Pasqua, un invito a ricostruire: amore, servizio e comunità

Nel tempo delle guerre, i vescovi Migliavacca e Paolucci Bedini indicano una direzione: relazioni autentiche, cura degli altri e capacità di vivere insieme

C’è una parola che attraversa i messaggi di questa Pasqua: responsabilità. Non quella astratta, ma quella che riguarda la vita concreta, il modo di stare dentro il mondo, soprattutto in un tempo segnato da conflitti e tensioni.

È in questo orizzonte che si inseriscono le riflessioni dei vescovi del nostro territorio, Andrea Migliavacca e Luciano Paolucci Bedini, che – con accenti diversi ma complementari – riportano il significato della Pasqua dentro l’esperienza quotidiana.

In questa Pasqua vorrei augurare a tutti di ritrovare il giardino”, scrive il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Un’immagine semplice, ma carica di significato: il giardino come luogo della resurrezione, ma anche come spazio umano in cui tornano a vivere relazioni, dialogo, possibilità.

Per Migliavacca, quel giardino è oggi ciò che sembra mancare. La devastazione della guerra […] è la devastazione di casa nostra”, osserva, richiamando i conflitti in corso dal Medio Oriente all’Ucraina. Non qualcosa di lontano, ma una ferita che riguarda tutti.

Da qui l’invito: “Il giardino è l’armonia, è la capacità di vivere insieme, di ritrovare le strade del dialogo, dell’accoglienza, del perdono, della diplomazia”. Non una visione idealizzata, ma una direzione concreta, che chiama in causa le scelte individuali e collettive.

Se Migliavacca guarda al mondo e alle sue fratture, il messaggio di monsignor Paolucci Bedini, nella celebrazione del Giovedì Santo a Città di Castello, parte da un gesto: la lavanda dei piedi.

Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”, ricorda il vescovo, citando il Vangelo. Un gesto che definisce “la sintesi della sintesi”, cioè il cuore del messaggio cristiano. Non un simbolo da celebrare una volta l’anno, ma un’indicazione precisa: il servizio, l’attenzione all’altro, la capacità di abbassarsi.

È qui che la Pasqua, nella lettura di Paolucci Bedini, smette di essere solo memoria e diventa esperienza attuale: “Oggi Gesù si dà per noi […] continua a offrire la sua vita e a comunicare il suo amore”.

Due prospettive che si incontrano. Da una parte il bisogno di ricostruire un “giardino” in un mondo segnato dalle guerre, dall’altra la concretezza di un gesto – servire, mettersi a disposizione – che diventa il primo passo possibile.

In mezzo, la Pasqua. Non come pausa simbolica, ma come passaggio: dalla constatazione di ciò che non funziona alla responsabilità di ciò che ciascuno può costruire.

Un passaggio che, almeno nelle intenzioni dei due vescovi, non riguarda solo i credenti, ma chiunque si trovi a fare i conti con un tempo in cui la parola pace torna a essere tutt’altro che scontata.

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