Arrivano le prime prese di posizione pubbliche dopo la conclusione delle indagini preliminari sull’inchiesta relativa alle pratiche di riconoscimento della cittadinanza italiana, che vede indagati, insieme a un cittadino argentino, il sindaco di Anghiari Alessandro Polcri e cinque dipendenti comunali. Come ricostruito dalla Squadra mobile di Arezzo, nei confronti dei pubblici ufficiali non sarebbero emerse dazioni di denaro, pertanto non viene loro contestata un’ipotesi di corruzione, ma il concorso nei reati di falso ideologico e falso materiale in atto pubblico.
A intervenire è ora la Fp Cgil di Arezzo, con una dichiarazione del segretario provinciale Giacomo Nebbiai. Il sindacato esprime “totale rispetto per l’operato della magistratura” e afferma di riporre “la massima fiducia affinché si faccia chiarezza sui fatti nel più breve tempo possibile”. Nebbiai critica inoltre il clima che si sarebbe creato attorno alla vicenda. La Fp Cgil parla di “ennesimo, inaccettabile spettacolo della gogna mediatica e del linciaggio social nei confronti di lavoratrici e lavoratori” e di un “processo di piazza” alimentato da “commenti al vetriolo”.
Il sindacato richiama quindi “un principio sacro e inviolabile della nostra Costituzione: la presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato”. Per Nebbiai, “sostituire le aule di tribunale con le bacheche dei social network è una barbarie giuridica che respingiamo con forza”. La Fp Cgil sottolinea anche la necessità di tutelare la dignità personale e professionale delle persone coinvolte. “Tirare fango oggi significa distruggere la dignità personale e professionale di donne e uomini, oltre che delle loro famiglie, prima ancora che sia stata accertata qualsiasi responsabilità”, afferma Nebbiai. Il sindacato annuncia inoltre che resterà “fermamente a fianco dei propri iscritti e di tutto il personale” per garantire “il pieno rispetto del diritto alla difesa e della dignità umana”. In chiusura, l’invito è rivolto “a tutti – cittadini e organi di informazione – ad abbassare i toni e ad attendere che la giustizia faccia il suo corso nelle sedi preposte”.
Una posizione improntata alla cautela è stata espressa nelle scorse ore anche da Mario Checcaglini, consigliere comunale di opposizione ad Anghiari e capogruppo del Partito Democratico. In un intervento pubblicato sulle reti sociali, Checcaglini ha scritto che, di fronte alla notizia delle “cittadinanze facili” ad Anghiari, “è necessario essere garantisti e dimostrarlo nelle dichiarazioni pubbliche”.
“Le persone indagate sono innocenti fino a prova contraria e a sentenza”, ha aggiunto il consigliere, spiegando che per questo l’opposizione non chiede “dimissioni né altro”. Checcaglini sottolinea di non voler “affondare il dito nella piaga”, anche perché, afferma, “non è questo il nostro stile, almeno non su basi così fragili”. Il capogruppo del Pd invita inoltre a non trarre conclusioni affrettate: “Dei contenuti del fascicolo non sappiamo nulla di diretto: solo quanto filtrato attraverso le dichiarazioni alla stampa”. Secondo Checcaglini, chi ha responsabilità pubbliche dovrebbe evitare con particolare cura valutazioni premature.
Nel suo intervento il consigliere ha anche fatto presente come sia “difficile immaginare un concerto deliberato di intenti” a fronte del numero di persone coinvolte, e ipotizzato piuttosto una possibile gestione superficiale delle procedure. “Si è agito con leggerezza? Con superficialità, magari pensando che in fondo non si recasse danno a nessuno e che un passaporto si potesse concedere senza troppi problemi?”, si è chiesto Checcaglini. A suo avviso, “più probabile, almeno a prima vista, che ognuno abbia fatto come si era sempre fatto, senza fermarsi a riflettere. Staremo a vedere cosa emerge”, ha concluso Checcaglini, “con rispetto per la magistratura e per le persone indagate”.





