“L’informazione dovrebbe essere ricerca, dubbio, un interrogarsi e discutere sui grandi problemi che ci riguardano. Mentre spesso si cade nel sensazionalismo e nel patetico. Si cerca di colpire allo stomaco lo spettatore anziché farlo ragionare”, afferma la scrittrice Dacia Maraini. Con questo spirito si è aperto, mercoledì 6 maggio, l’incontro presso il circolo Arci di Piazza IV Novembre ad Anghiari. Il tema della serata è stato il Medio Oriente, anche se, come ha spiegato il relatore Luca Gabrielli, sarebbe più corretto parlare di Asia occidentale. Il termine “Medio Oriente”, ha ricordato, deriva infatti da una prospettiva coloniale anglosassone e condiziona ancora oggi il modo in cui leggiamo queste dinamiche.
La serata è stata organizzata dal collettivo Dialoghi in Circolo, con l’obiettivo di informare la cittadinanza su quanto sta accadendo in Palestina, analizzare i rapporti tra Italia e Israele e discutere quali strumenti abbia la società civile per intervenire di fronte a una crisi umanitaria e politica in corso. Gabrielli, attivista pro-pal di lungo corso, sindacalista della Cgil e anghiarese di origine, è esponente dell’organizzazione Un Ponte Per, nata negli anni ’90 con l’obiettivo di sostenere le popolazioni colpite da conflitti e crisi umanitarie. Da anni il gruppo segue la situazione palestinese, che già prima del 7 ottobre 2023 presentava condizioni di vita ben al di sotto degli standard internazionali, sia a Gaza che in Cisgiordania.
Una scena politica frammentata
Nel corso del suo intervento, Gabrielli ha tracciato un quadro del sistema politico palestinese, segnato da divisioni interne e forte instabilità. Le ultime elezioni amministrative hanno mostrato una forte frammentazione, con un aumento delle liste indipendenti e una crescente disaffezione verso i partiti tradizionali. “I vecchi leader, tra cui Abu Mazen, non sono più un riferimento per la popolazione palestinese”, ha spiegato Gabrielli. Il quadro elettorale resta complesso: il partito Fatah è risultato primo alle amministrative, le prime svolte anche a Gaza dopo 20 anni di blocco politico, ma la sua capacità di rappresentanza appare sempre più indebolita.
Negli scorsi mesi, Abu Mazen è stato ospite di Atreju, il forum di Fratelli d’Italia, in cui ha incontrato Giorgia Meloni. Un momento che Gabrielli ha definito “offensivo nei confronti del popolo palestinese”.
Hamas, conflitto e interpretazioni
Nel dibattito con il pubblico sono emerse numerose domande sul ruolo di Hamas e sul consenso nella Striscia di Gaza. Gabrielli ha invitato a leggere questi fenomeni dentro il contesto dell’occupazione e della guerra, evitando semplificazioni. “Lasciamo liberi i palestinesi di poter decidere”, ha affermato. Pur condannando gli attacchi contro i civili del 7 ottobre, ha sottolineato come molte letture provenienti dal Sud globale interpretino il conflitto anche come una forma di resistenza legata alle dinamiche storiche del colonialismo.
Già prima dell’inizio del conflitto, Israele controllava la quantità di acqua e calorie di cibo pro capite a disposizione dei palestinesi. Scelta che ha provocato fame e miseria, inasprendo anche la reazione integralista dei movimenti armati come Hamas.
Prigionieri politici e memoria internazionale
Particolarmente intenso il passaggio dedicato ai prigionieri politici palestinesi e alla figura di Marwan Barghouti, incarcerato da Israele dal 2002 e spesso paragonato a Nelson Mandela per il suo ruolo simbolico. Gabrielli ha ricordato la campagna internazionale per la sua liberazione, sottolineando come in Europa la sua figura sia ancora poco conosciuta rispetto ad altri leader della storia contemporanea.
“Nel giorno dell’anniversario della sua incarcerazione, Barghouti è stato torturato in carcere. La violenza gli ha provocato la frattura di due costole. L’attivista viene tenuto in vita per non diventare un simbolo della resistenza, ma anche per scoraggiare gli oppositori”, ha affermato Gabrielli.
Europa, Italia e responsabilità politiche
Uno dei momenti centrali della serata ha riguardato il ruolo dell’Europa e dell’Italia nel conflitto. Gabrielli ha criticato il mantenimento delle relazioni politiche, economiche e militari con Israele. Nel dibattito è stato ricordato anche il comportamento del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, indicato come esempio di una leadership più netta rispetto all’offensiva su Gaza.
A questo proposito, il relatore ha affermato che “l’Italia è complice del genocidio”, posizione che, secondo lui, trova riscontro nei rapporti economici e militari con Israele e nella limitata pressione politica esercitata sul governo di Benjamin Netanyahu. Resta tuttavia la posizione ufficiale del governo italiano, che ha ribadito come non siano stati siglati nuovi accordi di vendita di armi a Israele dopo il 7 ottobre.
Leonardo e industria della difesa
Ampio spazio è stato dedicato al ruolo di Leonardo, colosso italiano della difesa partecipato dal Ministero dell’Economia (circa il 30,2%). L’azienda è al centro del dibattito per i suoi rapporti industriali internazionali e per il ruolo nel settore militare. Leonardo è partner strategico del Ministero della Difesa e produce sistemi e tecnologie per le forze armate italiane.
Negli ultimi anni ha registrato una crescita significativa nel mercato globale della difesa, anche grazie all’aumento della domanda legata ai conflitti internazionali. Nel 2024 ha riportato ricavi pari a 17,8 miliardi di euro, ordini superiori ai 20 miliardi e un utile in crescita rispetto all’anno precedente. Un’affermazione che sembra ovvia, ma le aziende produttrici di armi prosperano in presenza di conflitti.
Secondo associazioni pacifiste, questa crescita è anche collegata alla domanda globale di armamenti aumentata dopo l’escalation in Medio Oriente e Ucraina. L’azienda intrattiene inoltre rapporti industriali con soggetti israeliani del settore militare e, secondo diverse analisi, le competenze israeliane sono richieste anche dai nostri servizi di intelligence per lo sviluppo di tecnologie di sicurezza e difesa.
Durante il dibattito è stata citata anche una dichiarazione dell’ex amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, rilasciata a Fortune: “Senza dubbio, il mercato risponde bene quando ci sono più di sessanta conflitti nel mondo. Noi abbiamo fatto del nostro meglio per cogliere le opportunità”.
Contro l’azienda è stata intentata una causa civile, depositata a Roma il 29 settembre 2025. L’azione mira a dichiarare nulli i contratti di fornitura di armamenti a Israele, ritenuti in violazione delle leggi nazionali e internazionali, a causa del conflitto in corso
Cybersicurezza e cooperazione tecnologica
Il governo italiano mantiene inoltre rapporti con Israele nel campo della cybersicurezza. Negli ultimi anni Israele è stato confermato tra i partner strategici per lo sviluppo di accordi relativi alla sicurezza informatica, alla protezione delle infrastrutture digitali e alla gestione delle informazioni classificate.
Nel 2024 un DPCM ha ribadito questa cooperazione, nonostante le polemiche politiche e le richieste di sospensione avanzate da alcune opposizioni e realtà associative dopo l’inizio della guerra a Gaza.
Sumud: resistere restando
Nel corso dell’incontro è stato anche approfondito il concetto di Sumud, parola araba che indica la “resistenza ferma” e il legame profondo tra il popolo palestinese e la propria terra.
Attraverso alcuni video mostrati da Gabrielli, sono state raccontate storie di pescatori e agricoltori che continuano a vivere e lavorare nei propri territori, nonostante la distruzione dei campi e delle infrastrutture. Il Sumud, in questo senso, non è solo resistenza politica, ma anche quotidianità, radicamento e volontà di restare nella propria terra anche in condizioni estreme.
Da qui nasce la richiesta avanzata da movimenti, associazioni e giuristi di interrompere le collaborazioni militari e sospendere le esportazioni di armamenti verso Israele, sul modello di quanto fatto da altri Paesi europei con misure di restrizione parziale.
Nel corso della serata è stato ricordato come l’Italia abbia continuato a mantenere rapporti economici e diplomatici con Israele anche dopo l’inizio dell’offensiva su Gaza, mentre una parte della società civile chiede sanzioni ed embargo.Durante il dibattito, uno spettatore anziano, ha evidenziato un parallelo tra la Seconda Guerra Mondiale, vissuta in prima persona, e quanto accade oggi in Palestina. Il collettivo Arezzo per Gaza ha inoltre rivolto una richiesta al nuovo presidente di Leonardo, Francesco Macrì – anch’egli aretino – chiedendo un ripensamento delle collaborazioni internazionali.
“Ci sono momenti nella storia”, ha concluso Gabrielli, “in cui stare in silenzio significa scegliere da che parte stare. Nonostante la stanchezza, oggi la resa è un privilegio che non possiamo permetterci”.





