Carnevale di Anghiari: coriandoli e luci aspettando primavera

Dal 1968 una festa che incanta con carri, musica e tradizioni eterne. Le foto storiche e quelle di questa 56ª edizione

Il posticipo al tempo di Quaresima non ha scalfito il successo travolgente della 56ª edizione del Carnevale della Gioventù di Anghiari, che ha riunito la cittadinanza e visitatori da lontano tra colori e ritmi ancestrali.

Oggi, sotto la presidenza di Elena Bartolini, il Carnevale mantiene quel sapore artigianale che lo rende unico. “Il nostro Carnevale rende tutti protagonisti – spiega la presidente –. Non sei spettatore, senti di voler partecipare. Tutti vogliono sfilare e salire sui carri”.

Lo spirito giocoso e positivo attraversa le generazioni: dai carri dei bambini a quelli degli adulti, in un coinvolgimento che unisce famiglie e rioni. “È una tradizione vera – racconta Bartolini – la festa più bella, diceva mio suocero. Lui era colui che guidava il carro del sambudellaio, il primo della fila. Per l’occasione comprò persino il suo primo giacchetto col pellicciotto”.

Anghiari custodisce la propria identità con orgoglio. “Mentre Sansepolcro fioriva, molti anni fa, noi siamo rimasti più indietro, ma questo ci ha permesso di restare noi stessi”. Un paese con le mura, apparentemente chiuso, ma capace di accogliere profondamente: “Gli anghiaresi sono una razza a parte. All’inizio sono restii a far entrare le persone, ma una volta che uno è entrato, non ne esce più”.

Il Carnevale è anche volontariato e passione diffusa. “Tutte le associazioni hanno tanti volontari – sottolinea Bartolini, che è anche presidente del Tombolo di Anghiari –. Siamo a debito continuamente, ma la gente non ci dice mai di no”. I numeri delle presenze? “Impossibile fare una stima parziale”.

Quest’anno il tempo ha aiutato, permettendo di effettuare quattro giri completi, uno in più rispetto ai canonici tre. “La piazza IV novembre era piena, così come piazza Baldaccio, e la gente è andata via soddisfatta. L’omaggio va a tutti coloro che lavorano nell’associazione”.

Un ricordo speciale è per Don Nilo, fondatore, promotore e nume tutelare dietro il Carnevale. “La gente deve voler continuare a vivere – diceva – e chiamò il Carnevale ‘della Gioventù’ proprio per aiutare i ragazzi”. Non tutti i sacerdoti condivisero la scelta, anche perché la festa cade la prima domenica di Quaresima, ma la sua intuizione si è rivelata vincente. “Quest’anno sono tornati carri che mancavano da tempo: il Carnevale è cresciuto, e il prossimo anno sarà ancora più fornito. Noi crediamo nella tradizione dei carri e vogliamo portarla avanti”. A chiusura dell’edizione, sarà organizzata la cena del ringraziamento: “Ci saranno tutti coloro che ci hanno aiutato e sostenuto”, afferma Bartolini.

Il percorso è iniziato al parcheggio del campo della fiera, passando da corso Matteotti, per poi imboccare via Mazzini e risalire dunque attraverso via Nova fino al viale che conduce in Piazza IV Novembre e infine, tramite le logge della Galleria Girolamo Magi, fino al Piazza Baldaccio.

I rioni – dal centro storico alle periferie – competono per il carro più originale, tra papier-mâché, luci e satira leggera. Ospite speciale, il Gruppo Bandistico Majorettes di Lama ha portato ritmo e vitalità, marciando insieme alla band sulle note di Oye Como Va di Tito Puente. La giornata si è conclusa con il suggestivo “Illuminiamo il Carnevale”: al termine della sfilata, tutti i partecipanti hanno acceso collettivamente palloncini luminosi, creando un colpo d’occhio magico nel cielo serale di Anghiari – un arcobaleno di luci che ha lasciato tutti a bocca aperta. Per i golosi, non sono mancati i classici dolci di Carnevale, ma il vero protagonista è stato lo stand gastronomico del brustichino con salsicce.

Lo spettacolo in teatro per il centenario di Franco Basaglia

Non solo balli e canti ma anche storia e cultura: in concomitanza con la festa del carnevale si è svolta in teatro la proiezione di E tu slegalo, documentario di Michele Sciarra dedicato alla figura di Franco Basaglia, medico psichiatra che per primo si fece promotore della chiusura dei manicomi e autore della legge che porta il suo nome. L’evento in teatro è stato Organizzato da Andrea Merendelli in collaborazione con l’Associazione Centro Franco Basaglia di Arezzo.

A cento anni della nascita di Franco Basaglia, gli allievi diretti e le generazioni immediatamente successive ci raccontano le idee con cui lo psichiatra elaborò le rivoluzionarie teorie sulla salute mentale. Ponendo al centro della cura la persona e il suo disagio, Basaglia riuscì a demolire le istituzioni manicomiali, eliminando pratiche come la contenzione fisica e l’elettroshock.

La storia del Carnevale

Dal 1968 la festa scalda i cuori di grandi e piccoli con maschere, rumori e sapori caratteristici. Mario Del Pia, voce storica del paese e firma del periodico L’Oratorio di Anghiari, ricorda come Don Nilo e un gruppo di appassionati diedero vita a questa tradizione moderna, radicata in usanze antiche: “Era il febbraio del ’68, un anno di grandi cambiamenti in giro per il mondo, ma qui ad Anghiari non sentivamo troppo quell’atmosfera calda – racconta Del Pia –. Don Nilo, parroco pieno di idee, voleva portare nuove iniziative, qualcosa per i giovani. Qualcosina si faceva già all’oratorio, ma decidemmo di lanciare il Carnevale per recuperare le tradizioni interrotte con la guerra”.

La prima edizione fu un’esplosione di vitalità. Giovedì Grasso, giorno clou, compariva il mitico Sambudellaio: “Era uno Zanchi che vendeva acciughe – spiega Del Pia –. Un giorno si vestiva di tutto punto con il frac, una collana di sambudelli al collo, e uno a uno li appendeva all’amo di una lunga canna da pesca. I ragazzi dovevano afferrarlo a morsi, ridendo e inseguendolo sul suo calessino”.

Don Nilo ci credeva fermamente: “Le persone passavano con chiasso, coperchi di pentole e raganelle, creando la Coccèta d’Anghièri, quel baccano liberatorio che annunciava il giovedì grasso”.

Il Carnevale, così come la sua stessa etimologia suggerisce, è una tradizione antichissima che affonda le sue origini nei tempi dei romani. Del Pia sottolinea il recupero di riti secolari: “Quell’anno fu importante: una volta si festeggiava nella chiesa della Croce, e il ‘Ciccicocco’ era sentito da tutti. I ragazzi lo cercavano nelle campagne”.

La tradizione voleva che giovani e bambini bussassero alle porte delle case recitando filastrocche e cantando canzoni, ricevendo in cambio cibo e dolci, un po’ come ad Halloween. Si innesta tutto sul martedì di Carnevale, con balli al teatro: “Quella era la festa per la parte ‘bene’ di Anghiari – ricorda Del Pia –. Nei palchi si faceva merenda anche a mezzanotte, tra risate e vin brulé”.

Le sfilate divennero presto il cuore pulsante. Pietro Pernici e Bruno Leonardi, artefici anche della “scampanata”, preparavano l’Arco della Vita, installazioni allegoriche che incantavano i vicoli. “Bruno Leonardi un anno fece la figura del Ciabatta – ride Del Pia – un personaggio buffo che girava con scarpe enormi, simbolo del lavoro contadino”.

Ogni rione si sfidava con carri imponenti, alcuni di essi passati alla storia: dal “Campano” al “Mulino Olandese”, dalle “Case Verdi” alla “Carica dei 101” realizzato dalla Motina. Anche le frazioni partecipavano con entusiasmo, riciclando materiali o inventando da zero: è sempre stata una festa corale, senza barriere.

Elena Bartolini racconta un episodio che collega il carnevale di ieri all’oggi: “Al termine della festa sono rimasta insieme a dei ragazzi di 16 anni che si stanno appassionando, e durante la sfilata insieme a me c’erano bambine di 11 e 7 anni che ballavano sul carro. Il carnevale è ancora della gioventù, e vedere tutti questi ragazzi ridere e divertirsi mi ha commossa e mi fa pensare che in futuro sarà ancora meglio”.

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