A un anno esatto dalla pubblicazione del documento “Vino nuovo in otri nuovi”, la Diocesi di Città di Castello entra nella fase operativa del progetto che porterà, nei prossimi anni, alla nascita delle Comunità pastorali.
Un percorso di lungo respiro – decennale, dal 2024 al 2034 – che nasce dall’esigenza di rinnovare la presenza della Chiesa nel territorio alla luce dei cambiamenti sociali e demografici in atto, dalla diminuzione delle vocazioni allo spopolamento delle aree interne.
“Abbiamo bisogno di ripensare come vivere nel territorio la nostra presenza di Chiesa – spiegava il vescovo Luciano Paolucci Bedini nel documento iniziale –. Non basta riorganizzare le strutture, ma serve rinnovare il cuore dell’esperienza ecclesiale: comunità di fratelli e sorelle che condividono il Vangelo, accogliendo e servendo tutti”.
Un progetto per una Chiesa “in uscita”
L’iniziativa, elaborata insieme a sacerdoti e diaconi e discussa nel corso del 2024 con le parrocchie, definisce un nuovo modello di vita ecclesiale fondato su collaborazione, corresponsabilità e fraternità.
Ogni Comunità pastorale (Cp) sarà una rete di parrocchie unite nel condividere cammini, risorse e ministeri, sostenendo insieme le dimensioni fondamentali della vita cristiana: annuncio, liturgia, carità, educazione e comunione.
A guidarle saranno uno o due sacerdoti, con il supporto di diaconi e laici responsabili dei vari ambiti. In una parrocchia di riferimento sarà collocato il “cuore” della Comunità, sede delle celebrazioni principali e delle attività comuni.
Il progetto prevede inoltre forme di vita comunitaria tra sacerdoti e laici, con canoniche aperte all’accoglienza di famiglie, consacrati, giovani volontari o anziani impegnati nella pastorale quotidiana.
Tre aree territoriali e prime ipotesi di aggregazione
Con il nuovo documento pubblicato nell’ottobre 2025, la diocesi tifernate delinea la prima ipotesi di suddivisione territoriale in tre aree: Nord, Centro e Sud, ciascuna composta da più Comunità pastorali.
Le aggregazioni, che comprendono complessivamente oltre trenta parrocchie, tengono conto della geografia pastorale attuale e delle relazioni già consolidate.
Zona Nord
CP1: parrocchie di San Giustino e Cospaia. CP2: Selci, Lama, Renzetti e Celalba. CP3: Pistrino, Fighille, Citerna (Lippiano*). CP4: Cerbara, Piosina, Giove e Badiali. La parrocchia di Lippiano potrebbe essere affidata pastoralmente al parroco di Monterchi, in accordo tra i vescovi e i sacerdoti delle diocesi confinanti.
Zona Centro
CP1: parrocchie della Cattedrale, Santa Maria delle Grazie, San Francesco, San Michele, Santa Maria Maggiore e Santa Maria Nova. CP2: San Pio X, San Giovanni Battista agli Zoccolanti, Santa Lucia (con la presenza pastorale dei frati minori e San Martino d’Upò. CP3: Madonna del Latte, Santa Veronica, Graticole, Belvedere e Titta. CP4: Riosecco, Lerchi, Astucci e Nuvole.
Zona Sud
CP1: parrocchie di Trestina, Bonsciano, Canoscio, Badia Petroia, Lugnano, Petrelle, Ronti, Morra,Volterrano, Nestoro, Calzolaro e San Leo Bastia. CP2: San Secondo, Croce di Castiglione, Gioiello, Marcignano e Monte Santa Maria Tiberina. CP3: parrocchie di Promano, San Maiano, Cinquemiglia, Montecastelli e Niccone. CP4: parrocchie di Pietralunga, Aggiglioni, Pieve de’ Saddi, Carpini e Montone*. La parrocchia di Montone potrebbe essere pastoralmente affidata ai frati minori di Santa Maria di Umbertide, previa verifica tra i vescovi e i religiosi.
Un processo aperto e condiviso
La fase avviata non ha carattere vincolante, ma consultivo e partecipativo. “Queste proposte – si legge nel documento – vengono pubblicate perché siano conosciute, discusse e condivise. Solo così potremo avviare il cammino di trasformazione, accompagnati e sostenuti dal Vescovo e dai suoi collaboratori”.
Chi desidera offrire contributi, idee o osservazioni può scrivere direttamente alla diocesi all’indirizzo vescovo@diocesidicastello.it.
Il vescovo Paolucci Bedini ha più volte chiarito che non si tratta di una riorganizzazione imposta, ma di un cammino sinodale: “Questo rinnovamento – ha ricordato – non lo fanno i sacerdoti né il vescovo per decreto, ma il popolo di Dio intero. Se non vogliamo lasciar languire l’esperienza cristiana nelle nostre terre, è tempo di rilanciare la nostra presenza e il nostro modo di vivere il Vangelo”.
Una prospettiva anche interdiocesana
Il progetto riguarda anche la Diocesi di Gubbio, che nei prossimi anni sarà chiamata ad avviare un analogo percorso di discernimento. In entrambe le realtà, l’obiettivo è costruire comunità vive, fraterne e missionarie, capaci di annunciare il Vangelo in un tempo di trasformazione e di restituire vitalità alla Chiesa locale.
Le Comunità pastorali, spiega la diocesi, “non sono unioni amministrative di parrocchie, ma luoghi di vita condivisa, dove la fede si rinnova attraverso la fraternità e la corresponsabilità”. Un processo lungo, ma necessario, per versare – come nel Vangelo – il “vino nuovo” in otri capaci di accoglierlo.





