Dimensionamento scolastico: cresce il pressing su Usr e Ministero, e la Regione convoca un tavolo d’urgenza

Dopo la diffida annunciata dal Comune, partiti e rappresentanti istituzionali denunciano l’incertezza per scuole, famiglie e personale. PD: “Silenzio assordante dalla destra locale”

Si allarga il fronte delle prese di posizione sul dimensionamento scolastico a Città di Castello, dopo l’annuncio del Comune di voler diffidare Ministero dell’Istruzione e Ufficio scolastico regionale per chiedere l’applicazione della sentenza del Tar dell’Umbria. Al centro della vicenda resta l’assetto della rete scolastica tifernate per l’anno 2026/2027, rivoluzionata dal commissario ad acta attraverso disposizioni poi annullate dal Tribunale amministrativo.

Nelle ultime ore è intervenuta anche la Regione Umbria, con l’assessore all’Istruzione Fabio Barcaioli, che ha convocato per domani il Tavolo 112 con i soggetti del mondo della scuola. L’obiettivo, spiega l’assessore, è individuare le iniziative utili a tutelare studenti, famiglie e lavoratori, in una fase segnata dall’incertezza organizzativa a poche settimane dall’avvio del nuovo anno scolastico.

Barcaioli chiede di sospendere l’applicazione del piano oggetto del contenzioso, confermare per il prossimo anno scolastico le 131 dirigenze oggi esistenti e rinviare ogni eventuale intervento all’esito definitivo della vicenda. Per l’assessore regionale sarebbe “una scelta di buon senso, capace di restituire stabilità al sistema”.

Le critiche riguardano in particolare gli atti pubblicati nelle ultime settimane dall’Ufficio scolastico regionale, relativi agli organici Ata e alla mobilità dei dirigenti scolastici. Secondo Comune, comitato dei genitori e diverse forze politiche, quei provvedimenti continuerebbero a fare riferimento ai due istituti comprensivi previsti dal piano annullato, senza ripristinare l’autonomia della scuola secondaria “Alighieri-Pascoli” e delle due direzioni didattiche cittadine.

“Le scuole hanno bisogno di certezze, non di continui cambi di rotta”, afferma Barcaioli, secondo cui il Ministero avrebbe prima imposto un piano non coerente con le scelte condivise da Regione e territori, poi alimentato ulteriore confusione “con un dimensionamento fondato anche su un plesso inesistente”. Il riferimento è alla scuola Dante Alighieri, demolita e non ancora ricostruita, uno degli elementi più richiamati anche nel dibattito cittadino.

La consigliera regionale del Pd Letizia Michelini chiede all’Usr di dare seguito alla decisione dei giudici amministrativi, sottolineando che “un eventuale ricorso, ad oggi soltanto ipotetico, non sospende automaticamente gli effetti della sentenza né autorizza alcuna amministrazione a ignorarne l’esecuzione”. Per Michelini l’incertezza prodotta in questa fase rischia di pesare sull’organizzazione del prossimo anno scolastico e sulle responsabilità dei dirigenti.

Sulla stessa linea la deputata democratica Anna Ascani, vicepresidente della Camera, che accusa il ministro Giuseppe Valditara e l’Usr di non tenere conto della pronuncia del Tar. Ascani richiama anche la situazione della scuola demolita e non ancora ricostruita, sostenendo che il dimensionamento imposto alla città fosse “arbitrario e ingiustificabile” e annunciando che continuerà a portare avanti la battaglia insieme al Comune e alla società civile tifernate.

A livello cittadino il segretario del Pd Michele Ceccagnoli parla di un atto “di una gravità inaudita” e attacca sia il Ministero sia il “silenzio assordante” della destra locale, accusata di non intervenire a difesa della comunità scolastica. Il Pd sostiene la diffida annunciata dalla giunta e ribadisce vicinanza a dirigenti, docenti, personale Ata, famiglie e studenti.

Anche la consigliera comunale di opposizione Emanuela Arcaleni, di Castello Cambia, chiede il rispetto della sentenza del Tar. Arcaleni critica i provvedimenti su personale Ata e dirigenti scolastici e parla di una comunità lasciata “nella preoccupazione e nella totale incertezza”. Nel suo intervento pone anche una questione politica più ampia, chiedendo se il Ministero intenda attendere i termini per un eventuale appello e lasciando così irrisolto il nodo in vista della ripartenza dell’anno scolastico.

Più dura la posizione di AVS Altotevere. Il segretario del circolo, Riccardo Nicosanti, sostiene che Ministero e Usr continuino a comportarsi come se la sentenza non esistesse e chiede le dimissioni del direttore dell’Ufficio scolastico regionale Ernesto Pellecchia, che aveva firmato il provvedimento sul dimensionamento in qualità di commissario ad acta. Per AVS, il nodo non sarebbe una semplice questione amministrativa, ma una scelta politica.

Il Psi di Città di Castello, con il segretario Tommaso Massimilla, sostiene a sua volta l’iniziativa del Comune e chiede chiarimenti sui presupposti giuridici con cui Ministero e Usr starebbero procedendo. Il partito invita però tutte le forze politiche cittadine a ritrovarsi su una posizione comune, definendo la vicenda non una battaglia ideologica, ma una questione che riguarda il futuro della scuola pubblica e della comunità.

Dal movimento Unitixcdc, il coordinatore Marco Mearelli richiama invece il contenuto della sentenza del Tar, sostenendo che il commissario avrebbe ecceduto il proprio mandato rispetto al piano regionale a 130 autonomie, che non avrebbe coinvolto Città di Castello. Nel documento viene inoltre evidenziata la situazione della scuola Dante Alighieri, demolita e non ancora ricostruita, con il rischio che l’assenza di spazi adeguati renda ancora più complessa ogni riorganizzazione.

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