La riflessione che Mirco Giubilei – ingegnere civile, blogger e attivista di Sansepolcro – propone nel suo ultimo libro (“Reform Europe. Riformare l’Europa: radici solide per un nuovo domani”) ha certamente un respiro che oltrepassa i confini locali. L’oggetto posto sotto esame è infatti l’Europa, o meglio l’Unione Europea, ovvero il traguardo di un percorso di integrazione tra popoli che, seppur a fasi alterne, sta da secoli interessando l’area del Vecchio Continente. Articolandosi in due sezioni principali, una prima più storica e una seconda più politica, il ragionamento che l’autore va a tessere sposa dunque una dimensione sovra-nazionale che, però, non rinuncia a produrre riscontri anche a scala locale. Per comprendere tutte le declinazioni e le articolazioni di questa analisi è forse opportuno ripercorrere dall’inizio il filo attorno a cui, pagina dopo pagina, si dipana il vivido flusso delle considerazioni che l’autore illustra ai lettori.
L’Europa nel corso dei secoli: dall’antichità all’Unione Europea
Per meglio comprendere sia quella che è oggi l’Europa, sia quella che potrebbe e dovrebbe essere negli anni a venire, Giubilei ripercorre la china della Storia sin dall’antica Grecia, ovvero da quando, a partire dal mito, iniziò a determinarsi un’entità geografica e culturale che, nel Mediterraneo orientale, tendeva a distinguersi dagli spazi e dalle popolazioni limitrofe. Questa prima forma di condivisione di un’identità comune che si associava a una primigenia concezione europea, fu poi ereditata da Roma e mantenuta nel corso dei secoli grazie ad alcuni elementi comuni, come quello religioso legato al cristianesimo, che hanno tendenzialmente funto da collante. Con il passare dei secoli, nonostante l’ascesa degli stati nazionali e il continuo alternarsi di conflitti, questo minimo comune denominatore non si è disperso, resistendo anche alle profonde ferite dei due conflitti mondiali che hanno scosso il Novecento. Come puntualizza bene l’autore, è però da rilevare che proprio in parallelo a tali tragici eventi, hanno iniziato a farsi spazio pensieri – come quelli di Spinelli, Calamandrei, Rossi e, poco più tardi, persino Olivetti – che hanno poi contribuito ad accompagnare il Continente in un rinnovato e convinto cammino di avvicinamento e collaborazione.
È in effetti proprio dopo la Seconda Guerra Mondiale che avviene una svolta senza precedenti che induce alcuni stati a ricercare e definire una sintesi di reciproca cooperazione. In un clima ancora emotivamente influenzato dagli strascichi del recente conflitto bellico e della Shoah, mentre lo sgomento veniva assorbito dal passato e la speranza si proiettava nel futuro, negli anni ‘50 prese il via un nuovo corso che, a partire da alcuni stati, in poco tempo iniziò a dotare l’Europa di un nuovo assetto istituzionale. L’inizio di questo cammino ebbe dall’inizio un carattere settoriale e poi economico in senso più lato: fu così che si giunse prima, nel 1951, all’istituzione della CECA e poi, nel 1957, della CEE.
Con il tempo la cooperazione economica si consolidò, attirando altri stati e promuovendo un processo di rafforzamento politico. Dagli anni ‘60 in poi le istituzioni previste dal Trattato di Roma (lo stesso che aveva istituito la CEE), entrarono concretamente in funzione, creando i presupposti per dare ulteriormente slancio al cammino comune intrapreso. Si giunse così, nel 1992, al Trattato di Maastricht, fortemente catalizzato dalla caduta del Muro di Berlino e dalla riunificazione della Germania. Grazie a questa tappa cruciale che ha istituito l’UE, l’Europa ha di fatto assunto l’architettura che conosciamo oggi. Pure l’adozione della moneta unica venne programmata in questo periodo, così come l’introduzione del concetto di cittadinanza europea e di altre disposizioni che sembravano davvero imprimere ulteriore vigore al progetto di integrazione. Poi, però, tutto questo cammino ha iniziato a vacillare, sia per motivi esogeni che endogeni.
Le debolezze dell’Europa di oggi e l’esigenza di una riforma radicale
Per ciò che riguarda le dinamiche esterne, Giubilei si sofferma in primis sui nuovi equilibri geopolitici che si stanno determinando a livello planetario, ma non solo. A completare il quadro vengono anche annoverati quegli eventi che hanno prodotto ripercussioni anche nel Vecchio Continente, come l’emergenza sanitaria del Covid-19, la guerra in Ucraina e il genocidio in Palestina. In altre parole, tutte quelle contingenze con cui, in maniera diretta o indiretta, l’UE si è dovuta interfacciare, dimostrando talvolta un senso di inadeguatezza piuttosto palpabile.
Nel frattempo, all’interno dello stesso ente sovranazionale hanno iniziato a prendere piede processi disaggregativi, alimentati dal rifiorire di certi nazionalismi e da alcune evidenti inefficienze proprie delle istituzioni europee. In particolare, come si può ben evincere dalle pagine del volume, a partire dalla “bocciatura” di una vera e propria Costituzione europea ha iniziato a diffondersi un’incertezza rispetto al futuro cammino da percorrere. Questa particolare condizione per il momento non aiuta quindi a risolvere alcune cruciali questioni di fondo, come quelle relative al cosiddetto deficit democratico, alla farraginosa struttura decisionale o agli squilibri socio-economici tra le diverse aree dei paesi membri. In questo quadro è quindi capitato – e continua a capitare – di assistere a modi di operare che manifestano congenitamente una situazione di debolezza: ciò si è, ad esempio, potuto constatare nel modo attraverso il quale è stata gestita la crisi greca, o nel corso di tutte quelle circostanze in cui, in politica estera, l’UE non è quasi mai riuscita ad assumere una posizione unitaria.
Il nucleo che fa da architrave all’intero volume è dunque incentrato su una considerazione focale: in uno scacchiere mondiale multipolare in cui il baricentro delle relazioni politiche, diplomatiche ed economiche sta sempre più traslando via dal Vecchio Continente, diventa doveroso ripensare, in maniera radicale, a una riforma dell’Europa. Su questa parte specifica, per la quale si rimanda direttamente al libro, Mirco Giubilei propone una serie di suggerimenti estremamente puntuali e circostanziati. In questa sede sarà comunque utile citare una delle principali questioni di fondo, cioè quella che si lega all’idea di realizzare una vera e propria federazione o, più verosimilmente, una confederazione di stati. In questo spunto l’autore non manca di illustrare quali potrebbero essere i rispettivi passi da compiere per giungere a un esito di questo tipo, spiegando quali sarebbero i meccanismi attraverso i quali garantire la partecipazione dei diversi stati ai processi decisionali.
In coda a tutto questo, non certo per importanza, Giubilei sposta l’attenzione sui cittadini europei. In un momento storico in cui l’UE viene talvolta percepita come un ente eccessivamente burocratizzato, pronto ad imporre, grazie a un manipolo di tecnocrati, le proprie misure dogmatiche, non si può non ravvedere il bisogno di raddrizzare questo tipo di narrazione. Per fare questo sarà quindi necessario riportare i territori – soprattutto quelli periferici, come per certi versi potrebbe essere il contesto dell’Italia centrale in cui è inserita l’Alta Valle del Tevere – ad avere una voce e una rappresentanza. Come soluzione a questa considerazione l’autore propone un complesso e dettagliato progetto di riforma elettorale che, assieme alla proposta di una nuova Costituzione, potrebbe fare acquisire allo stesso ente sovra-nazionale una vitale valenza politica che avrebbe anche implicazioni culturali e identitarie. Solo in questo modo, si legge nella parte conclusiva della pubblicazione, l’Europa potrà ergersi a punto di riferimento per la diplomazia internazionale, recuperando un ruolo da protagonista e contribuendo a costruire nuove, possibili prospettive di pace.
Per entrare nel dettaglio degli spunti sopra sintetizzati e partecipare al relativo dibattito che dagli stessi potrà generarsi, si ricorda che, dopo quanto già avvenuto a Sansepolcro il 3 ottobre, il volume di Mirco Giubilei “Reform Europe. Riformare l’Europa: radici solide per un nuovo domani” sarà presentato a Città di Castello, presso la Libreria Paci, mercoledì 22 ottobre alle ore 18.30 e a San Giustino, presso il Cinema Astra, domenica 16 novembre alle ore 18.30.





