Chiusure, sospensioni e incertezze: il settore dei locali chiede risposte

La gestione della movida e dei locali con intrattenimento torna al centro del dibattito umbro. Dopo i provvedimenti restrittivi che dall’inizio del 2026 hanno interessato diverse attività tra Perugia e altri comuni della regione, comprese realtà del territorio altotiberino, la Federazione Italiana Lounge Bar chiede l’apertura di un confronto tecnico e istituzionale per individuare soluzioni condivise.

Il tema non riguarda soltanto il divertimento notturno. In gioco ci sono la sicurezza, il riposo dei residenti, il decoro urbano, l’impatto acustico, ma anche la tenuta economica di attività che impiegano personale, sostengono costi fissi e contribuiscono alla vita serale dei centri urbani. Il punto sollevato dalla Federazione è proprio questo: tenere insieme esigenze diverse, evitando che l’unica risposta sia la sospensione o la chiusura delle attività.

Il tema era già emerso lo scorso 20 maggio, nel corso di una conferenza stampa dedicata alle difficoltà del settore dell’intrattenimento serale in Umbria. In quella sede era stato evidenziato come, negli ultimi mesi, oltre venti locali tra bar, discopub e attività notturne avrebbero chiuso o sospeso la propria attività nella regione. Un dato che, secondo gli operatori del settore, descrive una difficoltà non limitata al capoluogo, ma estesa anche ad altri territori.

La proposta avanzata ora dalla FILB punta alla costruzione di una rete di supporto tecnico per affiancare i gestori e dialogare con le amministrazioni pubbliche. Tecnici, avvocati, commercialisti ed esperti della materia dovrebbero contribuire a individuare strumenti più chiari per affrontare le questioni legate ad autorizzazioni, sicurezza, impatto acustico e prevenzione incendi.

Nel documento diffuso dalla Federazione si parla di un progetto di fattibilità “innovativo e di rapida soluzione” per mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, associazioni, residenti, gestori dei locali e avventori. L’obiettivo dichiarato è restituire ai residenti un equilibrio tra sicurezza, riposo e decoro, garantendo allo stesso tempo funzionalità e fruibilità degli spazi di aggregazione e dei locali di pubblico esercizio con intrattenimento.

La FILB riconosce che le istanze dei residenti sono legittime e meritano attenzione, soprattutto per quanto riguarda rumore, sicurezza e vivibilità del centro storico. Allo stesso tempo, però, contesta un’impostazione ritenuta troppo repressiva, sostenendo che le chiusure preventive e l’incertezza interpretativa delle norme stiano creando difficoltà economiche rilevanti per i gestori e per i dipendenti.

Nel documento si sottolinea come molte attività, pur continuando a sostenere spese, tasse e contributi, si trovino di fatto impossibilitate a lavorare per lunghi periodi. Una condizione che, secondo la Federazione, rischia di portare alcune imprese alla chiusura definitiva, con ricadute anche sulle famiglie dei lavoratori e sull’indotto legato alla vita notturna.

Tra i temi posti dalla FILB c’è anche la necessità di distinguere in modo più preciso le diverse tipologie di attività. In particolare, viene richiamata l’ipotesi di una categoria normativa per i “pubblici esercizi con intrattenimento leggero”, cioè quelle realtà che durante il giorno svolgono normale servizio di bar e nelle ore serali propongono momenti di intrattenimento, con obblighi e prescrizioni proporzionati al reale livello di rischio, affluenza e impatto.

Il nodo, in questo senso, riguarda anche la semplificazione dei procedimenti burocratici e autorizzativi. Secondo la Federazione, l’applicazione delle norme in materia di sicurezza nei luoghi pubblici, impatto acustico e prevenzione incendi può assumere forme diverse a seconda dei contesti e delle interpretazioni degli uffici competenti. Una situazione che alimenta incertezza tra imprenditori, tecnici e amministrazioni.

Alla conferenza stampa del 20 maggio erano intervenuti Ambrogio Fichera, consulente ed esperto in legislazione amministrativa ed ex dirigente, Giovanni Zangarelli, imprenditore di Città di Castello e presidente della Federazione Italiana Lounge Bar, ed Elisa Modarelli, dottoressa in Economia. In quella occasione era stato richiamato il rischio di una progressiva desertificazione dei locali, insieme alla necessità di aprire un confronto tra imprenditori e amministrazioni per garantire sicurezza, diritto al riposo, divertimento e socialità.

Zangarelli aveva inoltre posto l’accento sulle difficoltà economiche legate alle sospensioni, ai dipendenti senza lavoro e ai costi che le aziende continuano a sostenere anche quando l’attività è ferma. Una questione che, secondo la FILB, diventa ancora più urgente con l’arrivo dell’estate, periodo in cui eventi, musica, socialità e frequentazione degli spazi pubblici aumentano in modo significativo.

Il tema, per la sua natura, non può essere ridotto a uno scontro tra residenti e gestori. La convivenza tra locali, abitanti, giovani, famiglie e spazi urbani richiede regole comprensibili, controlli efficaci e strumenti proporzionati. Per questo la richiesta della Federazione è quella di arrivare a un tavolo con amministrazioni comunali, autorità, residenti e operatori del settore, in modo da costruire risposte condivise prima che nuove sospensioni o chiusure aggravino ulteriormente la situazione.

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