo, non possiamo prescindere dalla politica. La politica, la democrazia, la si fa attraverso quello che facciamo tutti i giorni. Quello che facciamo tutti i giorni, in qualche modo, aiuta a costruire questa identità, questa società, questa cultura”.
Una frase evocativa che ci inchioda alle nostre responsabilità di cittadini e attori in questa società. Come ogni anno, il diario vincitore sarà pubblicato in volume nell’apposita collana curata dall’Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano.






La cerimonia di premiazione, iniziata alle 16, ha visto la partecipazione di numerose istituzioni. Presenti il presidente della fondazione dell’Archivio Albano Bragagni, il presidente e il direttore della Bcc di Anghiari Massimo Meozzi e Fabio Pecorari, il sindaco Claudio Marcelli, il presidente della Provincia di Arezzo Alessandro Polcri e, infine, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha espresso parole di grande entusiasmo per l’evento culturale:
“Pieve Santo Stefano è un esempio per la Toscana. È un paese dove la dimensione della memoria si rispecchia nei diari. Più di 10 mila diari che danno il senso di una storia. Quando proprio qui, in provincia di Arezzo, due anni fa, Sergio Mattarella parlò della strage a Civitella in Val di Chiana, concluse il suo discorso dicendo: ‘La memoria è il futuro’. Io quel concetto lo applico qui, dove Tutino iniziò la raccolta negli anni ’80, con tanta passione e cura, creando un patrimonio che oggi è unico in tutta Italia. L’iniziativa di oggi vede Pieve non solo capitale in Toscana, ma capitale in Italia”, ha dichiarato Giani.
Il Premio Città del Diario è stato invece assegnato all’attrice e scrittrice Lella Costa, protagonista sabato sera di uno spettacolo accolto dagli applausi del pubblico.
“Mi sono emozionata a visitare il piccolo Museo del Diario e vedere la passione, la dedizione e la cura dietro questo progetto. Sono estremamente felice e non posso far altro che dire grazie”.
Un’edizione partecipata, con spettatori arrivati da tutta Italia: professori, giornalisti, scrittori, artisti, ma anche giovani, studenti e semplici curiosi. Un pubblico eterogeneo riunito attorno alla memoria e alla possibilità di recuperare, attraverso le storie individuali, strumenti per comprendere anche il presente.
Natalia Cangi, direttrice dell’Archivio Diaristico, spiega così il successo dell’iniziativa:
“Noi intrecciamo moltissimi linguaggi che possono arrivare a interessare un pubblico più giovane con inclinazioni diverse”.
L’edizione dedicata alla “Repubblica delle memorie” riesce nello spirito proprio di ogni repubblica democratica: dare l’idea che l’opinione e il contributo di tutti conta qualcosa. Ogni voce è una nota in uno spartito, un coro senza direttore che, anche nelle sue dissonanze e stonature, canta la memoria e ci racconta chi siamo.













