“La nostra azione può consistere nella pressione sui Governi perché facciano qualcosa e non cedano alla potente lobby del complesso militare-industriale. Da soli siamo granelli di sabbia, ma tutti insieme possiamo costituire una massa di sabbia che può inceppare questi ingranaggi di guerra”. È il messaggio di speranza, per quanto flebile, con cui si è conclusa la relazione di Maurizio Simoncelli, tra i fondatori dell’Archivio Disarmo, in occasione del XXXVII convegno de L’Altrapagina, i cui atti sono stati presentati mercoledì a Città di Castello.
L’intervento di Simoncelli è una disamina del funzionamento del business che gravita intorno alla guerra e delle tante bugie che lo alimentano. “Ci viene raccontato che spendevamo troppo poco per gli armamenti e quindi bisogna spendere di più, ma non è vero, finora abbiamo speso e tanto”, argomenta il relatore, spiegando come nel 2024 le spese militari dei Paesi Nato siano state di 1.506 miliardi di dollari, i tre quindi del totale mondiale, comprensivi di 968 miliardi degli Usa e 454 dei Paesi europei aderenti all’Organizzazione. Il tutto a fronte di 318 miliardi spesi dalla Cina e 150 dalla Russia.
“Questi dati ci fanno capire che c’è qualcosa che non torna nella narrazione ufficiale. Si dice che dobbiamo spendere di più, ma i dati ci raccontano un’altra storia”, dice Simoncelli, che passa poi a elencare i dieci Paesi che si dividono quasi completamente il mercato, con gli Stati Uniti a farla largamente da padroni: nel 2024 hanno esportato il 42% del totale, senza contare le armi Usa che i Paesi europei dovranno acquistare con gli 800 miliardi del piano ReArm Europe. Nella graduatoria mondiale dei mercanti di armi l’Italia, che vende a novanta Paesi, è sesta con il 4,3%: dal 1990 al 2005 ha stabilmente esportato per circa un miliardo e mezzo, per poi quadruplicare il dato fino ai 6 miliardi del 2024. Su scala planetaria, gli acquirenti di armi sono concentrati soprattutto in Asia, Oceania e Medio Oriente, e i principali sono India, Arabia Saudita, Qatar, Ucraina, Pakistan, Giappone, Egitto, Australia, Corea del Sud e Cina. “Le armi stanno andando in zone dove c’è la guerra o dove avverrà la guerra prossima futura; la nuova guerra mondiale si sta preparando non tanto in Ucraina e in Europa, ma in Asia”, dice Simoncelli citando l’analisi del generale Fabio Mini.
Dopo aver esaminato poi i dati relativi alla minaccia nucleare – ricordando che l’Italia, pur avendo sottoscritto il trattato di non proliferazione, detiene oltre 30 testate nucleari tattiche statunitensi – e le criticità delle nuove politiche di difesa basate sulla “sicurezza globalizzata”, il relatore è tornato sulle spese per la difesa: nei Paesi Ue dal 2014 al 2024 sono già aumentate del 121,7%, senza contare gli 800 miliardi di ReArm Europe, che incideranno in maniera notevole anche sull’Italia: “Il ministro Giorgetti – cita Simoncelli – ha detto che dobbiamo valutare l’impatto delle spese militari sul bilancio. Come si possono reperire questi fondi? Ci sono tre modi, che i politici non dicono: o aumentiamo le tasse, o riduciamo le spese sociali o aumentiamo il debito pubblico”.
Insomma uno scenario critico: “Il quadro generale è sicuramente preoccupante, la situazione geopolitica è nel caos, l’Onu è vilipesa. Ma nonostante le azioni dei Governi, di destra e di sinistra, la società civile ha fatto tanto”, afferma Simoncelli, ricordando tra l’altro la Legge 185/1990 sul commercio delle armi e successivi provvedimenti su scala mondiale. Ed è quindi di nuovo alla società civile che, di fronte a classi dirigenti dominate dall’apparato militare-industriale, spetta il difficilissimo compito di fermare, o almeno ostacolare, una tendenza bellicista che sembra irreversibile.
Il contributo di Maurizio Simoncelli (La guerra è un affare) arricchisce il bel volume degli atti del XXXVII convegno de L’Altrapagina, “L’incubo della guerra e il cammino della speranza”. Il libro raccoglie anche i lucidissimi testi di Raniero La Valle (I disperati di Gaza), Marco Tarquinio (I sentieri della pace) e Roberto Mancini (Una via di salvezza oltre la società bellica), i messaggi di Moni Ovadia e Nello Scavo, e dedica meritoriamente uno spazio al dirigente palestinese e umbro d’adozione Alì Rashid, scomparso a maggio: ecco allora sia una sua toccante testimonianza dalla Palestina, sia il ricordo (Un attivista colto e gentile) che ne traccia Luciano Neri, definendolo “intellettuale, umanista, uomo, nella sua concezione più alta e nobile”.
Lo stesso Neri ha partecipato assieme a don Achille Rossi e Franco Ciliberti alla presentazione del volume presso la Biblioteca di Città di Castello: nel video una sintesi del suo intervento.





